Haliburton e la solitudine della lunga riabilitazione: “Percorso duro, ma tornerò grande”

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In un'intervista a The Athletic, il playmaker di Indiana, infortunatosi durante gara7 delle Finals, racconta le sue difficoltà e la sua esperienza dopo la rottura del tendine d'Achille

Giulia Arturi

Giornalista

15 gennaio - 14:25 - MILANO

Non c'è mai il momento giusto per farsi male, al massimo c'è quello più sbagliato possibile. Tyrese Haliburton si è rotto il tendine d'Achille durante gara7 delle ultime Finals Nba con i suoi Pacers contro Okc, poi persa. Chissà come sarebbe andata. "Penso all'infortunio ogni volta che sbatto le palpebre", ha raccontato il playmaker in una lunga intervista a The Athletic. "Non so se smetterò mai di pensarci, ma devi capire che a un certo punto devi andare avanti". 

solitudine

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Poi arriva la solitudine. Un infortunio, soprattutto uno grave come quello di Haliburton, stravolge completamente gli schemi di un atleta. Prima sei in gruppo, ti alleni con i compagni, vivi la passione dello sport che ami, l'adrenalina, la competizione. Tutto questo scompare di colpo. "Dopo un po’ tutto è diventato triste, perché volevo solo fare quello che faccio normalmente e non potevo", ha spiegato a The Athletic. "Non dico di essere bloccato in Indiana, ma ero qui a fare riabilitazione, in palestra da solo, senza nessun altro dentro". La rieducazione, soprattutto all'inizio, è lunga, ripetitiva, solitaria, i progressi ci sono ma non è come alzare la mano e fare canestro, non sempre sono lineari, anzi spesso sono lenti. È una fatica fisica, ma anche emotiva. E, soprattutto per la rottura del tendine d'Achille, c'è la certezza che sarà lunga (anche un anno), ma non la garanzia di riuscire a tornare lì, a quel livello, a giocarti le Finals, nel caso di Haliburton. Quindi restano dedizione, fiducia, impegno. "Devo solo capire che ci sono state tante persone che hanno perso le Finals  e hanno dovuto lavorare per tornarci. E a volte non ci torni. È così che va. Capisco quanto dovrò lavorare duramente per tornarci, e lo metto in conto. È stata dura: ci sono stati tanti giorni buoni e tanti giorni cattivi, e ho fatto un po’ fatica a gestirla".

tornare grandi

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Kevin Durant ha la sua stessa storia, ed è tornato, forte. Haliburton racconta di averlo sentito spesso, così come altri atleti che avevano vissuto il suo stesso infortunio: capiscono l'ansia, la fatica. Poi, per forza di cose, si apre uno spazio, che Haliburton a imparato a riempire in questi mesi: ha fatto il commentatore in tv per la Nba, il content creator, il dj, il videomaker, ha collaborato di più con la Puma, il suo sponsor. Ora è tornato in palestra con i compagni, anche se a fare il suo lavoro differenziato e la fisioterapia: "Ci sono giorni in cui il tempo sembra volare, giorni in cui non passa mai, ma sono contento dei miei progressi, lo è anche l'organizzazione. Ho preso di petto questo percorso. Credo che in Nba serva una sicurezza incrollabile per fare qualcosa di grande: io voglio esserlo e so cosa serve per arrivarci, non ci penso due volte".

stagione

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La stagione dei Pacers è deludente (9 vinte, 32 perse), ma Haliburton ha ripreso il suo ruolo da leader, in mezzo alla sua gente. L'appoggio di amici, famiglia, staff medico è il punto di partenza e una grande lezione: "Quello che ho imparato negli ultimi 12 mesi, forse anche qualcosa in più, è it takes a village (non si può far da soli) nella vita e che va bene non stare bene. Sono entusiasta del percorso che servirà per tornare in alto, e credo che questo renderà tutto ancora più bello. È questo a cui penso più di ogni altra cosa".

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