Giuli attende le carte dalla Biennale, Fdi spinge per un ripensamento

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Al Ministero della Cultura si attendono nelle prossime ore, probabilmente entro la giornata di lunedì, i documenti chiesti alla Biennale d'arte di Venezia, per valutare la compatibilità della presenza russa all'esposizione in programma dal prossimo maggio. Il ministro Alessandro Giuli ha intenzione di andare a fondo e ha chiesto alla Fondazione di rispondere con la massima urgenza, con l'obiettivo di verificare se non siano state violate le restrizioni internazionali dovute al conflitto in Ucraina. Al vaglio i verbali del cda e la corrispondenza con Mosca per controllare sia le modalità di allestimento, che la gestione del Padiglione. Da lì poi il ministro deciderà quali iniziative intraprendere, perché da un lato c'è l'autonomia dell'istituzione, rivendicata recentemente anche dal presidente Pietrangelo Buttafuoco, dall'altra la difesa dell'interesse nazionale che, secondo la linea tracciata da Fratelli d'Italia, sarebbe in questo caso prevalente. Solo come extrema ratio, se gli incartamenti dovessero lasciare ancora zone d'ombra, si potrebbe optare per l'invio degli ispettori ministeriali.

La questione, prima che di natura tecnica, è politica e sta creando divisioni all'interno della maggioranza, sulla scia del dibattito più generale sui rapporti con Mosca. Ieri il leader della Lega Matteo Salvini ha criticato le mosse di Giuli, sostenendo che cultura e sport dovrebbero essere immuni alle conseguenze della guerra, in contrapposizione agli alleati di governo. "La decisione della Biennale è andata oltre l'ambito di autonomia sulle scelte culturali, che ovviamente rispettiamo - dice oggi all'ANSA il presidente della Commissione Cultura della Camera ed esponente di Fdi, Federico Mollicone -. Riteniamo che si sia sottovalutato l'effetto internazionale e geopolitico che puntualmente si è presentato, nonostante l'avvertimento del ministro Giuli che, fin dall'inizio, è stato tenuto all'oscuro dalla governance della Biennale". Mollicone insiste sulla richiesta di dimissioni della rappresentante del Mic nel cda dell'istituzione veneziana, Tamara Gregoretti, che non intende fare marcia indietro.

"Sa bene di dover rappresentare le linee di indirizzo del Ministero - avverte il deputato -. Penso che lavoreremo anche a risolvere questa incongruenza perché l'autonomia è relativa ai contenuti artistici, ma quando i contenuti culturali vanno a mettere in discussione l'interesse nazionale, allora prevale quest'ultimo". Mollicone auspica che "ci possa ripensamento, motu proprio, della governance della Biennale" e, all'opposizione che chiede a Giuli e Buttafuoco di riferire in Aula, replica: "Spetta al ministro decidere quando ha tutti gli elementi per farlo". La Biennale, che trasmetterà a breve le carte al ministero, ha sempre ricordato in questi giorni che "sono i Paesi riconosciuti dalla Repubblica Italiana che chiedono autonomamente di partecipare alle mostre, con semplice comunicazione, qualora il Paese sia proprietario di un Padiglione ai Giardini, come nel caso della Russia". Mosca lo ha fatto e "la Biennale non impedisce a nessun Paese di partecipare a tali mostre". All'interno del padiglione della Russia, nei giorni di apertura dal 9 maggio al 22 novembre, non ci sarà in realtà nessuno. Come spiegato dal Rappresentante speciale del Presidente russo per la cooperazione culturale internazionale, Mikhail Shvydkoj, in un'intervista a Kommersant, sarà proiettata all'interno ininterrottamente la video installazione della performance degli artisti che si esibiranno a Venezia solo dal 4 all'8 maggio, a cavallo dei giorni della preapertura dell'esibizione, fra il 6 e l'8, riservata ad esperti e giornalisti. Sono stati invitati a partecipare all'esibizione "L'albero è radicato in cielo", decine di giovani artisti, non solo dalla Russia, ma anche da Africa e Sud America.

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