L'ex coach del talento di Las Vegas si aggiunge ai tanti che paragonano il numero 2 del mondo ai due campioni
Luigi Ansaloni
17 marzo - 14:53 - MILANO
"Se metti Novak Djokovic e Andre Agassi in un frullatore, ottieni Jannik Sinner". Parola di Brad Gilbert, uno che il fenomenale Kid di Las Vegas lo ha allenato per 8 anni, portandolo a numero uno del mondo, e che certamente conosce benissimo anche il serbo. Un’opinione non nuova, a dire il vero, ma che ha aperto il dibattito sulle caratteristiche di gioco del numero due del mondo.
Il perfetto mix
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Patrick McEnroe, ex tennista statunitense e fratello di John, si era già lanciato in un considerazione del tutto simile. Secondo lui, infatti, Jannik Sinner è una "combinazione di Andre Agassi e Novak Djokovic". Qualche settimana prima anche Boris Becker aveva sottolineato la somiglianza, riconoscendo a Sinner un'evoluzione nel gioco rispetto a Djokovic: "Jannik è un Nole 2.0", aveva detto a al podcast di Andrea Petkovic. La suggestione di Brad Gilbert e di altri grandi ex è molto meno eretica di quanto si pensi. Non è una novità che Sinner sia una sorta di "tennista 2.0", un’evoluzione della specie che più passano le decadi e più è spinta ad alti livelli. Non vuol dire che l’italiano sia, ad oggi, meglio di Agassi e di Djokovic (ancora troppo giovane per poter fare simili paragoni, certamente col serbo), ma di sicuro Sinner, col tempo, è riuscito ad assorbire molti aspetti sia dell’uno sia dell’altro, anche grazie a guide tecniche che hanno scelto, per la crescita dell'altoatesino, straordinari termini di paragone in base alle doti naturali del 4 volte campione slam.
L’anticipo di Agassi
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Jannik ricorda Agassi ad esempio per il suo naturale senso dell’anticipo, dote innata che non si insegna e non si può imparare: è così e basta. Quella capacità che aveva il Kid di Las Vegas di colpire quell’impercettibile attimo prima la palla rispetto agli altri, che gli consentiva di rispondere in maniera straordinaria e forse unica nella storia, eredità forse del "Drago sparapalle" che usava da bimbo, creazione del padre e ampiamente pubblicata nel libro "Open". Sinner tra l’altro ha anche lo stesso allenatore di Agassi, Darren Cahill, che è stato accanto a loro in momenti diversi, visto che l’australiano fu l’ultimo coach del fuoriclasse americano (dal 2002 al 2006, anno del ritiro), mentre nel caso dell’azzurro sta proprio seguendo la sua crescita. Sarà poi suggestione, ma l’attuale n.2 del mondo ha, anche grazie ai suggerimenti di Cahill, iniziato a fare sempre meglio delle cose che faceva benissimo Agassi, come ad esempio il lungolinea di rovescio, marchio di fabbrica dello statunitense.
La ferocia di Nole
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Su Djokovic esempio come gioco e in campo di Sinner si potrebbe poi scrivere un trattato. L’evoluzione dell’altoatesino ricorda moltissimo quella di Nole. Tutti e due hanno in comune una ferocia agonistica che non solo li rende degli eccezionali combattenti durante le partite, ma anche nella voglia di migliorare, di evolversi, di capire i punti deboli e di conseguenza eliminarli. Entrambi hanno quasi sempre un controllo pressoché totale del match, soprattutto psicologicamente nei confronti dell’avversario. Non parliamo del Nole 39enne e ormai a fine carriera, ma quello di quello nel prime, capace di vincere 24 slam e di essere numero 1 al mondo per 428 settimane. Sinner, come Djokovic prima, non mostra quasi mai crepe nel suo gioco, solido e decisio, praticamente invulnerabile. Il serbo era più "un muro" che non sbagliava mai e attaccava al momento giusto, Sinner a questo aggiunge anche una naturale potenza nei colpi devastante. Lo stile di Jannik ricorda molto Nole, così come la freddezza del fuoriclasse balcanico nei momenti che contano per davvero. Anche questa dote naturale che soltanto i campioni hanno, e senza dubbio Sinner, come i suoi sopracitati due predecessori, lo è.







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