Fughe radioattive da un sottomarino sovietico affondato nel Mare di Norvegia

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Il relitto del sottomarino nucleare sovietico K-278 Komsomolets, affondato nel Mare di Norvegia nel 1989 dopo un incendio a bordo, continua a rilasciare materiale radioattivo: da 30 anni il reattore nucleare si sta degradando e produce fuoriuscite intermittenti, con pennacchi radioattivi visibili vicino al relitto, situato a circa 1.680 metri di profondità. La contaminazione ambientale sembra contenuta, ma serve un monitoraggio continuo visti i processi di corrosione in atto. A lanciare l'allerta è uno studio dell'Autorità norvegese per la sicurezza radiologica e nucleare del Fram Centre. I risultati sono pubblicati sulla rivista dell'Accademia americana delle scienze, Pnas.

"Le perdite dal reattore si sono verificate per oltre 30 anni", scrivono i ricercatori, ma "vi sono poche prove di un accumulo di radionuclidi nell'ambiente circostante il sottomarino, poiché i radionuclidi rilasciati sembrano essere rapidamente diluiti nell'acqua di mare circostante".

Il monitoraggio del relitto dagli anni '90 ha indicato perdite radioattive intermittenti. Le prime indagini hanno mostrato che il sottomarino era gravemente danneggiato, lo scafo era crepato e l'acqua di mare era a contatto con i siluri nucleari. Nel 1994 sono stati intrapresi importanti lavori per sigillare il compartimento dei siluri danneggiato e da allora non ci sono prove di perdite di plutonio a uso militare. Tuttavia, le indagini annuali condotte dal governo norvegese hanno rivelato la presenza di isotopi radioattivi di cesio nelle acque intorno al sottomarino.

Nel 2019, gli scienziati hanno intrapreso un'importante indagine con un veicolo sottomarino a controllo remoto. Il team ha scoperto che la perdita non è costante, ma si verifica a intermittenza da punti specifici lungo lo scafo, tra cui un condotto di ventilazione e l'area intorno al compartimento del reattore. In prossimità del relitto, i livelli di stronzio e cesio sono risultati essere rispettivamente 400.000 e 800.000 volte superiori ai livelli tipici nel Mare di Norvegia. I livelli di uranio e plutonio indicano inoltre che il combustibile nucleare nel reattore si sta corrodendo. Tuttavia, a pochi metri dal sottomarino, la contaminazione radioattiva diminuisce drasticamente, suggerendo che gli isotopi si stanno dissipando rapidamente. Inoltre, campioni di spugne, coralli e anemoni che vivono e crescono sul relitto mostrano livelli leggermente elevati di cesio radioattivo, ma nessun segno evidente di deformità o altri danni. Nel frattempo, i lavori di sigillatura del compartimento siluri sono rimasti intatti.

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