Dall’arrivo di Maldini e Leonardo alle scelte definitive di Malagò. Ecco che cosa è successo in questa commedia dell’arte degna della penna di Goldoni
È stata una tragedia all’italiana buona per la penna di Goldoni, se non fosse che Goldoni è vissuto nel Settecento, e nel Settecento al massimo si giocava il calcio storico fiorentino. La scelta del c.t. dell’Italia è vissuta in 18 giorni di trame, strategie, decisioni prese e ricusate. Moraletta finale: non ne esce bene quasi nessuno, il calcio italiano peggio di tutti. Proviamo a riavvolgere il nastro e a rivivere tutto, dividendo gli eventi in tre atti, come nella commedia dell’arte.
L’introduzione
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In cui si presentano i personaggi. L’11 luglio la Figc comunica di aver nominato Paolo Maldini direttore tecnico. Con lui c’è Leonardo, che sarà advisor. Il presidente federale Giovanni Malagò comincia soddisfatto: "Maldini è stato da sempre il mio obiettivo". Tempo qualche ora e si capisce che il trio, per il ruolo da commissario tecnico, ha un’idea ambiziosa. Non Conte e Mancini, i favoriti di sempre, ma Pep Guardiola. Un sogno. I giornali del 13 luglio parlano anche di un candidato alternativo: Andrea Pirlo. Ne risentiremo parlare. A margine: in quei giorni si fa largo anche l’idea di riportare Gigi Buffon in Federazione. Via, si comincia. Il 14 luglio Malagò, Maldini e Leonardo hanno il loro primo incontro ufficiale, in cui Pirlo emerge come nome forte.
L’intreccio
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In cui succede di tutto e anche di più. Il 17 luglio Guardiola in un’intervista lascia un indizio grande come la Sagrada Familia: "Non sento il desiderio di restare in panchina, voglio scoprire che cosa c’è senza pallone". Maldini e Leonardo però nel weekend prendono un volo per Barcellona e gli parlano a lungo. Provano a convincerlo ma va come va, cioè male. Pep apre ma poi fa capire di non essere convinto e va detto, era una missione complessa: convincere un allenatore desiderato da tutti, a qualunque stipendio, che Coverciano è una New York con più verde. Malagò il 21 luglio lascia una frase nell’aria: "Si sono fatte eccezioni che possono riguardare Guardiola". Insomma, fa sperare.
Lo scioglimento
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In cui si capisce come va a finire. Giovedì scorso, Malagò, Maldini e Leonardo sono in Lega e parlano ai giornalisti. Due frasi colpiscono. Leonardo: "Cerchiamo un tecnico che ragioni come noi". Maldini: "Abbiamo contattato anche Ancelotti. L’ideale sarebbe avere il c.t. entro domenica". Si capisce definitivamente che, se non Guardiola, il loro obiettivo è Pirlo. In due giorni, ecco la svolta. Guardiola venerdì dice no e come lui anche Buffon passa oltre. Quando Pirlo sembra sul ponte di comando, scoppia il caso Fonbet, sito di scommesse russo di cui è testimonial. I suoi legali provano a frenare ma il caso diventa politico. La Lega continua a votare Antonio – Conte, ovviamente – e Malagò decide che il matrimonio con Pirlo non s’ha da fare. Andrea su Instagram prova a spiegare: "La collaborazione con Fonbet è solo commerciale e sportiva". Domenica sera, però, riceve una chiamata – da Maldini, probabilmente – che gli annuncia il naufragio della candidatura. Appena sveglio, comunica tutto al mondo: "Ho appreso di non essere più il candidato". Che cosa è successo? È successo che Malagò ha deciso in prima persona. Siamo a lunedì e a ieri mattina. Maldini e Leonardo lasciano e Malagò punta dritto su Ranieri e soprattutto su Mancini, che in questa storia è quasi sempre rimasto calmo, in silenzio, ottimista. Diceva Sun Tzu: "Chi sa quando combattere e quando non combattere vincerà".









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