Correre è uno dei modi più semplici ed economici per mantenersi in forma, ma per chi ha appena avuto un figlio le cose si complicano: incastrare le uscite di corsa con i ritmi di un neonato richiede doti da acrobata. Per questo motivo molti neo-genitori si affidano ai cosiddetti "passeggini da corsa" (i jogging stroller). Ma spingere un passeggino mentre si macchinano chilometri altera la postura e la camminata: non rischia mica di rovinarci le articolazioni e farci finire dritti dal fisioterapista?
A fare chiarezza (anche se non completamente, come vedremo...) ha pensato uno studio scientifico intitolato "Injury risk and running habits in parents: Does stroller use make a difference?", firmato da Houn G. Kim, Andrew Friesen e Allison R. Altman-Singles e pubblicato di recente sulla rivista scientifica PLOS ONE.
I ricercatori hanno analizzato 255 genitori runner: 200 che correvano abitualmente con un passeggino e 55 che correvano senza.
I risultati sono rassicuranti, anche se vanno interpretati con una cautela importante: si tratta di uno studio osservazionale basato su dati auto-riferiti. Può quindi mostrare un'associazione tra uso del passeggino e frequenza degli infortuni, ma non dimostrare che sia proprio il passeggino a causare un'eventuale riduzione del rischio.
Nel campione, un tasso di infortuni inferiore del 55%
Contrariamente a quanto si potrebbe immaginare – considerando che correre con un passeggino modifica diversi aspetti della biomeccanica – chi lo utilizzava non ha riportato più infortuni. Anzi, nel campione studiato ne ha riportati meno.
Il 30% dei genitori del gruppo senza passeggino ha riferito almeno un infortunio da sovraccarico nei primi tre anni di vita del bambino, contro il 19% di chi correva con il passeggino.
Rapportando gli infortuni alla distanza percorsa, la differenza diventa ancora più evidente: il gruppo senza passeggino ha registrato 0,42 infortuni ogni 1.000 miglia corse, mentre quello con passeggino si è fermato a 0,19 ogni 1.000 miglia. Nel campione analizzato, quindi, il tasso osservato era inferiore di circa il 55%.
Anche gli infortuni multipli risultavano più frequenti tra chi correva senza passeggino.
Attenzione, però: questi numeri non significano che spingere un passeggino "dimezzi il rischio" di farsi male. Lo studio rileva una correlazione, non un rapporto di causa-effetto, e non può escludere che altre differenze tra i due gruppi abbiano contribuito al risultato.
Come si potrebbe spiegare questa differenza?
Gli autori avanzano alcune possibili spiegazioni biomeccaniche.
Correre con un passeggino modifica infatti il modo in cui il corpo gestisce lo sforzo. Appoggiarsi al manubrio può trasferire parte delle forze alle ruote, riducendo alcuni carichi verticali sopportati dagli arti inferiori.
Ricerche biomeccaniche precedenti hanno effettivamente osservato una riduzione di alcuni parametri legati al carico verticale durante la corsa con passeggino.
Il quadro, però, è più complesso di un semplice "il passeggino protegge le ginocchia". Gli stessi studi biomeccanici hanno rilevato anche un aumento di alcuni carichi torsionali. In altre parole, il passeggino sembra modificare la distribuzione delle forze più che eliminarle.
È quindi possibile che determinate caratteristiche della corsa con passeggino contribuiscano alla minore frequenza di infortuni osservata nello studio, ma per dimostrarlo serviranno ulteriori ricerche.
Quel passeggino che sembra uno scoglio da spingere in salita, insomma, non pare essere il nemico delle articolazioni che qualcuno potrebbe immaginare. Ma definirlo uno "scudo per le ginocchia" sarebbe andare oltre ciò che i dati consentono di affermare.
Quando e quanto corrono i genitori runner?
Lo studio mostra che il chilometraggio settimanale varia notevolmente a seconda dell'età del bambino.
Nei primi 0-6 mesi di vita del piccolo, le distanze percorse sono ai minimi per entrambi i gruppi. Tra i 6 e i 12 mesi, invece, chi utilizzava il passeggino correva il 34% di miglia in più rispetto a chi non lo usava.
Non è sorprendente che l'utilizzo aumenti con la crescita del bambino. Per correre in sicurezza con un jogging stroller, infatti, il piccolo deve avere un adeguato controllo di testa, collo e tronco.
I sei mesi vengono spesso indicati come una soglia minima, ma non rappresentano un via libera universale: l'età appropriata dipende dallo sviluppo del bambino e dalle indicazioni del produttore del singolo passeggino. Alcuni modelli, per esempio, prevedono espressamente di attendere fino ai 12 mesi prima di utilizzarli per il jogging vero e proprio. In caso di dubbi è opportuno attenersi alle istruzioni del produttore e confrontarsi con il pediatra.
Lo studio mostra inoltre che l'impiego del passeggino da corsa tende ad aumentare dopo i primi mesi di vita, per poi diminuire progressivamente man mano che i bambini crescono.
Fascite plantare: il nemico pubblico numero uno
Analizzando la tipologia degli infortuni, emerge un'altra curiosità: uno dei problemi più frequenti è la fascite plantare.
Questa ha rappresentato il 15% degli infortuni riportati nel gruppo che correva con il passeggino e il 16% di quelli del gruppo senza passeggino. La somiglianza delle percentuali suggerisce che il problema non sia specificamente legato all'utilizzo del jogging stroller.
La fascite plantare, insomma, non sembra fare grandi distinzioni: che stiate spingendo un passeggino da corsa di ultima generazione o correndo a mani libere, il piede può comunque presentare il conto.
Secondo gli autori, la frequenza di questo disturbo potrebbe essere collegata anche ai cambiamenti fisiologici associati alla gravidanza e al periodo post-partum. La maggioranza dei partecipanti allo studio era infatti costituita da donne: circa il 90% nel gruppo passeggino e il 73% nel gruppo di controllo.
I cambiamenti ormonali e fisici che accompagnano gravidanza e post-partum possono influenzare le caratteristiche dei tessuti connettivi e, insieme alle variazioni spesso irregolari dei carichi di allenamento tipiche dei primi anni da genitori, potrebbero contribuire alla vulnerabilità della fascia plantare.
Anche in questo caso, però, si tratta di una possibile spiegazione proposta dagli studiosi e non di un rapporto causale dimostrato dalla ricerca.
Il passeggino da corsa supera il test, con qualche cautela
Lo studio presenta diversi limiti, riconosciuti dagli stessi autori: il campione è relativamente piccolo e fortemente sbilanciato verso le donne, il gruppo senza passeggino è molto più ridotto e le informazioni su chilometraggio e infortuni sono state raccolte attraverso dati auto-riferiti.
Inoltre, essendo uno studio osservazionale, non è possibile stabilire se sia il passeggino a determinare la minore frequenza di infortuni o se entrino in gioco altri fattori. Per esempio, potrebbero esistere differenze nelle abitudini di allenamento, nell'esperienza dei runner o in altre caratteristiche non misurate dallo studio.
La conclusione che possiamo trarre è quindi più circoscritta, ma comunque rassicurante: nel campione analizzato, correre con un passeggino non era associato a un aumento degli infortuni da sovraccarico e, al contrario, il tasso osservato era inferiore del 55% rispetto a quello dei genitori che correvano senza passeggino.
Per i neo-genitori che vogliono continuare a correre, dunque, i risultati suggeriscono che il jogging stroller possa rappresentare una modalità di esercizio generalmente sicura e accessibile. Niente "via libera" automatico, però: prima di partire bisogna verificare che il bambino abbia raggiunto lo sviluppo necessario e, soprattutto, rispettare l'età minima e le indicazioni di sicurezza previste dal produttore del passeggino.










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