Da una settimana l'Etna non dà tregua. Il vulcano siciliano, il più alto e attivo d'Europa, è entrato in una fase eruttiva complessa che ha aperto quattro nuove bocche laviche.
I cieli si sono riempiti di cenere fino a raggiungere Malta e la Libia, mettendo in ginocchio l'aeroporto di Catania con centinaia di voli cancellati o dirottati. Si tratta di un episodio definito intenso dagli esperti, ma non anomalo per un vulcano che da sempre convive con l'uomo.
Quattro bocche attive e una serie di nuove fratture
L'aspetto più impressionante di questa eruzione è la rapidità con cui il vulcano ha aperto nuovi punti di emissione. Tutto è iniziato la sera di giovedì 6 agosto con un violento parossismo al cratere Voragine. Una fontana di lava ha illuminato la notte, accompagnata da una colonna di cenere che ha costretto lo scalo di Catania a fermare i voli.
L'evento si è poi trasformato in un'eruzione laterale effusiva. Il magma ha iniziato a farsi strada lungo i fianchi del vulcano invece di limitarsi ai crateri sommitali.
L'Etna in fase parossistica con l'intensa attività al cratere Voragine e l'emissione di nubi di cenere che hanno provocato la sospensione dei voli allo scalo di Catania (8 agosto 2026). © Getty Images
Secondo i bollettini dell'Osservatorio Etneo dell'INGV (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia), nei giorni successivi si è assistito alla progressiva apertura di diverse fratture eruttive:
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7 agosto: prima apertura a 2.750 metri tra la Valle del Leone e la Valle del Bove.
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8 agosto: seconda frattura a 2.550 metri presso Monte Rittmann.
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9 agosto: un'ulteriore apertura nella stessa area per alimentare i fronti lavici.
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10-11 agosto: nuova apertura a 1.900 metri vicino a Monte Simone.
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11 agosto: altre due fratture a 1.900 e 2.090 metri in Valle del Bove.
Come precisato dagli esperti, le fratture aperte nell'arco dei sette giorni sono state in totale sei: tuttavia, poiché alcune di quelle nate nei giorni precedenti si sono progressivamente spente o unificate, il bollettino dell'INGV del 12 agosto registra quattro bocche rimaste attive contemporaneamente in Valle del Bove.
Questi quattro punti di emissione vanno ad alimentare un ampio campo lavico. A essi si aggiunge l'attività esplosiva che prosegue senza sosta al cratere sommitale Voragine con boati e fontane di lava. L'apertura dell'8 agosto è stata accompagnata anche da due modesti flussi piroclastici.
«Non è un'attività che desta preoccupazione»
A fare il punto sul fenomeno è Salvatore Gambino, direttore dell'Osservatorio Etneo dell'INGV. Gambino ha descritto una situazione sostenuta e complessa, ma sostanzialmente stabile. Non si registrano segnali di regressione né di forte intensificazione.
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«Un'attività di questo tipo, per quanto più articolata rispetto a quella osservata negli ultimi anni sull'Etna, non è inedita. Qualcosa di simile si era già verificato negli anni Settanta. Per questo non si tratta di un fenomeno che debba destare allarme: fa parte delle caratteristiche normali di un vulcano come l'Etna».
Il fronte lavico più avanzato si trova oggi a quota 1.360 metri.
L'Osservatorio ha ribadito che l'area resta lontana dai centri abitati e non si registrano pericoli per la popolazione.
Impossibile prevedere la durata
Sul fronte delle previsioni gli scienziati preferiscono non sbilanciarsi. Gambino ha spiegato che l'attività non mostra indicazioni né di crescita né di rapido esaurimento.
Il vulcano si trova in un livello di equilibrio dinamico che rende difficile stimare quanto potrà protrarsi l'eruzione. I vulcanologi continuano a monitorare la situazione giorno per giorno.
Il caos all'aeroporto di Catania e i rischi in quota
L'impatto più concreto si registra nei cieli. Tra l'8 e il 12 agosto sono stati circa 700 i voli coinvolti da cancellazioni, dirottamenti o riprogrammazioni. Si contano oltre 400 partenze annullate e circa 250 collegamenti trasferiti su altri scali siciliani. Lo scalo di Fontanarossa ha subito stop a ripetizione.
Il problema principale è legato alla direzione dei venti. Quando spirano da sud-sudovest, la nube di cenere si dirige sulle rotte aeroportuali e costringe alla chiusura dello spazio aereo. Secondo i bollettini del VAAC di Tolosa, la cenere si è spinta fino al nord della Libia e a Malta.
Inoltre in Valle del Bove c'è un rischio aggiuntivo: la presenza di sacche di ghiaccio sepolte sotto le ceneri degli anni passati (la cenere ha un effetto isolante, fa da "cappotto" e protegge il ghiaccio, ndr) che, qualora entrassero in contatto con la lava fresca, potrebbe dare luogo a esplosioni improvvise e flussi pericolosi. È un altro aspetto che gli esperti tengono sotto stretta osservazione.










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