Doveva fare il cantante, la chitarra se la porta al suo quinto Mondiale: Queiroz, l'uomo dei sogni

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<enter caption here> during the 2018 FIFA World Cup Russia group B match between Morocco and Iran at Saint Petersburg Stadium on June 15, 2018 in Saint Petersburg, Russia.

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Il tecnico giramondo che ha fatto dello sport praticato (nuoto, hockey, pallacanestro, pesca subacquea) uno stile di vita, giocherà il suo quinto Mondiale guidando il Ghana. Storia di un uomo al servizio del gioco e della felicità delle persone

Giorgio Burreddu

Collaboratore

11 maggio 2026 (modifica alle 13:22) - MILANO

Guardandosi allo specchio, mentre accettava l’offerta della federazione ghanese per un nuovo viaggio ai Mondiali, Carlos Queiroz deve aver riconosciuto l’uomo fiero che insegue da tutta la vita. Nel 1994, a quarant’anni, portava folti baffi scuri e aveva fascino da vendere. Mostrava una determinazione incrollabile, anche se, nei giorni prima delle partite, si innervosiva e diventava intrattabile. Era un uomo di straordinaria capacità analitica, uno di quelli che si potrebbero definire razionali. “Siamo tutti esseri umani, tutti abbiamo emozioni”, ha detto una volta. “Ma il successo dipende dall’intelligenza”. Con l’intelligenza e l’ardore era stato capace di portare il Portogallo alla vittoria dei Mondiali giovanili, due volte. Sembrava l’inizio di una carriera stellare. Ma quando gli affidarono la panchina della prima squadra, Queiroz capì che il calcio può anche ferirti. Non si qualificò a Usa ’94: a eliminarlo fu l’Italia. “Dobbiamo buttare via la spazzatura che c’è nella federazione portoghese”, disse. “C’è molto da cambiare”. Lasciò la nazionale, trascorse un paio di stagioni allo Sporting Lisbona, dove prese il posto di Bobby Robson, che lo liquidò con disprezzo definendolo un insegnante di educazione fisica. Prese a girare, a vagare, a tentare la fortuna ovunque gli dessero una chance, diventando uno degli allenatori più chiacchierati al mondo. 

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