Il vademecum del prof. Aldo Grauso: cinque strategie utili per l’allenatore
Daniela Cursi Masella
4 maggio - 18:19 - MILANO
Saper leggere uno schema di gioco non basta più: "È necessario saper leggere l’invisibile". Con queste parole, introduciamo alcuni suggerimenti preziosi per intercettare il disagio giovanile e affrontarlo sul campo da gioco. Il vademecum è del prof. Aldo Grauso, docente di Psicologia Sociale presso IUL, direttore Master I nuovi ausiliari del Giudice nel Diritto di Famiglia presso Unicusano , advisory board della LND – FIGC e coordinatore del tavolo tecnico sul bullismo promosso da Roma Capitale in sinergia con il MIM.
il ruolo sociale del coach
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Allenare, oggi, può anche significare riparare i fili di una socialità che va avanti a fatica. Aldo Grauso precisa: "Il coach ha il compito di intercettare il disagio, non di curarlo. Se sospettate situazioni di autolesionismo, disturbi alimentari o depressione clinica, la via corretta è sempre la segnalazione riservata alla famiglia e il supporto di uno psicologo professionista. L’allenatore, però, rappresenta una figura potenziale di "primo soccorso psicologico".
vademecum
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Aldo Grauso propone utili strategie di intercettazione. Sono 5:
- Monitorare la "batteria sociale" - Non tutti i ragazzi hanno la stessa energia relazionale. Se notate un atleta che si isola sistematicamente durante le pause, non forzatelo immediatamente al "gruppo a tutti i costi". Avvicinatevi individualmente per testare il terreno: "Ti senti un po' carico oggi o preferisci un momento di tranquillità?".
- Normalizzare la vulnerabilità - Siamo tutti fragili. Un coach che ammette "Oggi anche io mi sento un po' sotto tono, ripartiamo dalle basi" dà il permesso ai ragazzi di non dover essere sempre "perfetti". Abbassare l'asticella della perfezione aumenta la resilienza.
- La tecnica del "check-in" emotivo - All'inizio della sessione, riservare 2 minuti per un giro di parole o di gesti (es. pollice su/pollice giù) per capire il mood della squadra. Questo aiuta a mappare il clima emotivo prima che inizi lo sforzo fisico. Per i bambini è utile un cartello aptico, dove gli stessi devono scegliere, toccando l’icona, il gesto di saluto al proprio allenatore.
- Gestire l'errore come risorsa pedagogica - L'errore può essere vissuto come una catastrofe identitaria. Il coach deve de-costruire questa idea: l'errore in allenamento deve essere celebrato come il momento in cui avviene l'apprendimento, togliendo il focus dal giudizio.
- Osservare i cambiamenti nei rituali - Il segnale più forte non è il comportamento strano in sé, ma il cambiamento. Un ragazzo solare che diventa cupo e un atleta pigro che diventa improvvisamente maniacale nel lavoro hanno qualcosa in comune: inviano il segnale che qualcosa nel loro mondo interno sta cambiando.











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