Uno studio della City University of New York ha seguito 355 persone per due settimane: la creatività migliora l'umore, ma chi la pratica intensamente paga un costo il giorno dopo
Eugenio Spagnuolo
15 marzo - 14:14 - MILANO
Artisti, musicisti, scrittori sono in media più soddisfatti della propria vita di chi non fa un lavoro creativo. E qui non ci piove. Eppure, dopo una giornata particolarmente intensa, il mattino successivo tendono a svegliarsi con emozioni più negative del solito. Lo chiama creative hangover uno studio della City University of New York, pubblicato sul Journal of Positive Psychology, che per quasi due settimane ha seguito 355 adulti chiedendo loro ogni giorno quanto fossero stati creativi e come si sentissero. Il quadro che emerge è più sfumato di quanto ci si aspetti. La creatività fa bene all'umore: in qualunque giornata si sia stati più creativi del solito, l'umore migliora, aumenta il senso di realizzazione e le emozioni negative calano. Vale per tutti, indipendentemente da quanto seriamente si prende la propria vita creativa. Il problema arriva il giorno dopo e riguarda soprattutto chi di creatività vive.
Creativi e stressati: lo studio
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I ricercatori hanno diviso i partecipanti in due. Da una parte 202 persone che traggono reddito da un lavoro creativo, hanno studiato una disciplina artistica o vi dedicano almeno 20 ore settimanali tra musica, scrittura, arti visive, danza e design. Dall'altra, 153 persone che si cimentano con attività creative in modo occasionale. Prima ancora di guardare le fluttuazioni quotidiane, è emerso che il primo gruppo partiva da una condizione di benessere più alta: riferiva maggiore senso di scopo, relazioni più soddisfacenti e si sentiva più coinvolto dal suo lavoro. Chi organizza la propria vita attorno al fare creativo tende insomma a sentirsi in sintonia con quello che fa e più orientato a uno scopo. Però, dopo una giornata impegnativa dal punto di vista creativo, il potrebbe registrare un aumento modesto ma costante di emozioni negative. Non un crollo: il benessere complessivo resta più alto della media. Ma un'impennata di stress.
Umor nero?
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Lo studio avanza diverse spiegazioni. Il lavoro creativo richiede un sforzo mentale prolungato, continua autoregolazione e il peso emotivo di gestire la frustrazione, superare gli ostacoli e rivedere continuamente il proprio approccio. Un'intensità che può lasciare le persone svuotate il giorno dopo. Inoltre, chi fa della creatività il centro della propria vita tende ad essere molto (troppo?) esigente e lo scarto tra le aspirazioni creative e il risultato di una singola giornata può pesare. I ricercatori citano studi precedenti che collegano lo sforzo creativo intenso a una deplezione di dopamina. Per chi crea in modo occasionale, invece, questo effetto non c'è: una giornata creativa porta benessere anche il mattino dopo.
L'ipotesi è che queste persone usino il fare creativo per stare meglio, un modo per elaborare le emozioni difficili. Dipingere, scrivere, cucinare diventano strumenti per sentirsi bene con se stessi non obblighi professionali. Chi invece ha fatto della creatività il proprio impegno principale si mette al lavoro indipendentemente da come si sente. Una differenza non da poco.








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