Così la medicina legale lavora alla sfida dell'intelligenza artificiale

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L'appuntamento

Al Campus Biomedico l'incontro per mettere in dialogo esperti, università, industria tecnologica e sviluppatori in vista del congresso alla Cattolica

di Vittoradolfo Tambone*

15 giugno 2026

A medical worker using virtual with health care icons, medical technology background, health insurance business.Health Insurance, telemedicine, virtual hospital, family medicine concept. Toowongsa - stock.adobe.com

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L'Intelligenza Artificiale sta entrando rapidamente in tutti i settori della sanità. La questione non è più se utilizzarla, ma come progettare strumenti realmente capaci di rispondere alle esigenze delle diverse discipline. È da questa consapevolezza che ha preso le mosse il Workshop “AI & Medicina Legale”, che si svolgerà 17 giugno presso l'Università Campus Bio-Medico di Roma in apertura del 47° Congresso Nazionale della Società Italiana di Medicina Legale dedicato all'innovazione scientifica della disciplina che si tiene dal 18 al 20 giugno presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore a Roma.

L'obiettivo dell'incontro è chiaro: mettere in dialogo medicina legale, università, industria tecnologica e sviluppatori di Intelligenza Artificiale per avviare un percorso di collaborazione stabile. Non semplicemente per costruire nuove applicazioni destinate ai professionisti, ma per affrontare una sfida più ambiziosa: progettare sistemi di AI che incorporino fin dalla loro architettura i criteri metodologici propri del ragionamento medico-legale. Per questo motivo abbiamo coinvolto nel confronto un player d'eccezione come IBM.

La riflessione nasce da una convinzione che appartiene alla migliore tradizione della medicina legale: la qualità degli strumenti deve sempre essere al servizio della qualità del giudizio. L'Etica del Lavoro ben fatto, framework deontologico di riferimento, richiede un continuo investimento sul pensiero critico, sulla capacità di valutare le evidenze, interpretare la complessità e assumere responsabilmente decisioni che incidono sulla vita delle persone e sul funzionamento delle istituzioni.

In questa prospettiva, l'Intelligenza Artificiale non rappresenta una scorciatoia per sostituire il professionista, ma un'opportunità per rafforzarne le capacità critiche: l'intelligenza artificiale ha una grande capacità computazionale a servizio della capacità interpretativa dell'essere umano.

Il Workshop è stato pensato per condividere una prima considerazione di carattere teorico. Le nuove tecnologie non modificano i fondamenti della disciplina, ma possono contribuire a gestire livelli di complessità che spesso eccedono le tradizionali capacità di analisi umana. In questa prospettiva il nesso causale non viene abbandonato, ma può essere interpretato, secondo una visione sistemica, attraverso modelli più capaci di cogliere le interazioni tra fattori biologici, clinici, organizzativi e sociali. L'Intelligenza Artificiale può diventare uno strumento per comprendere meglio la complessità del reale abbandonando definitivamente qualunque forma di ingenuo riduzionismo.

La seconda considerazione riguarda il metodo. Il Workshop ha proposto di interpretare l'AI come una forma di “alterazione rafforzativa”: una tecnologia che non sostituisce il giudizio del professionista, ma ne amplia le capacità di analisi, ricostruzione e interpretazione. L'obiettivo non è automatizzare la decisione medico-legale, bensì costruire una cooperazione strutturata tra intelligenza umana e strumenti computazionali secondo una nuova “metodologia medicolegale ibrida”. Per questo, quanto più le tecnologie diventeranno potenti, tanto più sarà necessario investire nella formazione critica dei professionisti chiamati a governarle.

La terza considerazione, probabilmente la più rilevante dal punto di vista dell'innovazione, riguarda la necessità di passare da una logica di utilizzo a una logica di co-progettazione. Se la qualità della prova scientifica dipende da specifici criteri epistemologici, metodologici e giuridici, allora i sistemi di AI destinati alla medicina legale non possono essere semplicemente adattati ex post. Devono essere sviluppati attraverso una collaborazione strutturata tra medici legali, data scientist, ingegneri, giuristi e imprese tecnologiche, affinché la metodologia della disciplina entri nella progettazione stessa degli algoritmi.

La prospettiva che emerge non è quindi quella di una medicina legale che si adatta passivamente alle tecnologie disponibili, ma quella di una disciplina che contribuisce attivamente alla loro evoluzione. La vera innovazione non consiste nell'applicare l'Intelligenza Artificiale alla medicina legale, ma nel creare un ecosistema di ricerca e sviluppo nel quale medicina legale e industria tecnologica progettino insieme una nuova generazione di strumenti capaci di migliorare il rigore metodologico, la gestione della complessità e la qualità della prova scientifica.

Tutto questo risponde alla missione più profonda della medicina legale. Una disciplina che opera al confine tra scienza, diritto e istituzioni non ha come fine la tecnologia in sé, ma il servizio alla verità dei fatti, alla giustizia delle decisioni e al bene comune. Per questa ragione la sfida dell'Intelligenza Artificiale non può essere ridotta a una questione tecnica. Essa riguarda la capacità di costruire strumenti che rafforzino la responsabilità umana e mettano l'innovazione al servizio della persona, delle istituzioni e della società.

*Ordinario di Medicina Legale e Bioetica, Università Campus Bio-Medico di Roma e Consigliere SIMLA

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