Profili di illegittimità
costituzionale, violazione della neutralità dell'Iva, nessun
diritto alla difesa, disparità di trattamento": ecco "alcune
delle numerose criticità che inducono Confcommercio professioni,
che rappresenta oggi circa 30.000 professionisti, a chiedere
l'abrogazione della norma contenuta nella Legge di bilancio 2026
che blocca i pagamenti da parte della Pubblica amministrazione
per gli esercenti di arti e professioni.
"Chiediamo ancora l'abrogazione - afferma, in una nota, la
presidente Anna Rita Fioroni - perché abbiamo individuato almeno
quattro profili di illegittimità di questa norma, peraltro
applicata esclusivamente nei confronti degli esercenti arti e
professioni. Certamente, visto che il 15 giugno sta per
arrivare, è necessario intanto un rinvio. Ricordiamo - si legge
nel comunicato - che il nuovo comma dell'art. 48 - bis del
D.P.R. n. 602/1973 prevede che la Pa, una volta accertata
l'esistenza di carichi pendenti, in caso di pagamenti ai
professionisti sotto l'importo di 5000 euro, deve destinare le
somme dovute al professionista, direttamente all'Agenzia delle
Entrate per l'estinzione del debito iscritto a ruolo, nei limiti
della capienza del credito professionale. Solo l'eventuale
importo residuo, eccedente rispetto al debito iscritto a ruolo,
viene corrisposto al professionista".
Perciò, "l'emendamento appena approvato al Senato in occasione
dell'esame del dl fiscale ha solo attenuato in parte gli effetti
della norma contestata prevedendo l'applicazione del blocco dei
pagamenti solo per cartelle notificate per un importo
complessivo pari ad almeno 5000 euro".
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7 ore fa
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