Comprendere e sfruttare i blocker nel poker. La guida completa

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Le carte che abbiamo in mano le usiamo per legare punti con il board. Le nostre carte private però hanno anche un'altra funzione. Quella di darci un'informazione importante sul possibile range del nostro avversario. Non sottovalutate l'importanza dei blocker. Ma non abusatene. Vediamo di che si tratta

Abbiamo sempre descritto il poker come un gioco ad informazione asimmetrica. Non sappiamo tutto di tutti: vediamo le carte comuni, come anche i nostri avversari ma anche la nostra starting hand può essere utile. Analizziamo un concetto importante: cosa sono e come si sfruttano i blocker nel poker

BASE MATEMATICA, SVILUPPO STRATEGICO

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C'è stato un tempo nel quale il blocker non veniva molto preso in considerazione. Oggi siamo arrivati all'opposto ovvero: si tende ad abusare di questo concetto nella lettura di una possibile mano. La base di partenza è puramente matematica, salvo chiaramente avere una ricaduta in quella strategica. Sappiamo quali e quante siano le combinazioni di carte che ci possono essere servite. Prendiamo ad esempio una mano come KQ (volutamente scritta senza semi). Quante combinazioni "interne" alla stessa mano possiamo ricevere? Possono essere suited (ovvero dello stesso seme) ma anche K Q oppure K Q e via dicendo. Il totale dei KQ possibili è 16. Ovviamente lo stesso procedimento matematico vale per qualsiasi altra starting hand che non sia una coppia. Passiamo proprio alle coppie. In base alla distribuzione dei semi, ci sono 6 combinazioni per coppia: sei diversi AA, KK, QQ e via dicendo. La domanda è: se noi abbiamo in mano KQ, quante combinazioni di KK (e QQ) restano ai nostri avversari? La probabilità di trovarci contro KK si dimezza. Se una delle nostre carte private è un K allora non può essere in mano ad altri e i KK possibili sono "solo" di tre semi. Attenzione però: ciò non vuol dire che non possiamo incappare proprio in KK ma che è meno probabile rispetto a quando abbiamo in mano ad esempio JTo

COSA SONO E COME SI SFRUTTANO I BLOCKER NEL POKER

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Riassumendo il concetto quindi possiamo dare una definizione di "blocker". Si tratta di una carta privata che diminuisce significativamente la probabilità che un nostro avversario abbia una starting hand con una combinazione che preveda quella carta. Immaginiamo di dover fronteggiare un flop come 78J (anche qui i semi non sono importanti). Avremmo più paura di una scala già chiusa qualora avessimo in mano AA oppure TT? Se avessimo coppia di dieci, i nostri blocker sarebbero addirittura due. Improbabile, ma ripetiamo...non impossibile, che l'avversario abbia le residue combinazioni di T9. Conoscere e sfruttare questo concetto è sicuramente un vantaggio. Quando possiamo farlo? A grandi linee, senza entrare i spot particolari, è profittevole provarci nel preflop, provando a controrilanciare con mani che contengano un asso o un re. Lo facciamo in modo matematicamente consapevole. Un altro caso molto comune, spesso però abusato, è il blocker del nut flush draw. Se noi abbiamo in mano A J e il board presenta un bel po' di carte di cuori, il nostro A è una carta significativa. Nessuno potrà avere colore massimo (all'asso) e potremmo trovare ottimi bluff a patto di aver di fronte un giocatore che capisca il pericolo. Va da sé che non possiamo sperare di far passare sempre un colore chiuso al re. Quello del blocker è un concetto molto interessante e pieno di sfaccettature. Per sfruttarli a pieno è importante il contesto del board (possibili scale o colori etc). Spesso invece anche su spot dove i blocker contano poco, tendiamo fare call marginali giustificando la sconfitta con la frase "avevo un blocker". E non va affatto bene

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