Il russo è uno degli avversari più affrontati da Jannik che è in vantaggio negli scontri diretti per 8-7 (3-2 nelle finali), ma i primi sei match li ha persi prima di infrangere il tabù a Pechino 2023
“Lui capisce molto bene la partita”. Così si esprime Jannik nel febbraio 2020 a proposito di Medvedev che lo aspetta agli ottavi di Marsiglia seduto sulla comoda poltrona di numero 1 del tabellone. Sinner viaggia verso il primo incrocio col mostro sacro russo e lo scandaglia in conferenza stampa: “Lui sul cemento gioca molto bene, soprattutto l’anno scorso. Per me è un giocatore nuovo, mi ci sono allenato insieme una volta a Rotterdam. Ma in partita sarà un’altra storia”. In effetti lo è: Medvedev prevale in tre set e passa il turno. Eppure fiuta il pericolo: intuisce che con Jannik l’album dei precedenti sarà destinato a colorarsi velocemente. Nella Sinner-Medvedev story, dopotutto, compaiono sbadigli, rimonte Slam, tabù sfatati e una rivalità in grado di fare check-in in quattro continenti.
termometro
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Il vero termometro della crescita dell’altoatesino è sempre stato Medvedev, non fosse altro che per il numero di incroci: 15 che diventano 16 se aggiungiamo il paperoniano Six Kings Slam del 2024, a Riad. Ancora un po’ di numeri: i testa a testa ufficiali dicono 8-7 per Sinner. Che non ha studiato nessun avversario come il russo, complice la voglia di invertire un parziale che ad aprile 2023 recita 6-0 per Meddy, vincitore anche nella finalissima di Miami. Daniil è l’anestetico al dirompente tennis da fondo di Jannik: lo avvolge nella ragnatela di recuperi e colpi piatti, poi gli fa notare che il serbatoio della benzina segna una preoccupante riserva. È la trama di alcune delle prime sfide fra i due: il doppio successo russo a Marsiglia, ma anche la finalissima di Rotterdam 2023 quando Sinner si prende il primo sudatissimo parziale ma poi commette il doppio degli errori gratuiti e cade in rimonta. Jannik alza bandiera bianca, ma promette riscatto: “Gli faccio i complimenti perché ha fatto un grande torneo, ma io sono orgoglioso di come ho giocato. Tornerò l’anno prossimo”. Idea luminosa, considerando che nel 2024 il torneo lo stravince l’azzurro.
lo sbadiglio alle finals
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Negli highlights dei primi incroci compare a luminosità accentuata la terza sfida. Novembre 2021, Finals di Torino: Jannik sbarca in Piemonte da riserva, ma si alza dalla panchina già alla seconda giornata quando Berrettini si fa male e serve un sostituto. Eccoti servito l’altoatesino che affronta Medvedev nell’ultima sfida del round robin: in palio non c’è molto, se è vero che Sinner è già fuori e il russo aritmeticamente certo del primo posto. Ma a incendiare un match, si sa, basta poco. Anche uno sbadiglio: quello che scappa al russo durante un cambio campo, dopo aver vinto 6-0 il primo set. E Jannik alza inevitabilmente i giri nel motore, pareggiando il conto nel secondo parziale e sfiorando una clamorosa rimonta al terzo, dove colleziona anche due match point. Sono due tie break indemoniati da un’ora l’uno: Sinner cade, ma a testa altissima. E da qua inizia a farsi una domanda: come resistere al tennis anestetico di Medvedev?
svolta a pechino
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Per risolvere il rebus a Jannik basta cambiare continente. Autunno 2023, dopo le sei vittorie del russo fra Europa e America è il momento dell’umidità pechinese, contesto di una finale da 500 punti ma dall’altissimo tasso di spettacolarità: basti pensare che semifinale si giocano Sinner-Alcaraz (prestigiosa vittoria dell’azzurro) e il mai banale Medvedev-Zverev (prevale il russo). Altra finale fra Jannik e il suo tabù, sei mesi dopo Miami. L’altoatesino ha svolto perfettamente i compiti a casa: non basta la solidità, serve un cuore di ghiaccio nel momento clou. E la maledizione si rompe dopo due ore e altrettanti tie break: doppio 7-6 per Sinner che mescola i colpi nel pentolone e li alterna con maestria, dalle discese a rete (mai troppo amate) fino all’unica palla break concessa e immediatamente cancellata. L’azzurro strappa applausi e si concede nel giro di un mese il bis (altra finale vinta, a Vienna) e il tris (semifinale a Torino, vendetta sportiva delle Finals 2021). Medvedev non sbadiglia più.
a melbourne
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E poi arriva il 2024. L’anno in cui Sinner incontra Medvedev più di mamma Siglinde: sette volte, in tutti i continenti e tutte le stagioni. Dal primo torneo dell’anno (l’Australian Open) all’ultimo (Finals di Torino) con una particolarità: sei volte su sette vince l’azzurro. A cominciare da Melbourne, per il primo incrocio down under che è anche discretamente importante per entrambi: debutto di Sinner in una finale Slam, opportunità da brividi per Medvedev di vincerne un altro dopo lo Us Open 2021. Il russo non sente l’emozione e va sopra di due set, pare già finita. Prima che Jannik inizi con pazienza a usare camice e bisturi: la rimonta matura piano piano, un parziale dietro l’altro. Sinner non sbaglia nulla, Daniil rivede i mostri della finale 2022 persa in rimonta con Nadal. Il copione è identico, perché al quinto set trionfa l’azzurro che ammette di averlo studiato per anni, l’avversario: “Ogni volta Medvedev mi rende un giocatore più forte”.
doloroso ko a wimbledon
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A Melbourne, smaltita la delusione per lo Slam smarrito, Medvedev si sbottona in un pronostico: “Ci stiamo incontrando in diverse finali, e sono sicuro che questa non sarà la sua ultima a livello Slam”. Ha ragione: Sinner ne gioca un’altra nel settembre successivo a New York e ci arriva dopo averlo liquidato ai quarti. A Flushing Meadows l’azzurro si avvicina alla parità assoluta nei precedenti, dopo averlo battuto anche a Miami. Poi replica con un comodo successo a Shanghai e di nuovo alle Finals di Torino, sempre in due set. Unico passaggio a vuoto? Il doloroso quarto di finale di Wimbledon: lì fa jackpot Meddy dopo quattro ore, e al quinto set. Jannik accusa un malore a metà partita e gioca pure contro l’odor di bufera del caso Clostebol, mentre il russo mostra i muscoli: “Volevo dimostrargli che anche se ci incontreremo molte altre volte nel tour, io sarò sempre lì a combattere”. Sinner-Medvedev diventa così un’opera in sedici atti (ufficiali): l’ultimo si gioca in finale sul palcoscenico inedito di Indian Wells. Anche in California si staranno fregando le mani: dopotutto è uno spettacolo che non annoia mai. Altro che sbadigli.










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