Berti: "Bravo Leao a caricare il Milan, visto che è inferiore. Mi piaceva essere il più odiato dai rossoneri"

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L'ex interista, anima di tanti derby: "Dieci punti di differenza non sono casuali, in città tutti sanno che c'è un cugino che è meglio dell'altro. È una partita che il mondo ci invidia, non bisogna essere pole. Io mi sentivo come Michael Jordan"

Filippo Conticello

Giornalista

3 marzo - 10:15 - MILANO

Chiedete a un tifoso interista da chi vorrebbe farsi rappresentare in un sacro derby, a chi delegherebbe tutto il proprio “interismo“ in una sfida al Diavolo, e è assai probabile che vi risponda Nicola Berti. Non è un giocatore, ma il custode di un sentimento, soprattutto nella settimana più importante dell’anno in città. 

Berti, ha sentito la chiamata alle armi di Leao a Cremona?

"Sapete che vi dico? Ha fatto bene, bravo Leao! In una partita così è giusto caricare il proprio esercito, soprattutto se sei palesemente inferiore all’avversario: questi dieci punti di differenza in classifica non sono casuali: in città c’è un cugino che è nettamente meglio dell’altro, lo sappiamo noi e lo sanno pure loro... Detto questo, il derby è bello anche perché non devi essere per forza politicamente corretto: devi farti trasportare perché questa partita ti eccita prima, durante e dopo. Sopra e sotto. Non dico che si debba fare come ai nostri tempi, quando ci tiravamo le pallonate durante il riscaldamento, ma evviva queste bollicine. Ricordiamo che è una partita che ci invidia tutto il mondo, unica e speciale, a maggior ragione se si affrontano la prima contro la seconda... a distanza". 

Chi tra i milanisti caricava particolarmente ai suoi tempi? 

"Con gli italiani era diverso perché giocavamo insieme anche in Nazionale e capitava di incontrarsi spesso in città. Ma i tre olandesi, credetemi, erano particolarmente molesti... Oggi forse tutti sentono molto meno questo derby, ma noi non ci guardavamo davvero in faccia". 

Lei avrebbe usato parole simili a quelle di Leao vista la classifica?

 "Lo sanno tutti che ho la lingua lunga... Una volta dopo un derby di Coppa Italia dissi “meglio sconfitti che milanisti” e lo ripeterei altre cento volte. Ma ci tengo a chiarire un concetto: chi ha deciso che per la tensione da derby non si dorme? Io, ad esempio, dormivo benissimo... Anche perché così poi potevo essere me stesso in campo, spensierato e leggero. E riuscivo a fare male ai milanisti spesso e volentieri. Se lo ricorderanno sicuro...". 

Quale derby dovrebbero ricordarsi di più? 

"Nel 1992-93 dopo un tunnel a Costacurta litigai anche con Baresi che mi tirò una pallonata: presi un giallo, ma mi sentivo che avrei segnato in qualche modo. Lo dicevo anche a loro: 'Vedete che adesso vi segno!'. Mi sentivo come Michael Jordan, mostravo la linguaccia e alla fine... tac! Poi pareggiò Gullit dopo un errore di Taccola. Ma mi ricordo anche il tiro al volo e la capocciata di Rossi con la palla che entra dentro: quel gol è mio, ci tengo. Comunque, mi è sempre piaciuto essere il più odiato dai milanisti. Sapeste quante botte ci siamo dati, ma sempre in amicizia (ride, ndr)". 

Nello stesso tempo, però, lei resta ancora tra i più amati dagli interisti. 

"L’affetto dei tifosi dell’Inter è sempre tanto, ogni volta che vado allo stadio incontro i tifosi e mi sorridono. Questa cosa mi fa impazzire. Si vede il piacere che hanno nell’incontrarmi, ed è reciproco. Non sono uno a cui non piace essere salutato, anzi mi gasa ancora. Come quando, prima di un derby in casa, stavo dentro San Siro a prendermi tutta l’energia". 

  Pio Esposito of FC Internazionale in action during the Serie A match between FC Internazionale and Genoa CFC at Giuseppe Meazza Stadium on February 28, 2026 in Milan, Italy. (Photo by Mattia Pistoia - Inter/Inter via Getty Images)

Oggi chi sono i custodi del suo stesso interismo? 

"L’anima italiana che traina il gruppo da anni. Gente come Bastoni, che è stata messo in croce senza un motivo per puro perbenismo. O come Barella, il mio preferito: N.B. è sempre una garanzia. È vero che Nicolò è stato un po’ in calo perché tutti vogliamo il massimo da un fenomeno così, però me lo terrò sempre stretto. E ovviamente metto dentro anche Dimarco, con quel piedino lì...". 

Si è dimenticato di citare Pio? 

"Il mostro! Quanto mi gasa anche lui quando mostra i muscoli dopo un gol. Gli altri se lo sognano un bomber così, potrebbe fare il titolare ovunque, dal Milan alla Juve, invece da noi cresca tranquillo con Lautaro e Thuram. Abbiamo in casa il talento migliore di questa generazione e dobbiamo aiutarlo. Su questo aspetto Chivu è un maestro, ma io non ho mai avuto il minimo dubbio su Cristian". 

Inter MilanÕs head coach Cristian Chivu during the Serie A soccer match between inter and Genoa at the San Siro Stadium in Milan, Italy - February, 18 2026. Sport - Soccer  (Photo by Fabio Ferrari/LaPresse)

Ci spieghi meglio. 

"Parliamo di un interista vero, di un ragazzo intelligentissimo e di un allenatore preparato. Mi piace sempre cosa dice e come lo dice, e mi piace anche il tipo di squadra killer che ha creato: non era facile farsi seguire così, ma adesso trascina tutti. A capo dell’Inter ora c’è lui".

Dalla Champions, però, si aspettava qualcosa di più. 

"Questi norvegesi sono tosti, dovremmo saperlo. È stata una delusione considerando il punto di partenza, ma mai come quest’anno ci serve uno scudetto perché ne abbiamo buttati già troppi in passato: direi almeno due negli ultimi quattro anni. In Europa ci sono purtroppo squadre più attrezzate, ma in Italia possiamo continuare a fare il vuoto come adesso". 

Ma si è spiegato perché la sua squadra non vince un derby da due anni? 

"Un po’ di sfortuna e qualche errore, ma sono semplicemente cicli: a volte ti va bene e a volte ti va male. Il derby, però, ti mette davanti a uno specchio, ti obbliga a capire se hai anima e questa Inter ce l’ha: poco, ma sicuro. Però, ora è arrivato il momento di scacciare tutta questa sfiga". 

In caso di vittoria nel derby il campionato è finito? 

"Beh, direi di sì, a +13 non ci prendono neanche se ci inseguono in motoretta. Vincere questo derby è importante anche per il giorno in cui cade. Alla mezzanotte di domenica sarà il 9 marzo, l’Inter festeggerà il suo 118esimo compleanno: questo è un meraviglioso segno del destino. Può mai esistere un regalo più bello che vincere contro quelli là?". 

Berti, per chiudere, come finisce la stagione? 

"Vinciamo lo scudetto sul Milan con duecento punti di distanza, così tanti che se ti giri non li vedi neanche alle spalle. E aggiungiamo pure la Coppa Italia anche se adesso battere il Como non è facile. Poi, con la pancia piena, torneremo a parlare di Europa perché ci interessa anche quella".

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