di Alessandra Chini
La riforma della legge elettorale
approda in Aula alla Camera con una serie di nodi ancora da
sciogliere, in primis, quello delle preferenze. Si tratta di una
questione che divide in entrambi gli schieramenti e sulla quale,
a destra come a sinistra, sono allo studio tattiche e strategie
parlamentari. Dopo la discussione generale i partiti avranno,
però, ancora un po' di tempo prima che si entri nel vivo con le
votazioni che dovrebbero partire dal 7 luglio. Entro il giorno
precedente (con la scadenza del termine per gli emendamenti
fissata da regolamento 24 ore prima dell'avvio dei voti in Aula)
Fratelli d'Italia dovrà decidere se formalizzare o meno
l'emendamento in materia. Dalle parte di FdI si sottolinea che
al momento non c'è alcun dubbio in proposito. Ma Lega ed FI
hanno ribadito in più sedi la propria contrarietà e portare
avanti una battaglia che potrebbe creare ben più di una
fibrillazione. Tanto più se il centrosinistra decidesse di non
partecipare a quel voto lasciando la partita nel solo campo
avversario. La scelta è in capo ad FdI - si osserva tra gli
alleati - ma, a conti fatti, se non dovessero passare le
preferenze si rischia una figuraccia, se passassero il
centrodestra si spaccherebbe. Insomma, la questione resta
spinosa. Roberto Vannacci si è buttato a capofitto inm questa
situazione di incertezza presentando emendamenti e chiedendo
alla premier di invitare gli alleati a evitare il voto segreto.
E' lui che non lo vuole - si osserva in replica dalle parti
della Lega - perché teme che qualcuno dei suoi non lo voti. Ad
ogni modo il tema continua ad animare il dibattito. Anche a
sinistra con Avs contraria ed M5s a favore insieme a parte dei
Dem. "Dobbiamo batterci perché tornino le preferenze per
eleggere i parlamentari", sottolinea il presidente del partito
Stefano Bonaccini. Il centrosinistra, intanto, torna a paventare
che la maggioranza voglia mettere la fiducia sulla riforma.
"Dopo aver compresso il dibattitto in commissione si arriva
anche ad evocare il ricorso alla fiducia", sottolinea la Dem
Simona Bonafé. "La destra spieghi perché accelera sulla legge
elettorale", chiede Filiberto Zaratti di Avs. L'ipotesi della
blindatura viene al momento smentita dalla maggioranza tanto più
che, secondo quanto viene spiegato, si sta lavorando anche a
qualche possibile aggiustamento su temi come quello del voto dei
fuori sede e degli italiani all'estero. Nessuna ulteriore
limatura, dovrebbe arrivare, invece sulla norma ribattezzata
'anti-Vannacci' che esonera dalla raccolta delle firme i partiti
che abbiano un gruppo parlamentare dal 2025. Non FnV che, a
questo punto, sarà costretta anche ad anticipare la
presentazione delle liste sotto le quali vanno raccolte le
firme. La norma penalizza anche +Europa con Riccardo Magi che si
dice pronto a dare battaglia e chiede un impegno su questo da
parte di tutti i leader di centrosinistra visto che si tratta di
una questione di "agibilità democratica".
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