'Anche con tutti i NO al campo largo una maggioranza risicata'

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Il risultato del referendum non è un buon indicatore delle prossime politiche, ma anche se lo fosse - ovvero se tutti i "Sì" alla riforma della giustizia si trasformassero in voti al centrodestra e tutti i "No" in consensi per il centrosinistra - con l'attuale legge elettorale l'esito delle urne sarebbe "una maggioranza parlamentare piuttosto risicata, se non" esclusivamente "una maggioranza relativa dei seggi". Ad attestarlo è l'analisi dell'istituto Cattaneo all'indomani della consultazione popolare sulla separazione per le carriere.

Come esercizio "puramente illustrativo" l'istituto sovrappone i risultati del referendum nei collegi uninominali della Camera, mostrando il distacco in punti percentuali tra il Sì e il No: "I collegi che vedrebbero prevalere il Campo largo con almeno 5 punti percentuali di distacco sarebbero 69; quelli in cui prevarrebbe il centrodestra con lo stesso margine sarebbero 49. Negli altri 29 il margine è così ridotto che, se anche il voto per il Sì e per il No fossero degli ottimi predittori, dovremmo considerarli contendibili".

Scenario diverso se andasse in porto lo "Stabilicum" che garantisce un premio di maggioranza al campo alla coalizione che prende più voti su base nazionale. Ma secondo il direttore dell'istituto, Salvatore Vassallo, la prospettiva non sarebbe più così concreta: prima del referendum "si poteva presumere che il centrodestra fosse pronto ad approvare anche a maggioranza la nuova legge elettorale, oggi dovrebbe farlo assumendosi il rischio di lavorare per i propri avversari. E' plausibile che ci si arrivi solo se il centrosinistra riconosce che è anche nel suo interesse cambiare in questo senso le regole del gioco".

La fondazione parla di una "defezione dal voto di circa il 12-15% degli elettori che nel 2022 avevano votato per il centrodestra", ma più che concentrarsi su questo dato - considerato fisiologico - accende i riflettori sullo "straordinario" tasso di partecipazione tra gli elettori dei partiti di opposizione. Degno di nota è il contributo al NO nelle città del Sud, dove "una quota variabile tra il 10% e il 30%" della base dell'attuale maggioranza di governo si è espressa contro la riforma Nordio.

Per Youtrend è il "segnale di un malcontento socioeconomico diffuso" nel Meridione che non si traduce direttamente in voti per il campo largo ma di cui il centrodestra deve tener conto per non perdere collegi. Diversi istituti demoscopici sottolineano, poi, la mobilitazione della generazione Z contro la separazione delle carriere. Sempre YouTrend segnala che l'affluenza maggiore al voto si registra tra i 18 e i 34 anni: il 67,3%, quasi 8 punti sopra la media. "I giovani hanno votato no intorno al 60%". La spinta è stata la "voglia di rivalsa", forse connessa anche alla mobilitazione contro il mancato sì al voto per i fuori sede.

Le maggiori defezioni, nella maggioranza, riguardano FI e Lega. Secondo il consorzio Opinio Italia gli elettori di Forza Italia e Noi Moderati avrebbero votato no nel 17,9%, quelli della Lega nel 14,1%. Per Youtrend il 16% dei seguaci di FI- Nm ha bocciato il referendum e il 12% si è astenuto; il 14% di quelli della Lega si è espressa per il no e il 4% non si è espresso.

Anche Radar Swg scatta una sua istantanea: si sono astenuti il 32% degli elettori di FI, mentre l'8% ha votato contro; non si è espresso il 37% di quelli della Lega, con il 6% che ha detto no. Più bassa ma comunque rilevante la percentuale stimata nell'elettorato di FdI: il 24%, con l'8% schierato per il no. "E' un tasso di caduta non banale" per FI, secondo Pregliasco, che si spiega con la tipologia della base forzista: "Un elettorato moderato che ha voluto inviare un segnale di freno al rischio di concentrazione dei poteri". 
   

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