Fine della corsa per la berlina e il Suv che hanno introdotto la casa automobilistica statunitense verso la produzione su grandi volumi. Dallo stabilimento di Fremont, California, sono usciti gli ultimi due esemplari. Al loro posto saranno assemblati i robot umanoidi Optimus
Matteo Corsini
11 maggio - 16:50 - MILANO
Tesla ha definitivamente terminato la produzione della berlina Model S e del Suv Model X. Ovvero, le due vetture che hanno concesso all'azienda di proiettarsi rapidamente dallo status di "startup" innovativa a quello di realtà industriale impegnata su larga scala. Modelli pionieristici, arrivati sul mercato in anni in cui la mobilità elettrica era relegata ad una nicchia davvero ristretta, segnando un prima e un dopo irrevocabile nel panorama automobilistico. E grazie a una logica di aggiornamento costante, capaci di restare attuali fino ai giorni nostri, continuando a competere contro i modelli più recenti delle case automobilistiche tradizionali nonostante siano derivati da architetture con più di dieci anni sulle spalle. L'inizio della produzione della Model X risale infatti al 2015, quello della Model S addirittura al 2012. Molte le innovazioni portate in dote dai primi modelli di casa Tesla, dalla tecnologia di guida autonoma Autopilot alla rete di ricarica rapida Supercharger, dall'approccio allo sviluppo di tipo "software first" all'impostazione degli interni totalmente minimalista, con un display centrale touch screen che accentra tutte le funzioni. Un'epopea automobilistica sulla quale oggi Tesla pone definitivamente la parola fine, smantellando le linee di montaggio per lasciare spazio a quelle del robot umanoide Optimus.
Tesla Model S
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Dopo cinque anni di gestazione, nel 2012 la Tesla Model S debutta sul mercato statunitense con la sua primissima versione. Chiamata "Signature", è stata prodotta in 1.000 esemplari, tutti alimentati da un pacco batterie agli ioni di litio da 85 kWh per un'autonomia massima di 426 chilometri. A muoverla era invece un solo motore elettrico posizionato sull'asse posteriore, capace di erogare fino a 362 Cv e 439 Nm. La differenza abissale con le prestazioni dell'ultimissima versione della Model S ne racconta direttamente tutta l'evoluzione. Anche questa si chiama "Signature", ma monta una coppia di motori elettrici capaci di scaricare fino a 1.006 Cv, per un'accelerazione da 0 a 100 kmh/h coperta in 1,99 secondi e un'autonomia di 497 chilometri. A separare le due, un processo di evoluzione costante che passa per almeno tre tappe fondamentali. Anzitutto l'introduzione della versione Performance, nel 2012, che dimostra le potenzialità prestazionali delle motorizzazioni elettriche con un gruppo propulsore bi-motore a trazione integrale da 416 Cv e 601 Nm di coppia. Qualcosa di assolutamente inedito per un'elettrica prodotta in grande serie. Nel 2016 il primo vero e proprio restyling, che introduce un frontale ridisegnato abbandonando la calandra nera "simulata" in favore di un muso più minimalista, mentre la gamma continua ad essere aggiornata aggiungendo e togliendo versioni, dalla reintroduzione dell'entry level con batteria da 60 kWh alla nascita della P100D, che alza l'asticella prestazionale arrivando a quota 680 Cv. La terza revisione principale viene portata al debutto nel 2019, quando la gamma viene finalmente razionalizzata con logiche da costruttore automobilistico tradizionale, ragionando su tre semplici versioni: Standard, Long Range e Performance. "Fuori" la carrozzeria viene ulteriormente aggiornata per ridurre il coefficiente di resistenza aerodinamica, portandolo a 0,208 (all'epoca un record tra le auto prodotte in serie), mentre "sotto" arriva un gruppo propulsore tri-motore per la versione Performance. A cui nel 2021 si affianca qualcosa di ancora più potente, la Plaid, che con i suoi 1.020 Cv e 1.070 Nm riesce a girare al Nurburgring in 7:30.909, strappando il record di berlina elettrica più veloce alla Porsche Taycan. Ne nascerà un duello a suon di versioni speciali, a cui si aggiungerà anche la Xiaomi con la Su7 Ultra, ma a spuntarla per il momento è la casa di Stoccarda, che con l'estrema Taycan Turbo Gt Manthey Racing ha girato addirittura in 06:55.533.
Tesla Model x
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Al momento del debutto ha fatto parlare di sé anzitutto per via delle proprie portiere ad ali di gabbiano, le cosiddette Falcon Wings, ma le vere ragioni della sua lunga permanenza sul mercato sono da ricercarsi nel suo comparto tecnologico. Derivata dalla base meccanica della berlina Model S, la "X" è un maxi-Suv da 5 metri di lunghezza e 2 di larghezza introdotto nel 2015 dopo una lunga e a tratti complessa gestazione. La primissima versione, detta Founders Series, aveva 263 Cv e un pacco batterie da 90 kWh, per un'autonomia di 386 chilometri. Contemporaneamente era arrivata anche la sua controparte sportiva, la Performance, da 503 Cv e capace di passare da 0 a 100 km/h in 3,8 secondi. Da lì, la storia della Model X è passata per una serie di aggiornamenti che l'hanno vista proposta con quattro diversi pacchi batterie nel corso degli anni, tutti agli ioni di litio, arrivando a un'autonomia massima di 597 chilometri. Fino ad arrivare all'evoluzione definitiva con la Signature Edition, ovvero 100 esemplari venduti a clienti selezionati, con una potenza massima di 1.000 Cv e un'accelerazione da 0 a 100 km/h in 2,5 secondi. Come nel caso della Model S Signature, anche in questo caso sono vietatissime le speculazioni: chiunque rivenda il proprio esemplare entro un anno dovrà pagare una penale direttamente al costruttore.







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