Quattro titoli, sei finali e una rivoluzione tecnica che ha cambiato il basket moderno: il coach guiderà anche l'ultima versione di Golden State con Steph
Golden State è stata eliminata ai play-in dai Suns. Fermi a metà campo, Curry, Green e Kerr si abbracciano. In quel momento, per la prima volta, è sembrato davvero possibile che fosse l'ultima. Kerr non aveva mai affrontato il tema del contratto durante la stagione, rimandando tutto alla fine dell'anno. Poi, dopo tre settimane di conversazioni e riflessioni, il rinnovo: due stagioni e uno stipendio che lo conferma il coach più pagato della Nba. Kerr allena Golden State dal 2014: quattro titoli tra il 2015 e il 2022, e sei finali, l'ultima grande dinastia della lega. Quella squadra, con Steph, uomo franchigia se ce n'è uno, Thompson, Green e Kerr in particolare, ha capito meglio degli altri dove stava andando il basket e si è messa davanti a tutti: movimento, transizione, il modo di usare il tiro da 3 e i quintetti piccoli. Che quel ciclo sia finito, ormai, lo sanno tutti. Ma quando dirsi addio è tutt'altra cosa.
la situazione
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Golden State non supera il secondo turno dei playoff dall'ultimo titolo del 2022. Eppure, prima dell'infortunio al crociato di Butler, qualcosa si era rimesso in moto: dopo un inizio poco brillante, i Warriors avevano vinto 12 delle ultime 16 partite. È questo il punto centrale: Kerr, Joe Lacob la proprietà, Mike Dunleavy il gm, e Steph pensano di avere ancora qualcosa da dare tutti insieme. Per la prossima stagione, Golden State ha soltanto quattro giocatori sotto contratto che non siano infortunati. Moody e Butler resteranno fuori a lungo, ma l'obiettivo è chiaro: costruire un'ultima squadra competitiva attorno a Curry. La permanenza di Kerr potrebbe facilitare quella di Green. Nessun aiuto supplementare dalla lottery: Golden State ha mantenuto l'11ª scelta. Una top 4 di questo draft molto atteso avrebbe aiutato anche in ottica trade, ma i Warriors hanno ancora tutte le loro prime scelte e continueranno a cercare una stella. L'età media della squadra, 36 anni, impone riflessioni immediate, non solo sul domani. Kerr ha ancora voglia di allenare: i presupposti che voleva per rimanere c'erano, ora dovrà trovare il modo giusto per gestire la squadra che verrà e adattare il suo basket, letteralmente il suo basket, a quello che oggi è diventata la Nba.
steve e steph
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Il rapporto tra il numero 30 e il suo allenatore è il documento fondativo di tutto quello che abbiamo visto a Golden State. Nel sistema di gioco del coach, Curry è diventato un giocatore epocale. Kerr non ha solo vinto: ha cambiato il modo in cui si allena e si gestisce una squadra in Nba, costruendo una cultura su quattro valori: gioia, presenza, empatia, competizione. E Kerr ha sempre riconosciuto a Steph una parte enorme della propria carriera. "Senza di lui sarei stato uno di tanti", diceva. E ancora, pochi mesi fa: "Non lascerò mai Steph". Un amore cestistico, ricambiato. I due anni di contratto sembrano andare proprio in quella direzione: Curry (il cui contratto scade nel 2027) potrebbe rinnovare in estate e i due potrebbero restare insieme fino alla fine. "Voglio che il coach sia felice", ha detto Curry. "Che sia entusiasta del suo lavoro, che creda di essere la persona giusta per questo ruolo, che abbia la possibilità di godersi quello che fa. Sa cosa penso di lui. Comunque vada, c'è gratitudine per quello che siamo riusciti a costruire durante questo ciclo".
cambio prospettiva
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Steph e Steve. E Draymond, padre fondatore quanto loro. "Non vogliamo giocare per nessun altro", ha detto Green. "Per quanto grande sia stato l'impatto di Steph, il mio, quello di Klay, lo è stato anche quello di Steve". I campioni tendono a crederci un po' più degli altri. Steph e Draymond si sono guadagnati il diritto di farlo. E allora chi, se non Kerr, poteva gestire il momento più delicato? A dicembre, nel mezzo di una stagione difficile, aveva detto: "Non siamo più i Warriors del 2017. Siamo una dinastia al tramonto". Non era disfattismo, ma anche lucidità di chi sa ancora dove vuole arrivare. Cambiare prospettiva senza perdere l'ambizione.







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