A 26 anni dalla scomparsa, l’omaggio della città natale a una pioniera dello sport italiano
C’è voluto più di un quarto di secolo, ma ora Rita Trapanese appartiene (finalmente) a un pezzetto della memoria collettiva della sua città: Milano. Da oggi, lunedì 15 giugno 2026, la ciclovia che corre in via Valentino Mazzola (a proposito di giganti dello sport…), angolo viale Molise, quindi parallela a via Piranesi - là dove all’interno del tempio delle discipline del ghiaccio Rita ha costruito le sue imprese - è intitolata infatti a suo nome.
CHI ERA
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“Pattinatrice artistica su ghiaccio olimpica, 1951-2000” recita la targa toponomastica svelata nelle prime ore del pomeriggio. Impossibile, naturalmente, aggiungere altro. Ma tanto altro andrebbe invece aggiunto. Perché Rita, una delle pioniere dello sport femminile italiano, in punta di lama è arrivata là dove nessuna azzurra prima. Fino a una medaglia globale, una medaglia europea. Anzi, due: bronzo a Zurigo 1971 e argento a Göteborg 1972 alle spalle dell’austriaca Trixi Schuba che, nemmeno un mese più tardi, a Sapporo, avrebbe vinto l’oro olimpico. Anche la signorina Trapanese, otto volte consecutive campionessa nazionale tra il 1965 e il 1972, prese parte ai Giochi: all’edizione di Grenoble 1968 fu venticinquesima, in quella giapponese di quattro anni più tardi splendida settima. Si sono dovuti aspettare 42 anni e Carolina Kostner con il suo storico bronzo a Sochi 2014 per trovare un miglior risultato tricolore nella specialità.
LE TESTIMONIANZE
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“Non ho mai conosciuto Rita - ha detto Claudia Giordani, argento olimpico nello speciale dello sci alpino a Innsbruck 1976, oggi delegata Coni Città Metropolitana di Milano, a cui va il merito di essere stata tra le promotrici dell’iniziativa - ma, da quasi coetanee, penso di poter bene interpretare i suoi sentimenti dell’epoca. Nell’anno in cui Milano è stata città olimpica e per sempre lo rimarrà, era giusto tributarle un ricordo tangibile. L’auspicio è che il suo esempio sia modello e riferimento alle giovani atlete di oggi”. “Milano, con questa intitolazione, rende omaggio a una grande campionessa e a una concittadina che ha saputo portare nel mondo il talento, la determinazione e i valori dello sport” ha dichiarato l’assessore comunale alla Cultura, Tommaso Sacchi. “I ricordi e la forza dei legami da lei costruiti nel tempo - ha aggiunto Cristiano Vaglini, figlio di Rita, affiancato dalla sorella Gaia - continuano a brillare. Oggi nostra madre ha vinto un’altra splendida gara”. Peccato, tra tante presenze, l’assenza di un rappresentante del comitato lombardo della Federghiaccio, pur annunciato.
L'eredità
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Rita, slacciati i pattini, fece strada in altri ambiti, nel lavoro (responsabile delle relazioni pubbliche di Saima, società anche legata a filo doppio alla leggendaria squadra di hockey ghiaccio) e nel sociale. Un tragico incidente stradale sull’Autosole, tra Reggio Emilia e Parma, il 10 agosto 2000 la portò via a soli 49 anni insieme al marito Maurizio Vaglini, primario dell’Istituto dei Tumori. Rita oggi vive ancora anche a Bobo Diulasso, in Burkina Faso, dove presso una scuola di migliaia di studenti, realizzato tramite il Ciai, il Centro Italiano Aiuti all’Infanzia e inaugurato nel 2002, è operativo un centro sportivo a lei intitolato, oltre a un ambulatorio che porta il nome di Maurizio. È lo stesso anno in cui il Palaghiaccio Piranesi ha malinconicamente chiuso i battenti. Per Rita era una seconda casa: da ragazzina e da atleta, viveva di fronte, in via Kolbe. Milanese in tutto e per tutto. Ora anche di più.








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