Varo entro l'anno per il primo monoscafo volante per competizioni oceaniche a essere completamente autosufficiente dal punto di vista energetico: 100 mq di pannelli fotovoltaici calpestabili, la preda finale potrebbe essere il Trofeo Jules Verne, il giro del mondo in equipaggio: 21.600 miglia nautiche da chiudere entro 40 giorni, 23h30'30"
Maurizio Bertera
7 luglio - 18:08 - MILANO
Un passetto (complicato) alla volta e Ferrari Hypersail è sempre più vicina alla prima, attesissima uscita pubblica, ossia il varo. Quando sarà? Probabilmente a fine anno, manca una data precisa come è normale nel momento in cui si parla di una barca rivoluzionaria – nata per stabilire record - che punta a ridefinire il concetto di navigazione oceanica. Breve ripasso: si tratta del primo monoscafo full-foiling per competizioni offshore, un geniale mix (stiamo semplificando) tra gli AC75 dell’America’s Cup – che gareggiano in acqua quasi piatta – e i 60 piedi IMOCA, protagonisti del circuito oceanico. Una mezza follia. Ma il vantaggio è che la sfida può contare sulla tecnologia di un costruttore come Ferrari che sul fronte sportivo ha un’esperienza di 90 anni. La Casa di Maranello ha già mostrato delle soluzioni tecniche mai viste prima su una barca e altre sono in arrivo: il mondo della vela assiste molto curioso allo sviluppo. "In banchina si percepisce che è qualcosa di grande, di fuori del comune: dal punto di vista tecnico, gli AC75 sono praticamente uguali da tre edizioni come i maxi-trimarani nati un decennio fa. La sfida più grande è riuscire a coniugare innovazione radicale e affidabilità – spiega Enrico Voltolini, project leader del team - Ferrari Hypersail nasce con l’ambizione di esplorare territori tecnologici nuovi e spingere molto avanti il concetto di performance nella vela oceanica. Ecco perché quando si lavora su qualcosa di così innovativo, la vera difficoltà non è soltanto trovare soluzioni rivoluzionarie, ma fare in modo che queste funzionino in maniera consistente e affidabile in condizioni reali, spesso estreme".
il mostro e maranello
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Abbiamo potuto verificare lo stato dell’arte di Ferrari Hypersail in una ‘visita tecnica’ nella factory di Maranello dove più aree sono dedicate al progetto. La barca (lunga 30 metri, larga 20 e con un’alberatura di 40 metri) viene invece assemblata in un sito nei pressi di Pisa. Un ‘mostro’ del genere avrà bisogno di un mare di energia: il Tech Team Hypersail ha sviluppato così un'architettura interamente elettrica con un duplice obiettivo: massimizzare l'efficienza e integrare in un unico sistema tutte le utenze di bordo. L'energia necessaria al funzionamento della barca viene ricavata esclusivamente da fonti rinnovabili disponibili durante la navigazione – principalmente sole e vento – e dall'energia prodotta direttamente dall'equipaggio. “Hypersail è il primo monoscafo volante per competizioni oceaniche a essere completamente autosufficiente dal punto di vista energetico” sottolinea Marco Guglielmo Ribigini, technical team leader. Così per la generazione solare sono stati integrati circa 100 mq di pannelli fotovoltaici calpestabili, installati sia sulla coperta sia sulle murate mentre la parte eolica è affidata a turbine installate a poppa e configurabili in funzione delle condizioni di navigazione. L'energia prodotta viene infine accumulata in due batterie identiche da 800 Volt, che gestiscono i flussi energetici e garantiscono l'alimentazione dei sistemi di bordo in ogni condizione.
winch by wire
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Geniale anche il sistema denominato Winch by Wire, che ripensa integralmente il funzionamento dei tradizionali winch. Nelle architetture convenzionali la forza sviluppata dai grinder viene trasmessa direttamente ai circuiti meccanici o idraulici. Su Ferrari Hypersail, invece, la potenza generata dall'equipaggio viene subito convertita in energia elettrica, centralizzata e redistribuita alle diverse utenze del piano velico. Il vantaggio è duplice: da una parte i grinder possono mantenere una cadenza di lavoro costante, evitando i rallentamenti dovuti all'aumento dei carichi; dall'altra il sistema lavora sempre nel punto di massima efficienza, sia dal punto di vista elettromeccanico sia sotto il profilo metabolico dell'atleta. Il sistema – che abbiamo testato nel ruolo il grinder - permette a un singolo membro dell'equipaggio di controllare carichi fino a nove tonnellate, superando i limiti tipici delle trasmissioni meccaniche e idrauliche tradizionali. “L'energia prodotta dagli "e-pedestal", utilizza gli stessi motori elettrici impiegati nelle sospensioni attive di Ferrari Purosangue e Ferrari F80 – spiega Matteo Lanzavecchia, Ferrari Sports Cars Vehicle engineering director e Hypersail chief technology officer – ed è una delle numerose sinergie tra il mondo automotive e quella della vela. Un esempio: nel Flight Controller attivo che abbiamo realizzato per il fondamentale controllo delle appendici, gli Slow Movements sfruttano la potenza dell'assale elettrico posteriore a 800 Volt di Ferrari Luce, mentre i Fast Movements sono affidati a due pompe azionate da motori elettrici a 48 Volt”.
l'equipaggio
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Per togliersi altre curiosità tecniche, bisognerà aspettare almeno fine anno con il varo ufficiale nel Tirreno Settentrionale dove verrà allestita anche la base permanente del team. “È un’area spesso sottovalutata ma che consente di trovare le situazioni più diverse, dal vento leggero al libeccio da 50 nodi" spiega. Seguiranno mesi e mesi di test in mare e di rifiniture tecniche per la barca come ci sarà da lavorare tanto per mettere in assetto la ‘ciurma’, composta da una ventina di persone, una metà destinata a salire a bordo e una metà di ‘servizio’, altrettanto importante. “Sto cercando velisti ‘fisicati’ con esperienze di alto livello, non per forza legate alle regate oceaniche, e pronti a cercar sempre la prestazione E senza essere ingegneri, sarà fondamentale possedere buone capacità tecniche" racconta Voltolini che nel settembre 2026 svelerà il ‘nocciolo’ dell’equipaggio, i primi cinque che verranno raggiunti man mano dai compagni in vista del debutto agonistico tra un anno, in qualche appuntamento mediterraneo. A quel punto, se tutto funzionerà, si comincerà a puntare i record veri e propri, con un programma esteso al 2031. Evidente che la massima preda è quella rappresentata dal Trofeo Jules Verne, il giro del mondo in equipaggio, 21.600 miglia nautiche da chiudere entro 40 giorni, 23 ore, 30 minuti e 30 secondi. Il tempo stabilito a fine gennaio da Sodebo di Thomas Coville.









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