Non si placa la polemica sulle dichiarazioni del procuratore di Napoli Nicola Gratteri. Che in un'intervista ha detto che voteranno per il sì al referendum sulla giustizia "indagati, imputati e massoneria deviata". Dopo lo scontro a distanza tra il magistrato e il ministro Carlo Nordio sulle reti televisive, centrodestra e fronte per il sì continuano ad attaccare. E l'iniziativa di 51 magistrati tiene alta la tensione. In un comunicato puntano il dito contro "l'assordante silenzio dell'Anm" e si scusano "con i cittadini che si sono sentiti oltraggiati" dalle affermazioni del procuratore. Poi l'affondo: "aumentano le adesioni dei magistrati che votano sì, ci indaghi tutti signor Gratteri". Il plauso per la mossa dei 51 giunge dalla coalizione di governo.
Che intanto accelera sulla campagna, con Fdi pronta a definire l'impegno della premier Giorgia Meloni. Mentre il fronte del no continua con la "difesa della Costituzione" e prova a minimizzare il 'caso Gratteri' parlando di "strumentalizzazione".
Le parole del procuratore, però, restano al centro dello scontro. Per il ministro della Difesa Guido Crosetto, "Gratteri questa volta è indifendibile". Il vicepremier Matteo Salvini, invece, dopo aver ipotizzato una denuncia, parla di "insulti a casaccio". Poi aggiunge: "la prima cosa che mi aspetterei sono le scuse". Ma la presa di posizione più dura arriva dal ministro azzurro Paolo Zangrillo, che solleva "un problema di idoneità di un magistrato a ricoprire quel ruolo". E il portavoce del Comitato 'Sì riforma', Alessandro Sallusti, al "test psicoattitudinale" suggerito da Nordio, vorrebbe aggiungere "un antidoping per vedere le condizioni in cui era Gratteri quando ha detto quelle robe". Ma il pressing giunge anche dai consiglieri laici del Csm. Enrico Aimi, dopo aver chiesto al Comitato di presidenza di aprire una pratica sul procuratore, insiste: "Gratteri non è un intoccabile, le sue sono parole arroganti". Le consigliere laiche Isabella Bertolini e Claudia Eccher, fondatrici del comitato 'Sì Riforma', chiedono al Csm di prendere le distanze da parole definite "gravissime". Ma dai consiglieri togati del Csm - ad eccezione di Bernardette Nicotra - arriva la frenata. "L'azione disciplinare è promossa dal ministro della giustizia e dal Procuratore generale presso la Cassazione", precisano nel documento dove viene espressa la preoccupazione per "il tentativo di trascinare il Csm nel dibattito referendario". Intanto, il centrodestra si prepara allo sprint elettorale.
La direzione di FdI è chiamata a stabilire i dettagli di una partita che anche la premier sarebbe pronta a giocare in prima persona. Tra le ipotesi c'è l'evento di Milano a metà marzo, ma non solo. "Saremo tra la gente", lancia la carica Arianna Meloni. Mentre tra le file del partito si fa sempre più chiaro un messaggio che suona così: "fare subito con una campagna elettorale dove serve la mobilitazione di tutti". E nella direzione, dove non è escluso un collegamento della premier, si discuterà anche della "postura" da tenere nelle ultime settimane. "Il confine tra mobilitazione ed eccessiva politicizzazione è molto sottile", è il ragionamento delle ultime ore. Da FI, intanto, arriva l'invito a evitare in questa fase uno scontro frontale con le toghe. "Andiamo nel merito e arriviamo al bersaglio", è l'appello. La Lega, invece, nel consiglio federale definisce "un impegno totale dopo le Olimpiadi", a cominciare dai gazebo.
Sul fronte del no, prosegue l'impegno della segretaria Elly Schlein in giro per l'Italia per "difendere la Costituzione" ed evitare "un modello Orban o Trump" anche in Italia. Il leader 5S Giuseppe Conte si prepara all'evento in Campidoglio ed è pronto al suo tour tra piazze e università. Mentre Giovanni Bachelet, del comitato della Società civile per il no, parla della riforma come di "un attacco mortale ai nostri diritti".
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