Il team principal Mercedes: "Per i miei piloti sono coach, psicologo e padre adottivo. Ero sicuro del successo di Antonelli"
21 marzo - 07:38 - CASTREZZATO (BRESCIA)
Si sa che lo sport vive di momenti decisivi. La carriera di Andrea Kimi Antonelli non sarebbe stata la stessa senza l’ingresso nel programma junior della Mercedes e il debutto in Formula 1 nel 2025. In entrambi i casi l’ultima parola l’ha avuta il team principal Toto Wolff, che ha scelto di puntare sul talento bolognese quando era solo un ragazzino che correva sui kart. I due si sono incontrati anche ieri sul circuito di Franciacorta, situato a pochi chilometri da Brescia: il 19enne ha accompagnato il papà Marco, impegnato con il suo team, mentre il manager austriaco ha seguito con la moglie Susie il figlio Jack. Il giovane della KR Motorsport, lo stesso team in cui ha corso in passato Antonelli, è arrivato terzo nella categoria Mini U10 alle spalle di due piloti Baby Race: Sasha Miras Y Munoz e Johan Berger, figlio dell’ex pilota di Ferrari e McLaren Gerhard.
Come procede la crescita di Jack?
"È troppo presto per dirlo, siamo qui innanzitutto per divertirci. La Wsk è il livello più alto dei kart, serve a migliorare e capire le gare. L’ambiente è stimolante: io sono uno sportivo a 360 gradi. Non mi sento legato solo alla F.1, mi piace girare e conoscere meglio altre realtà, mantenere i rapporti".
Come gestisce la rivalità tra Antonelli e George Russell?
"Io come capo ho la responsabilità di tutta la Mercedes, ma anche dei piloti. Per questo provo ad essere all’occorrenza severo, un padre adottivo, un coach e un supporto psicologico. Mi impegno per dare a Kimi e George le stesse opportunità. Quest’anno hanno a disposizione una macchina molto competitiva. Dobbiamo continuare a spingere per ottenere i migliori risultati possibili".
Il successo di Antonelli in Cina è stato accolto da molto clamore. Se lo aspettava?
"Sì, ero consapevole che la vittoria nella massima serie mancava da tanto all’Italia (dal GP della Malesia del 2006 con Giancarlo Fisichella, ndr). Adesso è arrivato un pilota che è anche una piccola rockstar, ha dei valori importanti e un bellissimo carattere. È tutto quello che serve per avere successo. Però Kimi non deve ricevere pressioni eccessive". C’era chi diceva che è stato preso in un team di vertice troppo presto. Questo risultato è anche una sua rivincita?
"Sono in questo ambiente da tanti anni e ci sono sempre delle critiche. Spesso arrivano da chi non ha tutte le informazioni a disposizione. Non ci sono tanti piloti in grado di vincere tutto fin dai kart come Kimi. Ho visto la sua crescita da vicino, quindi non ho mai vissuto come un rischio la decisione di prenderlo subito in Mercedes. L’unico pericolo che esiste con i giovani è che non siano pronti a gestire la pressione della Formula 1, ma Antonelli ha sempre avuto a disposizione un’ottima struttura e una famiglia modello attorno a sé. Noi cerchiamo di farlo crescere in un ambiente di successo e la mamma e il papà conoscono molto bene il motorsport. Possono dargli dei buoni consigli".
L’ha visto diverso rispetto allo scorso anno?
"Sì, è normale. Il primo anno nella massima serie è sempre un periodo di crescita e sviluppo. Si passa da momenti brillanti ad altri più duri, come è successo a lui. I risultati adesso stanno arrivando, ma siamo pronti ad affrontare anche altre difficoltà se si presenteranno, a diciannove anni sono normali".










English (US) ·