Si arrabbia perché squilla un telefono, ma è il suo: Sinner contro Moutet, il Baudelaire della racchetta

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Il francese, avversario di Jannik stasera a Miami, ha colpi geniali, ha scritto un brano insieme a Shapovalov e ogni volta che gioca lascia il segno

Lorenzo Topello

Collaboratore

23 marzo 2026 (modifica alle 11:44) - MILANO

A un certo punto, durante il lockdown, Corentin Moutet cerca un antidoto alla noia e la lampadina si accende all'improvviso. Una chiamata a Denis Shapovalov e i due si mettono a scrivere: ne esce Drip, brano bilingue che a Estoril pensano bene di mettere in diffusione quando i due si incontrano sul campo, qualche mese dopo. L'ennesima canzone di Corentin che per passione lascia il segno, dentro e fuori dai corridoi tennistici. In Francia lo chiamavano il Baudelaire della racchetta: non avevano mica tutti i torti. Si sarà interrogato sul curioso paragone anche Jannik Sinner, che trova Moutet al terzo turno di Miami. E magari avrà ripensato all'unico, particolare precedente di un paio di anni fa: Corentin giocava in casa e ci teneva a farglielo pesare... 

IMPREVEDIBILE

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Zoom sul passato. Roland Garros 2024, il tabellone propone un succulento ottavo di finale fra il padrone di casa Moutet (numero 79 del ranking) e Jannik, all'inseguimento del secondo Slam di fila dopo il trionfo in Australia. Corentin scalda la situazione alla vigilia: "Voglio farlo impazzire", prima di chiamare a raccolta il pubblico soprattutto durante il match. La ricetta funziona, almeno all'inizio: Sinner rischia di incassare un clamoroso bagel nel primo set, perdendo tre volte la battuta e finendo fuori giri per il ritmo incontrollato del mancino francese. Moutet parla la lingua dell'imprevedibilità come il connazionale Benoit Paire, di cui copia la barba ed estende il repertorio a tutto campo: serve dal basso all'occorrenza, chiama l'avversario a rete, cerca il vincente con ammirevole regolarità. Il suo pensiero lo ha spiegato in un'intervista: "Amo far spettacolo ma non per compiacere il pubblico: casomai mi piace creare un rapporto con chi mi guarda per ciò che faccio in campo. Se penso solo a vincere, non funziono bene". 

TASTO OFF

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Sinner ha bisogno di un set abbondante per prendere le contromisure al transalpino. Poi trova l'antidoto: cala un 6-3 e subito dopo un 6-2, e il mancino perde smalto. Al quarto set il pubblico ricorda a Corentin di essere dalla sua parte e si lancia in una Ola: Sinner, che era tornato cyborg nei due parziali precedenti, si infastidisce un briciolo. Moutet però è decisamente più nervoso; al quinto game discute con l'arbitro per un fallo di piede durante un tentativo di servizio dal basso (rieccoci). Sinner scandaglia di nuovo il tennis del francese alla ricerca del tasto off. E completa la missione senza difficoltà: Moutet fa check-out a casa sua, Sinner spegne anche la domanda sul comportamento del pubblico ribadendo che "l'atmosfera è stata fantastica, loro sono stati giusti e imparziali. E Moutet mi ha reso la vita difficile oggi: gioca diverso dagli altri, essendo mancino. Il tifo? Beh, sarebbe stato strano se avessero tifato per me". 

PENSATORE

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E rieccoli, dunque. Sulla strada dell'azzurro torna il genio distratto del tennis, quello che a Roma si indispettì per un telefono che non la smetteva di squillare. Salvo poi accorgersi che era il suo: e giù risate col pubblico e Djokovic dall'altra parte. Cos'è cambiato rispetto a un paio d'anni fa? Il ranking di Moutet, più che altro: oggi abita al 33° posto, quasi una cinquantina di posizioni più su del 2024. Merito anche di una stagione, la scorsa, che lo ha visto disputare un paio di finali a livello 250: sull'erba a Maiorca e sul veloce indoor ad Almaty. Conferma di versatilità: il bel tennis, come una buona idea, vale ovunque. E pazienza se Corentin Moutet da Neuilly-sur-Seine, tennista e al contempo artista e libero pensatore, quelle due finali le ha perse entrambe...

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