Il popolare attore e regista, romanista da sempre, torna in Tv con 'Vita da Carlo' e parla dei giallorossi: "La città è ancora calma? Il fatto è che nessuno se l'aspettava..."
Settantacinque anni ad alta intensità. Settantacinque anni in cui Carlo Verdone, per lavoro o per passione, ha potuto vivere mille vite: Ruggero, Furio, Pasquale Ametrano, Oscar Pettinari, il Patata, Gepy Fuxas, Ivano, Raniero e una lunga serie di personaggi di varia umanità. Poi è tornato ad essere Carlo nella serie Vita da Carlo, arrivata alla quarta e ultima stagione, disponibile dal 28 novembre su Paramount+. Nella terza ha vestito i panni molto scomodi del conduttore di Sanremo, mentre nella vita reale, per il suo ultimo compleanno, il 17 novembre, è diventato sindaco di Roma per un giorno («Mi è piaciuto: ho incontrato persone che hanno sempre un sorriso pur tra tante difficoltà»). Vite su vite, «molto lontane dalla mia, io sono solo un regista». Ma nel ventaglio dei ruoli ingombranti ce n’è uno che fa paura anche a lui...
Non vorrebbe essere per un giorno allenatore della Roma?
"Quello è il compito più delicato di tutti, puoi essere fatto fuori in un attimo, se ne sbagli tre di fila la valigia è pronta, te ne devi anna’ perché hai tutti contro e i tifosi a volte sono una brutta bestia. Quando ho iniziato ad andare allo stadio io era diverso, più scenografico, non ricordo particolari scazzottate: è cambiato tutto dopo l’omicidio del povero Paparelli, da là c’è stata una svolta verso il peggio e il calcio non è più stato lo stesso".
Va ancora allo stadio?
"Certo che ci vado, se non sto girando altrove ci vado sì! L’ultima che ho visto è stata Roma-Parma. Abbiamo giocato molto bene e abbiamo vinto. E ora siamo primi... Gasperini era stato annunciato come una persona che il pubblico avrebbe odiato, averlo scelto sembrava quasi un affronto alla città, forse perché si fa molto i fatti suoi. Ma se adesso vai da un romanista e gli nomini Gasperini, guai a chi glielo tocca!".
A lei piace il Gasp?
"Molto, i giocatori ora sanno dove devono stare, alcuni sono resuscitati, tipo Celik che è diventato improvvisamente un fenomeno, Mancini è sicuramente migliorato, Pellegrini risorto... E poi li sa mettere bene in campo, perché noi, diciamocelo, non abbiamo una squadra completa, ci mancano i centravanti e pure una fascia. Lui è comunque riuscito a mettere a posto il mosaico. Ha fatto un lavoro molto intelligente e di grande competenza, in questo momento è al massimo del mio gradimento".
La sua Roma, come diceva, è prima in classifica e il 30 novembre arriva il Napoli.
"Già, io non mi faccio tante illusioni, mi basterebbe entrare in Champions League perché ci sono rivali al momento più complete. Certo, il Napoli ha Lukaku rotto e qualche altro infortunato, ma la squadra è solida, così come l’Inter. Al Milan bisogna stare attenti perché se azzecca due partite diventa tosta, quindi non mi faccio molte illusioni. Però sperare in qualcosa di importante non è male, alla fine la squadra c’è, i calciatori mi sembrano tranquilli, contenti del modo e della posizione in cui giocano, sono ben collegati, c’è molta empatia. Quindi siamo contenti anche noi, finalmente vediamo una squadra che ci dà delle soddisfazioni, andiamo allo stadio e diciamo: 'Abbiamo vinto e abbiamo visto pure un bel gioco' oppure 'Abbiamo perso, peccato perché abbiamo giocato bene'. Ora vengono prese con filosofia anche le sconfitte".
Fatto piuttosto insolito a Roma. Ed è insolito pure che nonostante il primato il “volume” della città sia ancora piuttosto basso.
"Perché nessuno se l’aspettava, è questa la cosa bella. Non facciamo tanto rumore perché siamo tutti quanti a bocca aperta, ma nello stesso tempo con i piedi per terra perché sappiamo che ci manca ancora qualcosa. Fortunatamente la squadra, per la disciplina che ha e per il gioco piacevole che offre, ci sta dando molto, quindi chissà dove arriverà, speriamo più in alto possibile. Certo, avessimo avuto Pruzzo vincevamo il campionato. Vediamo che succede a gennaio".
Nel suo giorno da sindaco ha scoperto qualcosa dello stadio della Roma a Pietralata?
"A dire il vero abbiamo parlato di tutto, ma non di quello. Però ho visto sui tavoli di Gualtieri dei disegni su Pietralata e lo stadio, ci sono delle prospettive dell’impianto, dei giardini... Vuol dire che questa cosa si fa. Gli ho fatto anche una domanda sul Flaminio, perché è proprio brutto vedere uno stadio in pieno centro ridotto a rovina antica: ha detto che la Lazio sembra sia seriamente interessata metterlo a posto. Speriamo".
In questa serie giunta al suo ultimo atto non c’è molto calcio. Eppure fa parte della sua vita.
"In modo diverso rispetto a un tempo. Prima andavo in Curva, ora ho la tribuna e non c’è niente di poetico, è tutto un salutare presunti amici, industriali... Negli Anni 70, quando non avevo i soldi, non ero nessuno e andavo in Sud era un’altra cosa".
A proposito di amici o presunti tali, com’è il rapporto con Totti?
"Con lui siamo amici, veramente, però ci vediamo poco: lui fa una vita molto ritirata, io ne ho una anche troppo dinamica. Dobbiamo fare ‘sta benedetta cena da me da anni, sta diventando una presa in giro! Ma la farò, adesso che mi fermo con la promozione della serie la faccio".
Uno sportivo che vedrebbe bene in un suo film?
"Potrebbe essere divertente avere Alcaraz, ha una faccia da pischello, divertente, potrebbe essere il l’amico dinamico del gruppo. Ha sempre il sorriso, fa molta empatia, mentre a Sinner il sorriso lo vedi poche volte. Per carità di Dio, parliamo di un grandissimo giocatore, non sbaglia niente, è tutto perfetto, sembra che stai giocando con la Playstation. In Alcaraz sento più anima, in Sinner una programmazione robotica. Ma che gli vuoi dire? È un campione e quando quei due si sfidano tifo Jannik".









English (US) ·