Vedi Napoli e poi... esulti 30 anni dopo Cipo: perché la prima di Ballerini è speciale

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Alla scoperta del canturino della XDS-Astana, uno dei corridori più benvoluti nel gruppo. Il successo sul traguardo del capoluogo campano mancava all'Italia da 30 anni, da quando Cipollini vinse sul lungomare nel 1996 

14 maggio - 19:56 - MILANO

No, non è parente di Franco Ballerini, il mitico vincitore di due Roubaix e grande commissario tecnico azzurro morto il 7 febbraio 2010 in un incidente di rally. Ormai non lo chiedono più questo a Davide Ballerini, ma adesso conviene ricordarlo nel momento in cui il canturino della XDS-Astana ha ottenuto il successo più importante della carriera, una tappa al Giro d’Italia che vale anche di più dell’Het Volk, classica di apertura del Belgio che aveva conquistato qualche anno fa. Ballerini se l’è dovuto sudare questo successo, e non per modo di dire: prima del Giro si era sbloccato vincendo una tappa al Giro di Turchia, ma prima ancora non andava a segno dalla fine del 2022. Ha passato anni importanti nel gruppo Quick-Step e adesso ha trovato grande fiducia in questa squadra, arrivando al punto di vincere a Napoli, uno dei traguardi più prestigiosi del Giro d’Italia e dove un italiano non esultava da 30 anni, da quando Cipollini vinse sul lungomare nel 1996. Ballerini aveva fatto anche il bagnino da ragazzo, prendendo il brevetto del nuoto di salvamento. E non ha mai nascosto di avere in camera il poster proprio di Franco Ballerini, perché Davide ama le corse del pavé e un giorno sogna di essere protagonista alla Roubaix, la regina delle classiche. 

PIU' DI UN GREGARIO

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Stiamo parlando di un uomo squadra perfetto e lo si è visto pure dopo la linea bianca a Napoli, quando tutti i compagni si sono fermati uno a uno per salutarlo. E il primo ad abbracciarlo è stato Emilio Magni, storico medico anche di Marco Pantani. Ma per capire quali siano stati gli inizi del giovane Ballerini, facciamo parlare lui stesso: "Mio padre fin da piccolo mi portava a vedere le corse. Il primo ricordo “nitido” che ho è la vittoria di Paolo Bettini al Lombardia 2005. In realtà dopo mi sono buttato sulla mountain bike, mi piaceva correre nei boschi e ancora adesso la uso molto. Però mio padre spingeva per la strada e mi ha iscritto alla Capiaghese di Capiago Intimiano (Como). Qui, da allievo, ho trovato una persona speciale come Augusto Savoldi che mi ha dato fiducia, anche quando altri mi sconsigliavano di andare avanti, perché avevo 15-16 anni e i risultati non arrivavano". Nel 2017 è passato tra i grandi grazie al compianto Gianni Savio: "È stato l’unico che mi ha voluto nel momento più difficile e mi ha permesso di entrare nel ciclismo che conta". 

il dramma

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Aveva vissuto da vicino pure il dramma dell’allora compagno Fabio Jakobsen, che per un incidente in volata aveva rischiato di morire al Polonia 2020: "La notte non ero riuscito a chiudere occhio, ma furono i familiari stessi di Fabio a chiederci di continuare. E io riuscii a conquistare l’ultima tappa per dedicargliela". Quasi un segno del destino che oggi sia riuscito a vincere sull’acciottolato di Piazza del Plebiscito davanti a Jasper Stuyven e Paul Magnier, lui che resta uno tosto, uno da Nord. E che, a 31 anni, non ha smesso di migliorare in questo ciclismo sempre più competitivo e complicato. “Ballero” è uno che ce l’ha fatta, e non troverete uno nel gruppo che non ne sia felice: ha la rara dote di farsi apprezzare da tutti.

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