Da Brignone a Delago, da Borriello a Kaka, così Angelo Appiotti con la chirurgia refrattiva aiuta a vincere: “In sport dove i centesimi decidono tutto, leggere prima il terreno o reagire più in fretta può cambiare una gara. Ma ancora non tutti lo sanno”
“Vedere bene in pista è un’arma in più”. Angelo Appiotti, esperto internazionale di chirurgia refrattiva, negli anni ha corretto i difetti visivi di tanti campioni. Dallo sci (con Federica Brignone, Nicol Delago, Elena Curtoni e Christof Innerhofer) al calcio (Kaka è stato un suo illustre paziente, oltre a Borriello, Ambrosini, Abate, Favalli). “Il progetto è nato perché sono un ex atleta pro e ho capito quanto la visione è importante: vedere meglio poteva essere un plus per la performance. In sport in cui i centesimi fanno la differenza leggere in anticipo le variazioni del terreno, reagire con maggiore tempestività, ridurre l’affaticamento visivo e aumentare la sicurezza complessiva in gara rappresenta un grande vantaggio”.
C’è l’esempio di Sochi 2014, quando in una giornata di visibilità piatta Innerhofer fu d’argento alle spalle di Mayer.
“Lì Bode Miller mi fece una grande pubblicità, indirettamente. Perché arrivò ottavo per un errore in un passaggio in cui non si vedeva bene e al traguardo dichiarò: ho perso una medaglia perché non mi sono operato agli occhi. Aveva ragione: senza l’ingombro di occhiali o lenti a contatto, l’atleta può allenarsi e gareggiare con maggiore stabilità visiva”.
Come funziona il suo metodo?
“È un approccio personalizzato anche per le esigenze degli sportivi di élite: l’atleta viene servito con un vestito su misura, dipende dalle sue esigenze, da quelle del suo sport. L’obiettivo è di far conoscere che questa è una possibilità in più in mano agli atleti. Da più di 20 anni si parla di chirurgia refrattiva, ma ancora in tanti non sanno di cosa si tratta, di quali vantaggi potrebbero esserci”.
Ci sono sport in cui il vantaggio è maggiore?
“Non si tratta di un intervento standardizzato, ogni sport ha le proprie peculiarità: per esempio nel calcio, nel basket e nella pallavolo l’importante è lavorare sul campo visivo. Anche nel tennis, che sia indoor o all’aperto, la velocità di reazione è fondamentale. Bisogna sdoganare questa cosa: capisco che un atleta abbia paura, ma da sportivo se ho un problema articolare mi rivolgo allo specialista, lo stesso deve essere se non ho una vista perfetta. L’obiettivo è di combattere la disinformazione, far capire che c’è anche questo strumento”.









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