L’ex centravanti estasiato da Leo: "Oggi l’Argentina adora Messi: la storia gli ha reso giustizia"
Tra i tanti meriti di Leo Messi possiamo aggiungere anche quello di saper ancora far emozionare un signore di 70 anni che le ha viste tutte. Jorge Valdano 40 anni fa era in Messico a giocare con Diego, oggi è in Messico a commentare le prodezze di Leo. E la sua voce trasmette un sentimento di sincero trasporto.
Cosa possiamo dire di questo ennesimo show?
"Che è stato emozionante. Perché non era scontato: ci chiedevamo come stava Leo, quanto potesse condizionarlo il fatto di giocare in un campionato minore e se l’età potesse influire sul suo rendimento. Ha risposto in maniera straordinaria a ogni domanda. Lo scorrere del tempo invece che logorarlo gli ha dato addirittura più saggezza. È nato genio e ad ogni Mondiale diventa più saggio. Lo dico perché è uscito all’80’, cosa per nulla scontata per un animale competitivo come lui".
L’abbiamo visto addirittura aiutare in difesa.
"Sapeva perfettamente quando doveva pressare, e con la sua iniziativa contagiava tutta la squadra. Tutto ciò che fa ha delle conseguenze sugli altri: per i compagni perché è evidente che lo adorano, e per i rivali perché è evidente che lo temono. Le dico una cosa. In Argentina c’era un mago molto famoso, René Lavand, che aveva un solo braccio. Nessuno riusciva a seguire i suoi trucchi, così lui diceva sempre: “Lo faccio più lentamente”. E niente. Più lento. E niente. Ancora. E niente. Per Leo è lo stesso: ad ogni Mondiale rallenta ma nessuno riesce a prenderlo, nessuno scopre il suo trucco. Siamo di fronte a un tipo che regna da 20 anni: ha un talento superiore".
La prossima settimana compie 39 anni.
"Si mantiene perché sa giocare a qualsiasi velocità e perché oggi viviamo in un’epoca di scienza applicata allo sport. Per la prima volta in un Mondiale ci sono 8 giocatori di più di 40 anni, per la prima volta ce ne sono più di 20 over 38. Professionalità, alimentazione, allenamento personalizzato, i giocatori possono allungare le loro carriere. Il problema non è più fisico, è il non perdere la fame, e giocatori come Messi o Cristiano Ronaldo moriranno affamati. Io ieri durante la telecronaca quando Leo ha segnato il terzo gol in preda a un attacco di entusiasmo irrazionale ho chiesto che giochi il Mondiale in Spagna, nel 2030".
Lunedì saranno 40 anni dalla ‘Mano de dios’, il famoso Inghilterra-Argentina.
"Si, e Leo non poteva rendere omaggio a Diego in maniera migliore, io la vedo così. Diego ha avuto bisogno di cose altamente emozionali per convertirsi in un mito, in cambio Leo è un mito con 200 partite in nazionale sulle spalle. Non ha nessun Inghilterra-Argentina, ma in compenso ha 200 partite con la nazionale e una carriera super, anche perché non bisogna mai dimenticare ciò che ha sofferto Leo vestendo la maglia-Argentina".
Ecco. Paragoni, critiche, veleni… Ora è tutto dimenticato, ma queste cose sono rimaste lì sulla testa di Leo per tanto tempo.
"Molto tempo. Il tempo necessario alla gente per capire che Diego e Messi rappresentano due forme diverse dell’essere genio. Non ci sono mai due geni identici. E l’Argentina ha avuto l’enorme fortuna di poter godersi due mostri così".
L’unico Paese che ha due geni di questa portata. E occhio con Di Stefano!
"Esattamente, io direi tre. La cosa si spiega con la nostra cultura sportiva: siamo un Paese che ha fatto del calcio il suo unico sport. Si, un po’ il basket, altre cose minori, ma dai tempi dei tempi la nostra energia psicologica è stata incanalata verso il calcio, non c’è stata dispersione in altre discipline".
Torniamo al genio di Diego e a quello di Leo.
"Diego è stato un genio creato dalla strada. Leo è un genio metà di strada e metà di accademia, perché a 12 anni è andato a Barcellona entrando in una delle migliori scuole calcio del mondo".
Un altro Mondiale sarebbe un’overdose di giustizia poetica, o divina. Vedremo, è troppo presto. Però è innegabile che con l’Algeria tutta la squadra si è mostrata molto matura
Il secondo genio ha sofferto il primo: i paragoni sono odiosi, ma si fanno continuamente.
"Si, anche se Diego è sempre stato molto generoso con Leo riconoscendogli la sua superiorità generazionale. Parliamo di due bestie: Diego era un animale feroce, e con un incredibile senso di opportunismo. Abbiamo citato l’Inghilterra-Argentina: quel giorno il Paese chiese a Diego uno sforzo titanico e la Provvidenza gli fece segnare due reti che incredibilmente 40 anni dopo sembrano essere addirittura più vive di quando le segnò. È impressionante vedere come le emozioni sopravvivano nella memoria collettiva".
E Leo è...?
"Un animale sereno. Una serenità che gli ha permesso di convivere con la fama in una maniera più sana rispetto a Maradona, estendendo la carriera per 20 anni. E oggi l’Argentina adora Messi, è un idolo nazionale e io sono molto felice per questo. Il Mondiale in Qatar ha rappresentato una forma di giustizia poetica: erano in tanti a sperare che Leo chiudesse la sua carriera con un Mondiale, che la storia gli rendesse giustizia".
E ora cerca il secondo! Jorge ride.
"Sarebbe un’overdose di giustizia poetica, o divina. Vedremo, è troppo presto. Però è innegabile che con l’Algeria tutta la squadra si è mostrata molto matura, adulta, ed è normale: rispetto al Qatar ha acquisito molta più esperienza. Si è visto chiaramente che forti dell’esperienza di 4 anni fa con l’Arabia Saudita sapevano che la prima partita è una trappola e non hanno dato spazio ai dubbi".
Lionel Scaloni per primo.
"Chiaro. È la persona perfetta per questo gruppo: è rispettato, non ruba la scena ai calciatori, tatticamente si posiziona a metà tra Bilardo e Menotti artefici di una lunga lotta ideologica nel Paese. Porta pace che è fondamentale in un Mondiale".










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