Usa, che sia la volta buona? Ora la gente è davvero pazza per il "soccer"

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Non solo i risultati raggiunti da Pochttino: il fenomeno Messi, la Premier e la Champions hanno molti estimatori. E per le strade i ragazzini indossano le magliette della nazionale

Ancora negli occhi le vertigini delle Finals NBA più emozionanti degli ultimi anni e Manhattan trasformata in Rio de Janeiro dopo la vittoria dei Knicks: vedere Spike Lee ballonzolante tra la gente valeva un’attesa di 53 anni. Si è chiusa pure la stagione della NHL e la Stanley Cup è finita nelle mani degli Hurricanes, nella Carolina del Nord: è il primo titolo dei principali campionati vinto da una franchigia di quello stato. Il baseball, come da tradizione centenaria, vive il suo lungo e sonnolento avvicinamento all’estate, ma arriverà il tempo in cui il grande romanzo americano si accenderà di passione, quando arriverà la postseason a ottobre. In questo momento, nell’immaginario americano, sembra quindi esserci solo un sport davvero al centro della scena: pare incredibile, eppure è il caro vecchio soccer. Ogni quattro anni riscuote interesse quando arriva la Coppa del Mondo e ci si ritrova a cantare l’inno davanti alla tv o a cercare su Google chi sarà il prossimo avversario dello zio Sam, poi però finisce sempre in cantina. Stavolta potrebbe essere diverso: l’innamoramento ha contorni più reali, solidi, un po’ perché il Mondiale è casalingo e mostra un gigantismo che si sposa molto con la cultura locale, e un po’ perché mai si era vista una nazionale Usa con così tanto talento sparso per il campo. Il 4-1 al Paraguay, in uno stadio immaginifico che cantava allo sfinimento le solite tre lettere, U-S-A U-S-A, è stato un acceleratore potentissimo dei sentimenti patriottici. A lungo questo Mondiale, fortemente a trazione trumpiana, ha vissuto di polemiche e divisioni interne anche dentro all’opinione pubblica americana – respingimenti alle frontiere, tensioni politiche sull’Iran, discussioni sull’immigrazione, prezzi completamente fuori controllo –, ma la squadra di Pochettino ha avuto il merito di farle sfumare per quanto possibile, rimettendo al centro i sogni e le speranze del campo. Del resto, il ct argentino lo ha ripetuto per mesi e continua ancora. La sua frase è diventata quasi un manifesto politico: “Why not us?”. Perché non noi? Perché non possono essere gli Stati Uniti i signori anche del calcio in questo evento nel loro giardino di casa? E, a questo punto, perché la palla da soccer non può diventare un attrezzo familiare come gli altri arnesi degli sport nazionali: bisognerà competere sempre con un fuoricampo, un touchdown, un tiro da tre, un power play sul ghiaccio, ma che emozione contagiosa quando Balogun ha fatto doppietta ai paraguaiani. 

il boom

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Per le strade di Los Angeles, l’area che fa da casa all’USMNT (United States Men's National Team), si moltiplicano addosso ai ragazzi le magliette della nazionale, soprattutto quella di Pulisic: il milanista resta pur sempre il giocatore-vetrina, altrimenti non gli avrebbero dato il soprannome “Capitan America” che ben gli calza. Attorno a lui, un gruppo che unisce esperienza internazionale, doti tecniche e profondità: dallo juventino Weston McKennie a Folarin Balogun, il centravanti londinese nato a Brooklyn per caso. Nomi ormai familiarissimi nelle news di tutto il Paese, mentre la Fox che detiene i diritti continua a riempire il palinsesto con dirette senza fine delle sue tre star: microfoni in mano a Thierry Henry, alla nostra vecchia conoscenza Alexi Lalas e, per la gioia dei tifosi milanisti, a Zlatan Ibrahimovic. I primi dati televisivi del torneo hanno confermato una sensazione che era già percepibile nelle città del torneo, Los Angeles su tutte, e pure sui social network: il pubblico c’è, l’interesse cresce. Usa-Paraguay negli Usa ha fatto nel totale quasi 25 milioni di spettatori, superando addirittura gara 3 e l’immaginifica gara 4 delle Finals NBA. 

politica e star

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Anche la politica ha fiutato il momento. Donald Trump, che ha definito il Mondiale “un’opportunità straordinaria per mostrare al mondo la forza americana”, ha più volte sottolineato il valore simbolico dell’evento, ma sulle frontiere zero concessioni: le tristi scene alla frontiere faranno per sempre parte di questo racconto. Allo stesso modo, numerosi esponenti dell’amministrazione e governatori degli Stati coinvolti hanno parlato del torneo come di un’occasione unica per promuovere il Paese e rafforzare il senso di appartenenza nazionale. Prendete Gavin Newsom, governatore democratico della California, tra i più duri oppositori di Donald e possibile candidato presidenziale nel 2028: per lui questo Mondiale rappresenta una rara occasione di convergenza istituzionale con la Casa Bianca. Ha scelto di tenere il più possibile il torneo fuori dalla normale polarizzazione politica e per il debutto al SoFi era nella stessa suite del segretario di Stato Marco Rubio e del presidente della Fifa Gianni Infantino, il più fedele scudiero di Trump nel variegato mondo della politica sportiva. Vicini a loro, poi, una valanga di celebrities, come nemmeno al Garden di New York per i Knicks: da Sofia Vergara a Paris Hilton, arrivando fino a Katy Perry, star della cerimonia di apertura, pronta a sbaciucchiarsi con il fidanzato, l’ex presidente del Canada Justin Trudeau. Anche questo è un cambiamento notevole nella cultura popolare: celebrità, attori, musicisti, imprenditori, sempre più figure pubbliche americane parlano di calcio senza alcun complesso. Non lo trattano come uno sport esotico da seguire ogni tanto, ma come parte integrante del panorama sportivo nazionale. Ad esempio, Anne Hathaway, due Oscar in salotto, ha festeggiato la Premier League del suo amato Arsenal neanche fosse Nick Hornby. 

why not

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Come sempre sono, comunque, i numeri a dare un peso a questa tendenza crescente. Secondo un recente studio Nielsen, il numero di appassionati di calcio in Nord America è cresciuto del 10,9% negli ultimi cinque anni e supera ormai i 136 milioni di persone. Solo negli Stati Uniti i tifosi di soccer sono circa 62,5 milioni, una base che colloca il Paese tra i più grandi mercati calcistici del pianeta. Ancora più significativo è il dato generazionale: il 76% degli appassionati appartiene a Millennial e Gen Z, il che suggerisce una crescita destinata a consolidarsi nel tempo. Inoltre, il 64% degli intervistati ritiene che l’interesse generale per il calcio aumenterà ulteriormente nei prossimi anni. Dentro al boom, ovviamente anche l’effetto Messi, un tornado arrivato nella MLS: con l’argentino a Miami è cambiata la percezione stessa della lega. Non è stato soltanto un colpo mediatico, ma Leo ha modificato il valore commerciale del campionato, ha permesso di rafforzare l’accordo con Apple TV e ha portato nuovi sponsor, nuovi tifosi e nuovi investimenti. Le competizioni legate alla MLS hanno registrato impennate di ascolti e interesse, mentre la stessa lega ha comunicato per il 2025 una crescita del pubblico vicina al 30% tra piattaforme lineari e streaming. Gli stadi sono più pieni, le Academy producono più talenti, la Champions League si segue anche qua con maggiore attenzione rispetto al passato e, tra i campionati europei, la Premier fa un torneo a sé. E, allora, cosa manca a questa industria in espansione? Un grande risultato della Nazionale davanti al mondo intero: impensabile un tempo, adesso why not?

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