Misiani (Pd) promuove l'operazione e invoca la mediazione del governo. Calcaterra (Bocconi): scenario più probabile nei prossimi tre-cinque anni è mantenimento di una quota di minoranza strategica intorno al 30%
16 marzo 2026 | 17.15
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La grande danza del risiko europeo alla prova del nazionalismo tedesco. L’offerta pubblica di scambio lanciata da Andrea Orcel per conto di Unicredit per superare la soglia del 30% nel capitale di Commerzbank riaccende il confronto sulle fusioni bancarie transfrontaliere in Europa. L’operazione, che nelle intenzioni della banca italiana dovrebbe aprire un dialogo con l’istituto tedesco su una possibile futura integrazione, ha però incontrato fin da subito la chiusura di Berlino. Da notare: chiusura di sistema, perché ad opporsi non sono soltanto Commerz, sindacati e governo di destra ma anche il gruppo parlamentare del Partito socialdemocratico tedesco (Spd) ha respinto con fermezza il tentativo di acquisizione della seconda banca tedesca.
Antonio Misiani, responsabile economia e finanze del Pd, dice che sarebbe utile un’iniziativa politica a sostegno del confronto. "Credo che sarebbe importante che il governo italiano dialogasse con quello tedesco con un approccio di supporto a questa operazione", sottolinea all'AdnKronos, commentando le resistenze emerse in Germania. Per Misiani si tratta di "un’operazione coerente con l’obiettivo di creare grandi gruppi bancari transnazionali". In Europa, ricorda, "in tanti sostengono la necessità di arrivare a un’unione dei risparmi e degli investimenti, indicata anche nel rapporto di Enrico Letta e Mario Draghi". Per questo servono banche "di dimensioni e portata adeguata a questo obiettivo", e Unicredit – istituto italiano ma con una forte presenza europea – "lo è: vedo con favore l'operazione".
Tutto giusto, ma dalle parti di Berlino - almeno finora - si parla solo tedesco: già lo scorso giugno il cancelliere Friedrich Merz aveva espresso una posizione molto netta sulla possibile integrazione tra i due istituti. Nella tradizionale conferenza stampa estiva della Cancelleria, Merz aveva parlato di "rischi di mercato" e soprattutto di "un approccio ostile alla Germania che non accettiamo", lasciando intendere una forte contrarietà politica a una scalata da parte di Unicredit. Parole che, pur pronunciate mesi fa, tornano ora a pesare: perché non si tratta di un'ostilità nata ieri l'altro.
La finanza di sistema, con buona pace dei sostenitori del 'laissez faire', non è una creazione dell'esecutivo italiano con la vicenda Mps. Il governo federale tedesco possiede ancora circa il 12% di Commerz, quota residua del salvataggio pubblico durante la crisi finanziaria del 2008-2009, e considera l’istituto un attore centrale nel finanziamento del Mittelstand. Che fare? Più che l’avvio di una scalata ostile nel breve periodo, la mossa di Unicredit potrebbe diventare il punto di partenza per un dialogo industriale che, se le condizioni politiche e di mercato lo consentissero, potrebbe evolvere nel tempo verso forme di integrazione più profonde. Come osserva all'AdnKronos il professore di Corporate Finance della Università Bocconi, Michele Calcaterra, in un contesto europeo dove le fusioni bancarie transfrontaliere restano rare e politicamente sensibili "lo scenario più probabile nei prossimi tre-cinque anni è il mantenimento da parte di Unicredit di una quota di minoranza strategica intorno al 30%, oppure – eventualmente – una fusione amichevole nel medio termine".
Difficile ipotizzare, spiega il professore, "un takeover ostile nel breve periodo". Anche se, a quanto apprende AdnKronos da fonti qualificate, "tra le prossime tappe da osservare ci sono anche i conti delle due banche, attesi a inizio maggio, che potrebbero fornire indicazioni sull’andamento delle rispettive performance". Non solo, spiegano le fonti, "sarà difficile per i sindacati tedeschi giustificare il no a Unicredit sulla base della difesa dei posti di lavoro", se il management tedesco di Commerz "sarà costretto comunque a ulteriori tagli sul personale per far quadrare i conti".
I sindacati tedeschi, conferma all'AdnKronos l'Executive Partner di Copernico Sim, Pietro Calì, "si sono messi da subito di traverso, ma Commerz sono anni che è in difficoltà e sono già mesi che licenziano". La partita è appena iniziata, è apertissima e sarà il banco di prova per capire se davvero - anche dal punto di vista finanziario - l'Ue intende tenere testa ai colossi bancari di Usa e Cina. (di Andrea Persili)
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