una foto una storia
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L'Izoard di Coppi al Tour del 1951 non ci sarebbe stato senza Giannetto Cimurri, custode dei muscoli e confessore dei grandi del nostro ciclismo. La sua ricetta ("pillole di gallina, sciroppo di cantina e iniezioni di tagliatelle") divenne mito
Quel Tour del 1951 Fausto non lo voleva neanche correre. Pensava di smettere, la morte di suo fratello Serse lo aveva devastato. Lo convinsero ad andare in Francia, ma nella sedicesima tappa conobbe la crisi più profonda della sua vita, arrivò al traguardo di Montpellier vuoto, fuori tempo massimo, quando la festa per il vincitore di tappa era già finita. I francesi sapevano del dramma di Coppi, lo seguivano con gli occhi in silenzio, per fargli sentire un abbraccio. L’unico che poté mettergli davvero un braccio sulle spalle era quel tipo con i pantaloni alla zuava e i capelli ricci. A lui Fausto disse le sole parole della giornata, gli chiese un bagno con acqua e aceto. Giannetto Cimurri, il mago, gli preparò la vasca, poi lo asciugò e lo stese sul lettino dei massaggi. Fausto non parlava, Giannetto gli raccontò che la giuria aveva deciso di riammettere i quaranta ritardatari, lui compreso. Neanche quella notizia parve scuoterlo. Ormai da giorni il campione mangiava pochissimo, beveva e basta. Quella sera non scese a cena con il resto della nazionale, Giannetto gli preparò un vassoio e glielo portò in camera. Rimase lì finché non lo vide buttare giù tutto, ma non era affatto sicuro che Fausto si sarebbe presentato di nuovo al via. La mattina dopo il Mago entrò nella stanza del campione, gli portò la posta. C’era anche una lettera da Reggio Emilia, l’avevano scritta per lui i figli più grandi di Cimurri, Raffaella e Chiarino, e dentro avevano messo una foto che qualcuno aveva scattato qualche mese prima in Liguria, a Loano. C’erano Fausto e i suoi gregari, Ettore Milano e Michele Gismondi, si erano inventati una volata per far vincere Giorgio, il figlio più piccolo di Giannetto, che aveva tre anni e mezzo. "Hai visto? Hai battuto Coppi". Fausto guardò quella foto e finalmente sorrise. Forse ripensò a quella primavera, quando c’era ancora Serse. O magari vedendo gli occhi felici di quel bambino si ricordò all’improvviso della vita. Giannetto non chiese altro. Di solito faceva le magie con le mani, quella volta era bastata una lettera con dentro una foto. Coppi ripartì. E quattro giorni dopo passò per primo in vetta all’Izoard e vinse la tappa a Briançon.










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