Quasi sempre analizziamo mani nelle quali l'azione è "attiva": siamo indecisi tra un check e un bet o tra un call e un raise? Esistono risposte e teorie decisionali ottimali. Spesso però si tende a sottovalutare l'importanza di abbandonare la mano perché continuare potrebbe portare più guai che benefici
Il gesto di per sé è semplice: prendere le carte in mano e lanciarle lontano dalle nostre chips, in direzione del dealer. Succede in modo "tranquillo" nel preflop ma dentro al colpo sappiamo ritirarci? Riconoscere l'importanza del fold nel Texas Holdem è un altro modo per migliorare
IL NOSTRO EGO SPESSO SI METTE IN MEZZO
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Prendere sul personale ogni duello al tavolo non ci porterà molto lontano. Un avversario ha vinto contro di noi due mani di fila? Ci "impuntiamo" affinché il conto non arrivi a tre. Altro possibile scenario: abbiamo chiamato con una coppia medio bassa e su un board K♥ 4♣ 7♥ J♠ ci convinciamo che "oppo" (il nostro avversario) abbia un flush draw come A♥ T♥ e vogliamo stanarlo con la nostra coppia di 6. Il tutto senza prendere in considerazione mani con KQ o (banalmente) TT che, senza un'azione attiva da parte nostra, ci batterebbero. Una delle tante differenze tra giocatori "ricreazionali" e professionisti è l'arte del fold. Sapere esattamente quando lasciare il piatto al nostro avversario, non tanto perché abbia una mano necessariamente più forte, ma per via di uno spot rischioso. Troppo spesso motivazioni di ego personale si mettono in mezzo: "non voglio che mi giri bluff" oppure "non ha senso bettare con top pair su quello spot" sono giustificazioni che erodono il nostro stack. Senza capire bene come, ci ritroviamo corti e con pochissimo margine di manovra. Spesso la risposta alla domanda: "Ma come ho fatto ad accorciarmi?" è: non ho mai foldato
L'IMPORTANZA DEL FOLD NEL TEXAS HOLDEM
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Non andiamo molto lontani dalla realtà affermando che saper foldare è forse uno degli aspetti più importanti del gioco. Partiamo da un concetto semplice che però in molti non considerano: le chips nel piatto non sono più nostre. Stiamo inseguendo l'ennesimo progetto? Non vale (sempre) dire: "Ho già messo un po' di (mio) stack nel mezzo" perché diventa vostro solo se torna nella vostra direzione. Riconoscere quando foldare è l'aspetto più complicato (e spesso lo è anche per i pro): partiamo dal preflop e da quella quantità di mani marginali che ci piace giocare. Iniziamo a foldarne almeno il 70%. Difendere il BB con 72off solo perché "costa un solo buio in più" è concettualmente sbagliato. Non potete sapere quante chips vi costerà un flop 9♦ 7♣ 4♠ e sappiamo che la "curiosità" di vedere se quel 7 basti è spesso un passo verso l'erosione dello stack. In più ci sono le caratteristiche nostre e dei nostri avversari: per scoprire un bluff avversario la strada è quasi sempre fare check-call senza "aggredire". Non abbiamo mai la possibilità di vincere il piatto con un fold altrui e magari tra turn e river "oppo" trova valore. A proposito di river: essere magari dentro in 3 al flop, abbandonare al turn e scoprire che il nostro incastro si sarebbe materializzato è un altro modo per perdere stack nelle mani successive. "Questa volta non foldo" ma al river non esce la vostra. Il consiglio finale è quello di foldare senza rimpianti "psicologici". Saper gettare le carte non è semplice ma i tornei non si vincono entrando in tutti i piatti








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