Uefa, Inter e Milan promosse. Cosa cambia adesso sul mercato?

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I due club milanesi, dopo aver risanato i conti, sono usciti dal settlement agreement sottoscritto nel 2022. La Roma, invece, ha ricevuto una multa e deve produrre plusvalenze entro giugno

Inter e Milan hanno fatto i compiti a casa con diligenza e disciplina. E la “maestra” Uefa li ha promossi. La Roma, invece, ha lasciato qualche pagina vuota ed ha ricevuto una leggera bacchettata. Potremmo sintetizzare così il responso della Prima sezione dell’Organo di controllo finanziario dei club che ha completato il controllo delle società soggette al settlement agreement, tra cui le tre italiane. È bene chiarire subito una cosa, nel caso delle milanesi, per evitare voli di fantasia da parte dei tifosi: l’uscita dal settlement agreement non è un “libera tutti” perché Inter e Milan, così come tutti gli altri club partecipanti alle competizioni europee, dovranno continuare a rispettare i parametri Uefa improntati a una sana gestione economica. Il giudizio positivo di Nyon, semmai, è la conferma di un quadro economico nettamente migliorato che, a differenza delle ristrettezze del passato, consente ora all’Inter un certo margine d’azione per attuare investimenti tesi a rafforzare l’organico, sempre nel solco di una sana dinamica tra costi e ricavi. Quello stesso margine di cui ha goduto nelle ultime sessioni di mercato il Milan, che però adesso deve fronteggiare il secondo anno di fila senza premi Champions. Ma andiamo con ordine.

i fatti

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In seguito al mancato rispetto della regola del pareggio di bilancio, il settlement agreement venne sottoscritto nell’estate 2022 da Inter, Milan, Roma e Juventus (per i bianconeri l’accordo venne poi stralciato per le violazioni contabili che portarono all’esclusione dalle coppe). Quella era una fase complicatissima in cui il Covid aveva minato le fondamenta dell’industria calcistica. Proprio tenendo conto dell’impatto della pandemia, la stessa Uefa offrì accordi transattivi a tutti i club che avevano sforato il tetto della perdita massima, "indipendentemente dalla loro situazione finanziaria individuale, considerando che la pandemia ha impedito ai club di adottare tutte le misure necessarie per migliorare la propria situazione economica e finanziaria". Scopo dell’accordo consisteva nell’accompagnare i club al progressivo rispetto dei requisiti di stabilità finanziaria. Inter e Milan avevano accumulato pesanti deficit tra il 2019-20 e il 2021-22: 488 milioni per i nerazzurri, 357 milioni per i rossoneri. Cosa chiedevano, a quel punto, i controllori di Nyon? Di rispettare la nuova “football earnings rule”, cioè di registrare nel triennio 2023-2025 una perdita massima aggregata non oltre i 60 milioni, dopo avere scomputato le spese che l’Uefa considera virtuose (settore giovanile, donne, infrastrutture), stimabili per un grande club attorno ai 20 milioni annui. E cosa hanno fatto Inter e Milan? L’Inter ha via via ridotto il rosso fino ad arrivare nella scorsa stagione al primo utile della sua storia: -85 milioni nel 2022-23, -36 nel 2023-24, +35 nel 2024-25. Il Milan, addirittura, ha infilato tre utili consecutivi: +6 milioni nel 2022-23, +4 nel 2023-24, +3 nel 2025-26. Entrambe hanno rispettato gli obiettivi finanziari intermedi, ancor prima del giudizio finale. Ragione per cui non sono mai scattate le multe condizionate né le altre limitazioni come una lista Uefa più ridotta (da 25 a 23 giocatori) oppure il divieto di registrare nuovi giocatori, salvo uscite di pari importo. Dopo il monitoraggio relativo anche all’ultimo esercizio, cioè quello della stagione 2024-25, Inter e Milan hanno ricevuto disco verde e sono definitivamente uscite dal settlement agreement.

cosa cambia

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Da oggi le milanesi rientrano nel controllo canonico da parte dell’Uefa, al pari degli altri club. Nella sostanza nulla cambia: Inter e Milan dovranno continuare a rispettare la “football earnings rule”, quindi riportare nel triennio una perdita massima di 60 milioni, oltre a presentare un costo della squadra (stipendi, ammortamenti, agenti) non superiore al 70% dei ricavi al lordo del player trading: è il parametro dello “squad cost ratio”. Paletti a cui le milanesi erano già soggette. La differenza sta nel fatto che da oggi Inter e Milan non avranno, almeno per un bel po’, il fiato addosso dell’Uefa: in caso di sforamenti nei controlli intermedi, non scatteranno in automatico multe o limitazioni alla rosa. Ma RedBird e Oaktree, oltre ad avere un imprinting teso alla sostenibilità gestionale, sanno che non si potrà largheggiare nella spesa, perché prima o poi i conti devono tornare.

roma

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La situazione della Roma è differente, perché differenti sono i bilanci. Nel triennio 2023-2025 i giallorossi hanno riportato una perdita di 238 milioni, sebbene il trend sia in miglioramento. Così anche il controllo intermedio relativo al 2024-25 ha generato una multa, pari a 2 milioni, più i 4 milioni per aver sforato lo “squad cost ratio”. I compiti non sono finiti per il club di Friedkin: rientrerà nel settlement agreement anche il bilancio da chiudere al 30 giugno. È il motivo per cui i giallorossi devono realizzare cospicue plusvalenze entro fine mese.

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