Wissa, dall'aggressione con l'acido al gol a CR7: "Ho sofferto, ora conta solo vincere per la mia gente"

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L'autore della rete dell'1-1 contro il Portogallo ha rischiato di perdere la vista dopo essere stato aggredito con l'acido da una donna sotto casa: "Ho sofferto molto, ma ora rappresento il mio Paese e ne sono orgoglioso. Sedicesimi? Lavoriamo per quello"

Il viso di Yoane Wissa racconta la sua storia meglio delle parole. La punta che ha fermato il Portogallo di Ronaldo porta gli occhiali e ha delle cicatrici intorno agli occhi. I segni di un passato doloroso. Nel 2021 fu aggredito con l’acido da una donna sulla porta di casa: "Una storia di cui non vorrei parlare molto perché ancora fa male, ma ho rischiato di perdere la vista e non giocare più. Ne ho sofferto". La vita gli ha restituito qualcosa: a Houston ha segnato il primo gol della storia della Repubblica Democratica del Congo in un Mondiale. Lo incontriamo in zona mista, dov’è stato l’ultimo a uscire. 

Yoane, che cos’ha pensato dopo il gol? 

"Ho pregato di non essere in fuorigioco, non ci ho capito nulla. Mi ci vorrà un po’ per elaborare. Mi sono venuti in mente i milioni di congolesi in tutto il mondo, i figli della diaspora dovuta alla guerra e ovviamente lo Zaire, i ragazzi del 1974". 

Lei è nato in Francia, come altri 19 giocatori su 26. Che cosa le hanno raccontato di quel mondiale? 

"Che è stata una storia di resilienza, sofferta, dura. Mi hanno parlato della famosa punizione di Ilunga e anche delle conseguenze. Beh, si può dire dopo 52 anni abbiamo aggiunto al Paese un nuovo ricordo". 

Com’è la situazione ora? 

"Non facile. Nell’est del Paese c’è la guerra". 

Che massaggio vuole mandare? 

"Dobbiamo essere un esempio, dimostrare che siamo forti, uniti e pregare nella pace. Anche oggi bisogna essere resilienti. Questo punto è per tutti i congolesi, per chi è rimasto a casa, per chi ha viaggiato e per chi non c’è più. Resistiamo". 

Ci racconti un po’ di lei: è vero che giocava in porta? 

"Sì, da bambino mi divertivo così. Poi ho praticato anche il rugby. La mia è una storia di gavetta vera, dove ho dovuto lottare. A cambiarmi la carriera è stato il Lorient, tra Ligue 2 e Ligue 1: lì ho segnato molto, poi il Brentford, in Premier, e infine il Newcastle. È stato un anno difficile, non ho fatto la differenza, ma tornerò più affamato di prima". 

Che cosa ci può dire di Tonali? 

"Gran giocatore, 'nice guy'. Prima di andare al Mondiale, scherzando, gli ho detto: 'Io negli Stati Uniti e te a casa eh'...". 

L’obiettivo sedicesimi è alla portata? 

"Lavoriamo per questo. Abbiamo centrato il primo punto della nostra storia, ora dobbiamo conquistare i primi tre". 

Potrà raccontare a suo figlio di aver fermato Ronaldo. 

"Questo 1-1 entrerà nei libri, al di là di Cristiano, che resta un fenomeno inarrivabile. Ma noi abbiamo dimostrato che il lavoro e il sacrificio possono ribaltare i pronostici. Il cammino è ancora lungo e ne siamo felici, ma per un giorno, uno solo, lasciateci godere ciò che abbiamo fatto. Sul campo abbiamo lasciato molto di noi stessi". 

Ripensa mai a quell’attacco con l’acido del 2021? 

"Mah, che importa? Ne sono uscito dopo un lungo percorso e ora sono sereno, felice: mi ci sono voluti mesi per riacquistare la vista completa, questo lo posso dire. Ma ora sono e siamo qui, al Mondiale, 52 anni dopo, a goderci un risultato che non si aspettava nessuno. Conta solo questo".

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