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Saltato alla Juve, ora va al Tottenham: storia del supplente perfetto che non è mai riuscito a trovare il posto giusto per diventare professore
Furio Zara
13 febbraio - 19:11 - MILANO
Igor Tudor ha una vestibilità perfetta per ogni occasione. Si adatta al freddo e al caldo, imperturbabile. Negli ultimi anni, a svariate latitudini, il croato è un’ipotesi da tenere sempre in considerazione. E’ il supplente perfetto. Entra in classe, va alla lavagna, tira due righe, risolve un’equazione. Ma è come se non venisse mai considerato il titolare della cattedra. La provvisorietà è la sua condizione, la bolla che lo contiene, il perimetro del suo agire. Il termine che spesso lo accompagna è il latino “ad interim”, locuzione che rimanda - nel suo caso - al prestatore d’opera che lavora in maniera momentanea. Il suo è un esercizio delle funzioni temporaneo. Tudor è l’allenatore buono per tutte le stagioni. Ora andrà ad allenare in Premier League, gli è toccato in sorte il Tottenham. Un attimo fa è stato esonerato dalla Juventus e in fondo tutta la sua carriera ribadisce una precisa tendenza, che è solo sua e non di altri. Tutti (quasi) lo vogliono per gli stessi motivi per cui tutti (quasi) poi ne fanno a meno. Vediamo quali








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