(di Alessandra Baldini)
Il mondo Maga è livido per Jimmy
Kimmel agli Oscar: l'ex quattro volte conduttore della notte
delle stelle ha sparato a zero sul documentario della First Lady
Melania Trump provocando gli strali del direttore della Casa
Bianca Steven Cheung.
"Un cialtrone privo di classe, uno che proietta la sua
depressione sugli altri. Gli unici che gli danno attenzione sono
le elite di Hollywood", ha tuonato su X Cheung dopo che Kimmel,
da anni ai ferri corti con Donald Trump e l'anno scorso sospeso
temporaneamente dalla Abc dopo un malinteso su una battuta
sull'assassinio dell'attivista conservatore Charlie Kirk, con il
film pagato da Amazon 75 milioni di dollari non era stato per
nulla tenero.
"Trump sarà su tutte le furie per il fatto che sua moglie non
ha ottenuto neanche una nomination, ma tra Melania e Sinners
abbiamo avuto l'anno dei vampiri", aveva detto il comico,
tornato sul palco per presentare l'Oscar per i migliori
documentari, uno dei quali, Mr. Nobody Against Putin, ha
regalato uno dei momenti politici più forti della serata.
Premiato per un film che documenta la trasformazione della
scuola in uno strumento di propaganda del regime, il regista
David Borenstein ha denunciato sul palco con forza i governi che
"ammazzano i loro cittadini sulle strade delle nostre maggiori
città" e "gli oligarchi che prendono il controllo dei media".
Siamo di fronte a una scelta morale, ha detto Borenstein che
poi, parlando nel backstage dopo la cerimonia, ha sottolineato
che, lavorando con una squadra di russi per questo film, da
americano ha cercato di confrontare la situazione negli Usa con
quella della Russia: "Qui sta succedendo più in fretta. Trump si
sta muovendo molto più rapidamente di quanto non abbia fatto
Putin nei suoi primi anni". Borenstein ha spiegato che il suo
film documenta "come si perde un paese attraverso tanti piccoli
atti di complicita'".
Rispetto ad anni come quelli del #MeToo, quando le spillette
della protesta avevano dominato il red carpet, stavolta in
effetti le polemiche politiche sono rimaste relativamente in
panchina. Pochi i distintivi Ice Out (notevole quello contro le
brutalità dei federali a Minneapolis che la costumista di Hamnet
Malgosia Turkzanska aveva appuntato su un abito fatto di spille
da balia), mentre Javier Bardem ha portato sul palco lo slogan
"Free Palestine" accanto a quello "No a la Guerra" indossato nel
2003 quando la cerimonia degli Oscar seguì di pochi giorni
l'invasione Usa dell'Iraq: "Quella era una guerra illegale",
aveva spiegato poco prima l'attore di Non è un Paese per Vecchi
sul tappeto rosso: "Ora siamo qui, davanti a un altra guerra
illegale, creata da Trump e Netanyahu con un'altra menzogna".
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