Il "fesso", le "pressioni esterne" e la Champions. Chivu alla Mou, quante frecciate: ma con chi ce l'ha?

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Non è la prima volta che il tecnico nerazzurro parla in sala stampa o dopo le partite prendendo di mira qualcuno, compresi i suoi critici. Torino è solo l'ultima tappa

Francesco Pietrella

Giornalista

27 aprile - 19:25 - MILANO

La freccia, un po’ meno affilata, è stata scagliata anche domenica pomeriggio. Destinatario sconosciuto. A Chivu è stato chiesto come sia gestire partite simili, quando ormai lo scudetto è virtualmente chiuso e bisogna solamente restare concentrati: “Ho esperienza in queste situazioni – ha detto -, a volte le pressioni arrivano dall’esterno”. Domande sparse: con chi ce l’aveva l’allenatore nerazzurro? Come mai ogni tanto lancia frecciate di questo tipo?

"non sono un fesso"

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Premessa: Chivu ha capito in fretta l’arte della comunicazione. Del resto, tra i suoi maestri, c’è stato José Mourinho, uno che spesso nel dopo partita sceglieva un bersaglio per spostare l’attenzione da ciò che era accaduto in campo. L’hanno raccontato in molti suoi "allievi". Cristian, cresciuto in parte con questo stile, ogni tanto ama togliersi dei sassolini dalle scarpe. Esempi sparsi: due settimane fa, dopo il successo in rimonta contro il Como al Sinigaglia e nonostante un +12 appena centrato sulle inseguitrici, ha sorriso sornione alla domanda sullo scudetto: “Faccio come i miei colleghi che parlano di Champions, che non è ancora aritmetica. Anche noi ci stiamo avvicinando a quell’obiettivo”. Una frecciatina neanche troppo velata alle parole di Allegri e Conte sulla lotta scudetto, dove hanno messo le mani avanti. Tuttavia, alla vigilia di Inter-Cagliari, Chivu ha anche ribadito di aver fatto una semplice battuta. “Se non capiamo l’ironia facciamo qualcos’altro. Tante cose sono tarate in maniera sbagliata rispetto alle amicizie e ai doveri di difendere l’uno o l’altro”. E ancora: “Ci sono squadre che hanno provato a vincere, ma ne vince solo una. Quello è il discorso da fare”.

mourinheggiare

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A questo si è aggiunto anche il discorso sulla “narrativa diversa”. Nella stessa conferenza, infatti, Chivu ha “mourinheggiato” con un “non sono un fesso” e poi ha ribadito che qualcuno – non si sa chi – aveva dato l’Inter addirittura fuori dall’Europa: “Per qualcuno avremmo dovuto arrivare ottavi e io avrei dovuto essere esonerato dopo qualche giornata, e invece siamo andati avanti con un gruppo ambizioso e competitivo”. Alla vigilia del Torino, invece, è uscito allo scoperto riguardo l’argomento difesa, oltre ad aver ribadito il concetto precedente: "Ci davano per finiti... e invece eccoci qui". L’Inter al momento ha la settima retroguardia del campionato. Prima di lui ci sono Milan, Como, Juve, Roma, Atalanta e Lazio (di scena contro l’Udinese lunedì sera). I nerazzurri hanno subito 31 reti in 34 partite, ma vantano il miglior attacco per distacco con 80 gol segnati. “Credo siano finiti i tempi in cui le migliori retroguardie vincono i campionati. Il calcio adesso è più dinamico e più di intensità”. Anche qui, il riferimento ad Allegri non è tanto velato. In tutti e sei i suoi scudetti vinti, Max ha sempre avuto la miglior difesa. Chivu si difende con l'attacco.

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