Il pari con l’Inter e il coraggioso 4-2-3-1. Così il tecnico ha acceso il gioco granata
Lette dopo aver visto la partita, alcune parole dette da Roberto D’Aversa alla vigilia di Torino-Inter assumono un senso particolare. "Il fatto di aver messo titolari Zapata e Simeone già dalla mia prima partita è stato un segnale che ho dato alla squadra. Se chiedo di avere coraggio, poi non posso essere io a non mostrarne. Ho cinque attaccanti da sfruttare, ricordiamoci che i risultati ottenuti finora sono figli anche di questo atteggiamento".
ritorno al futuro
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Coraggio era stata la parola chiave della vigilia granata e coraggio è stato. Anche se non da subito, perché il primo tempo contro l’Inter non ha mostrato il volto migliore dei granata. Eppure l’assetto era piuttosto offensivo, con Ilkhan in mezzo al campo a fare da regista a fianco di Gineitis, Vlasic a destra affiancato sulla trequarti da Adams e Simeone un passo davanti a tutti, per in un 3-4-2-1 che sulla carta rappresentava solo una piccola variazione — già vista tra l’altro al Maradona — rispetto all’impianto tipico del Torino in questa stagione. Il vero coraggio D’Aversa l’ha dimostrato nella ripresa, quando ha deciso di cambiare improvvisamente copione togliendo Lazaro e mettendo Njie, sostituendo Coco e inserendo Marianucci come terzino destro di spinta, con Obrador abbassato sulla sinistra a costituire una linea difensiva a 4 e lo svedese posizionato in attacco, a destra, sulla stessa linea di Vlasic e di Adams e alle spalle di Simeone. Ne è venuto fuori così un 4-2-3-1, l’assetto di gioco che tra l’altro era nei piani del Torino a inizio stagione, prima di essere sostituito dal 3-5-2.
giocarsi tutto
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Dopo il 2-0 interista di Bisseck al 16’ della ripresa, D’Aversa avrebbe anche potuto fermarsi, evitare di esporsi troppo agli attacchi nerazzurri, e invece ha premuto ancora di più sull’acceleratore. Dentro Zapata al posto di Adams, dentro un centrocampista di incursione come Casadei al posto di un tuttofare come Gineitis, e il 4-2-3-1 è diventato ancora più appuntito, con in mediana due giocatori dalle spiccate doti offensive come Emirhan Ilkhan — non a caso, D’Aversa in passato ha detto di vederlo molto come trequartista — e lo stesso Casadei. Davanti, con Njie a destra e Vlasic al centro si è visto Zapata a sinistra, e tutti si sono mossi alle spalle di Simeone. Mai, in questa stagione, si era visto un Torino con una vocazione offensiva così spiccata. La mossa ha funzionato. Marianucci sulla destra ha mostrato qualità di spinta importanti, Obrador ha svolto la stessa funzione sulla sinistra, davanti Njie a destra e Zapata defilato sulla corsia mancina hanno trovato spazi e profondità per ferire la difesa interista.
il futuro
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L’atteggiamento con cui i granata hanno iniziato la ripresa ha fatto il resto e il coraggio di D’Aversa è stato premiato. Prima il gol di Simeone — su una straordinaria intuizione di Ilkhan, che già aveva illuminato il gioco con uno scavetto filtrante in avvio —, poi il rigore realizzato in maniera impeccabile da Vlasic — siamo a sette su sette — hanno costruito un pareggio godibile e meritato, che ha mostrato a tratti un po’ di quel “tremendismo” che fa parte della storia granata. Una bella soddisfazione per i tifosi e una buona notizia per D’Aversa, che ha osato una variazione sul tema ottenendo risposte interessanti. Quando e in quali condizioni potranno essere eventualmente replicate, lo si capirà nelle ultime quattro partite di questa stagione. Perché se è vero che ormai la classifica non dà più preoccupazioni, è anche vero che al Torino restano altri obiettivi, tra i quali quello di migliorare i 44 punti della scorsa stagione. E all’ultima giornata c’è il derby contro la Juventus: farsi trovare con qualche opzione in più in attacco non sarà mai una brutta notizia per i granata.









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