La leggenda dello sci azzurro e il suo illustre e giovane concittadino: "Voglio conoscerlo, ho parlato con il padre, organizzeremo una cena"
Il Paese festeggia il ritorno alla vittoria di un italiano in F.1, ma a riempirsi di entusiasmo per il trionfo di Kimi Antonelli è soprattutto Bologna. La città ha ritrovato un campione tra i campioni, un talento capace di emergere, giovanissimo, in un mondo in cui è davvero difficile arrivare. Un po’ come un emiliano che conquista il mondo sugli sci. Un po’ come Alberto Tomba. Lui, l’Albertone nazionale, il ragazzo di Bologna che ha fatto impazzire tutti diventando una leggenda dello sport, è un vero fan di Kimi. Tanto che alla vigilia del suo debutto in Formula 1, lo scorso anno, gli aveva inviato un videomessaggio: “Ti aspettiamo vincente”, diceva. Ed è stato velocemente accontentato. Ecco, la velocità, un altro tratto che di certo li avvicina, così come la forza di emergere da giovani: il primo successo in Coppa del Mondo di Alberto arriva a 20 anni, Kimi ci ha messo persino meno. Due anime affini, determinate e un po’ folli, sorprendenti e ambiziosissime. Pure per questo dopo il trionfo in Cina, Tomba è sinceramente entusiasta. “Ma c’è pure una circostanza particolare che in un certo senso ci unisce”.
Quale?
“Il 15 marzo del 1998 a Crans Montana conquistavo lo slalom speciale di Coppa del Mondo. Era la mia ultima vittoria. Ventotto anni dopo Kimi ottiene la sua prima. Una bella storia no?”.
Meravigliosa. Adesso quant’è felice?
“Moltissimo. Kimi ha dimostrato di essere in crescita costante e finalmente è arrivato questo successo importantissimo. Un anno fa gli avevo detto che aspettavamo la vittoria e ora eccolo qui, sul gradino più alto del podio. Se lo merita, è in gamba davvero”.
La vostra Bologna vi ha già offerto l’occasione per conoscervi?
“Ancora no, ho sentito il papà per organizzare una cena, ci dovevamo vedere, ma per il momento non ci siamo riusciti. Conto di incontrarlo presto, mi farebbe piacere. E sapete che non sono il genere di persona che dice le cose tanto per dirle”.
Nel GP della Cina, Antonelli è stato bravo perché dopo una partenza incerta è riuscito a superare Hamilton e gestire la prima posizione fino alla fine con grande maturità.
“L’ho seguito nell’ultima mezz'ora. Il primo successo non si dimentica, lo so per esperienza, dev’essere stata una bellissima emozione. Per me lo è stata”.
Siamo riusciti a emergere in un ambiente che non sembrava adatto a noi. Kimi non ha nemmeno vent’anni, io ho iniziato a vincere quand’ero appena più grande di lui
Lei tifa Ferrari?
“Certo, ma è bello vedere di nuovo un italiano, anzi un bolognese, che vince in Formula 1. Diciamo che aspettando un ritorno alla vittoria delle Ferrari mi godo quella di Kimi. Di certo vedere un giorno Antonelli alla guida di una Ferrari sarebbe veramente il massimo. Un po’ come quando avevamo il grande Alboreto”.
Come dicevamo avete tante cose in comune: Bologna ovviamente, ma anche l’esservi affermati in un ambiente che, magari per motivi diversi, in partenza sembrava non particolarmente adatto a voi.
“È vero e noi siamo riusciti a farlo da giovani. Antonelli non ha nemmeno vent’anni, io ho iniziato a vincere quand’ero appena più grande di lui. Ricordo bene quando si è diffusa la notizia del debutto in Formula 1 di questo ragazzino bolognese, aveva 18 anni appena: ero sorpreso e orgoglioso, per questo avevo voluto inviargli quel videomessaggio, che mi dicono gli abbia fatto molto piacere. Per riuscire in ambienti che sulla carta non sembrano ideali serve grande carattere e Kimi ce l’ha, così come ce l’avevo io quando scendevo. Si pensa che i giovani facciano fatica a reggere la pressione, ma non è sempre così. E lui lo sta dimostrando”.
La sua crescita è costante.
“Ed è importante. Al suo primo anno ha fatto esperienza, mettendo insieme piazzamenti di alto livello. Nel primo GP di questa stagione era arrivato secondo e in Cina prima ha conquistato la pole position diventando il più giovane della storia a riuscirci, poi è arrivato questo straordinario successo. Significa che non parliamo di una vittoria casuale o improvvisata, questo ragazzo sta facendo un percorso che ne dimostra la solidità. Ed è l’aspetto che più mi rende orgoglioso e che mi fa pensare che stiamo assistendo all’inizio di una grande carriera”.
A proposito di orgoglio, a Bologna si parla molto di Antonelli?
“Se ne parla e di sicuro se ne parlerà sempre di più. Saremo in tanti davanti alla tv ad attendere le sue gare e ci sarà gente che nei bar pronta a piazzare le scommesse su di lui, come facevano con me. Con i social poi è più facile seguire uno sportivo, fa tutto più clamore rispetto ai miei tempi...”.
Ma la Formula 1 le piace?
“Sinceramente non vado più molto spesso agli eventi sportivi, dopo la mia fine carriera ho un certo rifiuto. Un tempo però mi capitava di andare a vederli dal vivo, sono stato a Montecarlo, a Monza, a Imola e ricordo che nel 1995 mi chiamarono per svelare al mondo la nuova Ferrari, togliendo il telo davanti a centinaia di fotografi e giornalisti. Adesso i Gran Premi li guardo in tv ogni tanto, ma lo farò sempre di più. Anzi, voglio esagerare: diciamo che con un Antonelli così mi toccherà tornare ad assistere live a una gara di F.1. E sono davvero felice di poterlo fare. Finalmente”.










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