Storia del crollo del Bari. E di un popolo che si sente tradito dai De Laurentiis

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Tre anni fa sfiorava la A, oggi sprofonda in terza serie. I tifosi: “I De Laurentiis non hanno mantenuto le promesse, la nostra squadra non è un asset ma un affare di cuore”

Iacopo Iandiorio

Giornalista

27 giugno - 14:39 - MILANO

Solo tre anni fa, di questi tempi, Bari - società di calcio e città - si trovò a un passo dal paradiso. Oggi è ridiscesa nell’inferno. Paradise lost, per dirla alla John Milton. Nello sport capita spesso, ma l’aria che si respira nel capoluogo pugliese è di catastrofe e tradimento. Nel giugno 2023 l’Ssc Bari mancò il salto in Serie A a pochi secondi dalla fine di un playoff col Cagliari disputato in casa, al San Nicola. Il 22 maggio, a Bolzano, i biancorossi hanno salutato la B, sprofondando in C. E la città, la più popolosa d’Italia in terza serie, è diventata una polveriera. Primo imputato la proprietà, i De Laurentiis, rei di avere interessi seri solo nel Napoli e di trattare Bari come “una seconda squadra”, parole del patron Aurelio di qualche tempo fa. Tanto che il figlio Luigi, presidente dei ‘galletti’, dovette intervenire così: “Devo dissociarmi dalle dichiarazioni rilasciate da mio padre”. E poi le responsabilità della politica. Sì, perché nel 2018, dopo l’ennesimo fallimento dell’allora Fc Bari, la Figc rimise il titolo sportivo del club nelle mani del sindaco, allora Antonio Decaro, giunta di centrosinistra, che tramite una Commissione scelse i De Laurentiis per guidare il nuovo club, il nuovo Ssc Bari, appunto, che ripartì dalla Serie D. Col presidente Luigi abbiamo provato a interloquire. Ma dopo una telefonata non siamo più riusciti a parlare. In sintesi, la città tutta invita i ‘DeLa’ a vendere quanto prima, visti gli scarsi investimenti degli ultimi anni e le norme federali che chiedono la fine delle multiproprietà entro giugno 2028. 

IL PATTO

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Il presidente ci aveva accennato le sue ragioni: intanto l’aver portato il Bari dalla D alla B, poi l’aver sfiorato la Serie A, i bilanci mai in rosso, la sana amministrazione… Tutto vero. A inizio settimana, prima della riunione in Figc, ha aggiunto: “Sento parlare di richieste da 35 milioni per il Bari da parte nostra. Sono cifre che sono state messe in circolo, ma di cui non parlo, sono numeri che non mi appartengono. Invece stiamo continuando ad avere rapporti con realtà che sembrano interessate. Chiedo solo scusa alla piazza di Bari, anche perché sono qui da un decennio e la sento vicina al cuore”. Ma la città rinfaccia però ben altri “tradimenti”. Da campagne acquisti fatte solo di prestiti a cambi di dirigenti e tecnici in serie. L’attuale sindaco Vito Leccese, ex deputato dei Verdi, ex city manager della giunta Decaro, ricorda: “Hanno disatteso il patto che firmarono nel 2018: impegni come il centro sportivo giovanile, il settore del calcio femminile, lo sviluppo del vivaio, il rappresentante della città nel consiglio d’amministrazione del club…. Niente di tutto questo è mai stato realizzato”. Prima ancora, è una questione di rispetto: “Qualche tempo fa Aurelio disse pure che il Bari per loro è un asset finanziario, mentre per noi baresi ‘la Bari’ è la passione di questa città. I nostri colori sono il bianco simbolo della fede e il rosso è il colore della passione. Per Bari questa C è una grande mortificazione, una città da oltre 300 mila abitanti, un grande pubblico di tifosi, una squadra che fa parte dell’identità della città e anche del perimetro metropolitano da un milione e 200 mila abitanti. Una città diventata attraente anche per gli investitori”. E per i turisti, con oltre un milione di presenze nel 2025 e numeri in crescita esponenziale quest’anno. 

ALTERNATIVA LOTITO

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Alle ultime giunte però, come detto, si contesta l’affidamento del titolo sportivo ai De Laurentiis nel 2018, visto che allora si ‘candidarono’ anche altri imprenditori, fra cui Lotito. Di recente, in un’intervista a Repubblica, l’ex sindaco Decaro si è assunto le sue responsabilità, giustificandosi: “Sì, Lotito era l’unica alternativa”, ma, facendo capire, aveva già altre due squadre, quindi sarebbe stato pure peggio. E poi: “Ricordo che la stragrande maggioranza della tifoseria allora era contenta dei De Laurentiis… E gli acquirenti li ho dovuti cercare io perché non ce n’erano...”. Vero che le scadenze date dalla Federcalcio erano brevi, 5 giorni soltanto. E la famosa proposta Hartono, gli attuali proprietari del Como? “Inviarono una semplice mail di presentazione della loro società”, ci spiega il sindaco Leccese. “Ma non c’era alcun progetto finalizzato all’acquisizione del titolo”. Decaro ha anche chiarito, mostrando la mail: “Ci scrissero che non potevano fornire i documenti - tra cui il business plan e il piano triennale delle attività - necessari per partecipare al bando, e richiesti dalla Federcalcio non da noi. Ci chiedevano più tempo. Ma a quel punto avrei dovuto sospendere l’assegnazione del titolo a 5 giorni dalle scadenze…”. I rapporti fra sindaco e presidente del club sono migliorati dopo la nuova concessione dello stadio comunale al Bari calcio e l’annunciata nomina di Pierpaolo Marino quale direttore generale del club, “una figura professionale di alto livello, cui si affiancheranno un nuovo direttore sportivo e nuovi quadri tecnici”, ha specificato Luigi De Laurentiis nella lettera al sindaco in cui si impegna inoltre “a realizzare due obiettivi: costruire un progetto tecnico volto a riportare il Bari in Serie A e con un mandato esplicito a porre fine all’attuale situazione di multiproprietà”. 

SCUSE MANCATE

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 “La proprietà attuale ha esaurito la sua funzione, deve vendere”, ci dice il senatore di Bari Filippo Melchiorre, FdI, ex membro della Commissione Sport in Parlamento e oggi nel ‘Comitato contro le infiltrazioni mafiose nello sport’ della Commissione Antimafia. “Dal 2018 ho chiesto lumi al sindaco di allora sull’assegnazione del titolo sportivo perché sarebbe stato giusto far conoscere ai baresi come fossero state valutate le varie offerte. Io al posto dell’ex sindaco Decaro avrei chiesto scusa ai baresi. Cosa che lui non ha mai fatto. Inoltre, mesi fa andai dall’allora presidente Figc Gravina, prima del sindaco, per chiedere il rispetto dei termini sulla multiproprietà. Anzi a Roma ho presentato il Ministro Abodi a Leccese per verificare pure la possibile candidatura di Bari fra le sedi di Euro 2032”. 

CONCESSIONI

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“I De Laurentiis? Io capisco gli utili e la sostenibilità economica, ma devi anche amare o rispettare la società che acquisisci, non è un asset”, continua Melchiorre. “Le grandi imprese italiane nascono da amore per quello che fanno. L’ex sindaco Decaro è stato troppo generoso con la nuova proprietà, dandole condizioni favorevoli nella concessione dello stadio, senza oneri, e lasciando alla società Bari gli utili sui concerti o eventi nell’impianto. Sono responsabilità patrimoniali e contabili oltre che politiche”. Condizioni che ora Leccese ha cambiato, chiedendo un canone sullo stadio al club e tenendo per il Comune gli introiti dei concerti. 

IL RITO DELLA TRASFERTA

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 E i tifosi? “Non ci interessa la situazione del club, noi andiamo avanti a prescindere”, ci spiega Massimo Vitti, socio del Liberty, antico club del capoluogo da cui nel 1928 nacque l’US Bari dalla fusione con l’Ideale. È anche uno dei tifosi di Bari Capitale, baresi a Roma, che da 12 anni non si perdono una trasferta ‘della Bari’. “Abbiamo fatto tutte le trasferte anche in D nel 2018 e avevamo il girone sud con 8 siciliane e 8 calabresi… La trasferta è un rito, in bus o in auto. La partita è il lato meno piacevole. A noi interessa l’aggregazione e il viaggio, per noi poi che abitiamo a Roma il viaggio è un tornare a casa, la nostra identità”. Per il prossimo anno si prevedono contestazioni al San Nicola, ma le trasferte non si toccano. E sul passaggio di proprietà nel 2018 ricorda: “In D gli imprenditori locali sarebbero bastati e anche noi volevamo partecipare con una sottoscrizione popolare. Poi magari il nuovo Bari avrebbe avuto più tempo per vendere ad altri imprenditori più facoltosi”. Intanto si ripartirà ancora dalla C: Bari, anno zero?

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