Spurs, cos'è andato storto? I dolori di crescita di Wemby, Fox da scambiare. E il coach...

1 ora fa 1

Una finale giocata da favoriti, 4 partite perse dopo essere stati in vantaggio, un futuro da riscrivere: che cosa è successo a San Antonio e cosa deve cambiare

Riccardo Pratesi

Collaboratore

21 giugno - 13:47 - MILANO

Cos’è andato storto? I San Antonio Spurs sembravano destinati al titolo Nba dopo la vittoria in Gara 7 contro i Thunder campioni uscenti che li aveva promossi alle Finals. E invece poi è andato tutto alla rovescia: hanno perso quattro partite contro New York dilapidando vantaggi di 29, 16, 14 e 12 punti. Hanno perso tre volte in volata da Gara 2, per appena sei punti complessivi. L’1-4 nella serie con i Knicks col senno di poi suona come una bocciatura netta, ma in corso d’opera i confini tra il trionfo e la disfatta sono stati ben più sottili di quanto racconti il risultato finale. I flop però sono stati tanti. Fragorosi, inaspettati. Gli Spurs erano favoriti. L’era di Victor Wembanyama pareva alle porte, l’anno 1 di una possibile dinastia. E invece il fenomeno francese ha steccato sul più bello, Mitch Johnson ha pagato l’inesperienza e De’Aaron Fox ha mostrato enormi limiti di letture di gioco commettendo strafalcioni imperdonabili. Insomma è andato tutto storto, appunto. Le lezione subìta dai Knicks può servire agli Spurs per dettare legge in futuro? Servono correttivi, ma l’orizzonte resta sereno con Wemby, Stephon Castle e Dylan Harper che hanno 22, 21 e 20 anni, dopotutto. Il cast di supporto però andrà migliorato. E domandarsi se l’allenatore sia quello giusto per svilupparne le enormi potenzialità non è solo legittimo, ma diventa doveroso. 

i pasticci di wemby

—  

Le sue cifre alle Finals d’impatto paiono da applausi: 26 punti, 11.2 rimbalzi e 3.6 stoppate per partita. Il pro memoria che non ha certo fatto scena muta, specie in difesa. Ma sono solo la punta dell’iceberg. Il francesone ha tirato col 42% dal campo e col 27% da 3, un’inefficienza clamorosa per un gigante di 224 centimetri. C’è di peggio: le tempistiche delle defaillance. La palla persa tirata sulla schiena di Castle nel finale di Gara 2 è peccato mortale di quelli che restano nella mente di tutti, tipo il time out chiesto, quando erano esauriti, da Chris Webber nel 1993 nella finale collegiale tra la sua Michigan, quella dei Fab Five, e North Carolina, con la sfida in bilico. Fu il game over, proprio come lo svarione di Wemby, alternato a due errori al tiro contro Mitchell Robinson, mica Tim Duncan. Il centro degli Spurs non ha toppato solo quella volata. In Gara 4 e Gara 5 nel finale concitato ha recitato da controfigura di un fantasma, sbagliando tiri liberi cruciali. In assoluto ha pagato la giovane età, sovraeccitato e pasticcione, schiacciato dal peso delle aspettative. Ancora fragile mentalmente: troppe reazioni istintive che gli sono costate tre falli tecnici durante i playoff, i primi per lui. Sul piano tecnico l’assenza di movimenti spalle a canestro e in avvicinamento al ferro l’hanno condizionato: non ha un canestro facile in faretra, nonostante la statura. Grave. Resta un marziano per le doti atletiche abbinate a quei centimetri. E in difesa, pur finendo a volte sotto sul piano fisico, qualche chilo di muscoli va messo su, ha comunque spesso dominato. Insomma, i prevedibili dolori di crescita di un 22enne. Però quel repertorio offensivo va rifinito con accessori da lungo: non può giocare alla Kyle Korver, in prospettiva. Deve imparare a fare la differenza sotto canestro contro una difesa schierata. 

 User expressly acknowledges and agrees that, by downloading and or using this photograph, User is consenting to the terms and conditions of the Getty Images License Agreement.   Gregory Shamus/Getty Images/AFP (Photo by Gregory Shamus / GETTY IMAGES NORTH AMERICA / Getty Images via AFP)

strafalcioni johnson

—  

S’è perso il conto, sono stati così tanti... Ha sbagliato tutto quel che poteva sbagliare. Se fino alle Finals, pur con qualche sbandata contro Portland e Minnesota, il 39enne sostituto di Coach Popovich se l’era cavata, forte del talento dei suoi ragazzi, di fronte ai Knicks le sue pecche sono saltate fuori tutte assieme. Ha sbagliato in modo clamoroso e reiterato ad affidarsi a Fox con la stagione in bilico avendo Castle e Harper come alternative. Ha schierato Luke Kornet a prescindere dalle prestazioni indecenti reiterate del centro di riserva che non ne ha azzeccata una per sbaglio per 12 partite consecutive, andando indietro a quelle contro OKC. Johnson s’è dimostrato incapace di leggere le gare, di improvvisare strada facendo in base agli accadimenti di campo. La squadra dopo i time out ne ha combinate di tutti i colori, sotto pressione ha peccato di lucidità, inadeguato a un palcoscenico troppo grande per lui. Quantomeno per adesso. Sarà confermato, ma è un rischio. Perché la finestra di opportunità nello sport non sai mai quando si chiuderà, basta l’infortunio sbagliato, e gli Spurs hanno già buttato via un titolo. A San Antonio hanno Manu Ginobili sottomano, chissà se ci faranno un pensierino. 

San Antonio Spurs forward Victor Wembanyama (1) and guard De'aaron Fox (4) reacts after a foul call during the second half of Game 2 of the NBA Finals basketball series against the New York Knicks, Friday, June 5, 2026, in San Antonio. (AP Photo/Eric Gay)

patatrac fox

—  

Realizzatore puro. E siccome contro i Knicks al tiro ha fatto cilecca, 34% dal campo, 25% da 3 punti, litigando coi ferri del Frost Bank Center e del Madison Square Garden, s’è trovato nudo. Passatore mediocre, incapace di mettere in ritmo i compagni, difesa in chiaroscuro, letture di gioco atroci, le sue scelte sciagurate nei secondi finali sono costate agli Spurs la beffa in Gara 4. Oltretutto non ha leadership, è un solista. Gli Spurs l’avevano portato in Texas perché volevano un veterano sul perimetro, ma è stato lui a tradire, non i ragazzi, per quanto inesperti. 

il futuro

—  

Harrison Barnes, deludente ai playoff, mica una novità, è in scadenza di contratto. Andrebbe salutato. Soldi da destinare all’esercizio dell’opzione di rinnovo di Julian Champagnie da 3 milioni di dollari per la prossima stagione. Il 24enne allarga il campo da 3 punti, non sarà mai un fenomeno, ma a quelle cifre è grasso che cola. La mossa di mercato da fare sarebbe scambiare Fox per garantire un posto in quintetto a Harper, che legittimamente reclama più spazio. Fox è a libri paga per 4 anni a oltre 221 milioni di dollari. Agli Spurs servirebbe una trade per un 4, per un’ala grande di qualità. Sbarazzarsi di quel contratto albatros di Fox sarebbe già un successo, ma sbarazzarsene per Lauri Markkanen diventerebbe un capolavoro. Wemby andrà rinnovato in estate, rompendo il salvadanaio: comanda un’estensione da 5 anni e 251 milioni. Gli Spurs hanno il dovere di blindarlo.

Leggi l’intero articolo