Sono idoli d'Inghilterra, scoppia la guerra e diventano reietti: la folle estate '82 di Ardiles e Villa

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Prima campioni del mondo, poi pionieri della Premier, le due stelle argentine conquistarono il campionato inglese in maglia Tottenham. Poi però scoppia il conflitto tra i due paesi...

Un giorno a White Hart Lane, lo stadio del Tottenham, comparve uno striscione che recitava: "Argentina can keep the Falklands, we'll keep Ossie!", ovvero "L’Argentina si tenga le Falklands, noi ci teniamo Ossie". Molte cose erano già successe e il futuro doveva ancora prendere forma ma bisogna partire da qui, da quello slogan, da quella presa di posizione netta e definitiva; per capire come un calciatore - Osvaldo Ardiles detto Ossie - fu capace di silenziare una guerra portando in dote un destino diviso, un tormento profondo e un cuore spezzato.

  Spurs two goal hero Ricardo Villa gives team mate and fellow Argentinian Osvaldo Ardiles a lift after the 1981 FA Cup Final replay between Tottenham Hotspur and Manchester City at Wembley Stadium on May 14, 1981 in London, England, Villa, who had been substituted in the first game, scored twice in the replay including the winner in a 3-2 victory for Spurs. (Photo by Duncan Raban/Allsport/Getty Images)

gli eroi del mondiale

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Osvaldo César Ardiles, argentino di Cordoba, un fisico segaligno e ossuto, l’ombra della malinconia a galleggiare su un sorriso che si manifesta di rado, a ventisei anni vince la Coppa del Mondo che il suo paese - l’Argentina - organizza in casa. È un’edizione insanguinata. Il paese è sotto il giogo della dittatura, c’è stato il golpe sanguinario dei generali, i desaparecidos - saranno 30.000 - e i centri di tortura sono notizie alla mercé di tutto il mondo, almeno di quella parte che non si volta dall’altra parte. Ardiles gioca mezzala, ha una tecnica di prim’ordine, indossa una maglia bizzarra, la numero 1, che gli è capitata per la numerazione dettata dall’ordine alfabetico, come avveniva quasi sempre durante i Mondiali. Quella stessa estate è il 1978, insieme al compagno di nazionale e coetaneo Ricardo Villa, un mediano difensivo e dotato di un terrificante tiro dalla distanza, si trasferisce in Inghilterra, firmando per il Tottenham. Ardiles, salvo la parentesi di una stagione con il Paris Saint Germain, vi rimarrà fino al 1987 (timbrando più tardi anche una stagione da allenatore), Villa invece chiuderà la sua esperienza inglese nel 1983. Entrambi scriveranno la storia degli Spurs, ergendosi a simbolo di un’epoca selvaggia e sentimentale.

  Tottenham Hotspur manager Keith Burkinshaw (centre) with his two new Argentinian players, Ricardo Villa (left) and Osvaldo Ardiles, at White Hart Lane after joining the club in a £700,000 deal.  (Photo by Keystone/Getty Images)

le stelle degli spurs

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Eccoli, dunque, due argentini in Inghilterra, i primi stranieri nel campionato inglese, la First Division, dopo la chiusura imposta dalla federazione addirittura nel 1930. I due, che hanno lo status di stelle in Argentina, vengono accolti in Inghilterra con un po’ di snobismo. Sono due colpi di mercato sensazionali, ma agli inglesi ammetterlo non piace. Ossie e Ricky, comunque, ci sanno fare e diventano subito due beniamini della tifoseria del Tottenham e nel 1981 portano il club a vincere la FA Cup, primo trofeo dopo anni di buio. Il gol decisivo contro il Manchester City lo segna Ricky, Ricardo Villa. Ardiles invece diventa il protagonista di una canzone epocale, “Ossie’s Dream”, composta dal duo “Chas & Dave” proprio per celebrare la FA Cup. “Ossie’s Dream” scalerà la hit parade inglese. Ardiles ha anche l’onore di cantare un verso, ma sbaglierà clamorosamente - forse per l’emozione - declinando “Tottingham” invece di Tottenham. Imperfezione che gli viene perdonata. Quell’anno Ardiles, insieme ad altri calciatori, tra cui Pelé, Bobby Moore, Deyna, Van Himst, e con il futuro divo di Hollywood Sylvester Stallone, partecipa ad un film che entrerà nella storia del cinema, “Fuga per la vittoria” (titolo orinale “Victory”). Ossie è l’autore del cross per la celebre rovesciata di Pelé. Il ralenti scelto dal regista John Huston non farà che amplificare a futura memoria la magnificenza del gesto.

 Spurs player Osvaldo Ardiles skips the challenge of Man City defender Tommy Caton during the 1981 FA Cup Final replay between Tottenham Hotspur and Manchester City at Wembley Stadium on May 9, 1981 in London, England,  (Photo by Duncan Raban/Allsport/Getty Images)

la guerra sporca

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L’anno successivo, nel 1982, scoppia la “sporca guerra” delle Falkland/Malvinas. Le Malvinas, così nella prospettiva degli argentini. Le isole Falkland, per gli inglesi. Il generale Leopoldo Galtieri usa la guerra come propaganda, l’Argentina è affossata dalla crisi economica e la dittatura della “Junta Militar” ha bisogno di distrarre un popolo che, solo ora, comincia a fare i conti con il suo passato recente. Esclude a priori, Galtieri, che il primo ministro inglese Margaret Thatcher, intervenga militarmente, ma sbaglia di grosso. La Thatcher convince il parlamento che si tratta di un’aggressione fascista contro un paese democratico. Il conflitto si sviluppa tra aprile e giugno del 1982. Argentina e Regno Unito, spinte a forza dal vento di un destino che non sono state in grado di evitare, entrano in guerra per contendersi uno sputo di terra in mezzo al mare, nell’Atlantico Meridionale. In 72 giorni di battaglia muoiono 649 argentini (molti di origine italiana) e 255 britannici. La guerra si conclude dopo quasi dieci settimane con la resa dei soldati argentini. Ardiles è direttamente coinvolto in questo conflitto. Suo cugino, si chiama José Leónidas Ardiles, è un pilota di caccia della Fuerza Aerea Argentina: viene abbattuto e ucciso nei cieli dell'Atlantico meridionale dalla Royal Air Force.

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i dubbi di ossie 

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Ossie è scosso, diviso, ribadisce con onestà che ritiene "ogni guerra orribile", ma è al fianco degli argentini che combattono, e non potrebbe essere altrimenti. L’Inghilterra, sul suo conto, si divide. Un tabloid titola: "Ossie va alla guerra!", sostenendo che l’argentino avrebbe potuto essere chiamato a combattere e costituisce un pericolo per la sicurezza del Paese. Il giorno dopo la morte del cugino di Ossie, durante una partita contro il Leicester, i tifosi avversari, ogni volta che Ardiles e Villa toccano il pallone, intonano “England! England!”. Quelli degli Spurs, di contro, replicano gridando “Argentina! Argentina!”. La questione è diventata politica e Ardiles, che ha avuto il coraggio di esporsi, si trova in mezzo. La campagna d’odio che monta nei suoi confronti assume rilevanza nazionale. Il “Sun” definisce con disprezzo “arrise” gli argentini e, come fosse una partita di calcio, con sprezzo della dignità umana, tiene la contabilità dei morti avversari in prima pagina. Dopo i Mondiali del 1982 in Spagna, in accordo con il Tottenham, Ardiles si trasferisce in Francia, al Psg. È un modo per sfilarsi dalle polemiche, aspettando che gli eventi offrano la possibilità di un ritorno nel club che considera parte di sé. Ciò accade dopo una sola stagione.

  Ossie Ardiles of Tottenham Hotspur shields the ball from David Rocastle of Arsenal during the Barclays League Division One match held on October 18, 1987 played at White Hart Lane, in London. Arsenal won the match 2-1. (Photo by Simon Bruty/Getty Images)

la nuova era

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Il 1983 è un anno cruciale nella nostra storia. In estate Ardiles torna a Londra, al Tottenham. Villa invece passa al Fort Lauderdale Strikers Football Club, in Florida, terzultima tappa della carriera che, dopo un passaggio in Colombia al Deportivo Cali, poi chiuderà in patria, con il Defensa y Justicia. Il 1983 è anche l’anno in cui la dittatura argentina arriva al capolinea. Cade il regime militare, si indicono libere elezioni: presidente della repubblica diventerà Raúl Alfonsín. Per l’Argentina si apre una nuova era e, nella tragedia che si è consumata, si riconoscono in controluce i profili di due calciatori, Osvaldo Ardiles e Ricardo Villa, Ossie e Ricky, gli unici due argentini capaci - non senza dolore - di conquistare l'Inghilterra.

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