Prima l’impresa di Voetter-Oberhofer, poi rimonta di Rieder-Kainzwalder: donne e uomini da leggenda
11 febbraio 2026 (modifica alle 23:55) - CORTINA D'AMPEZZO
Due ori da impazzire. Due ori che brillano nella magica sera di Cortina. Due ori così belli e così vicini tra loro che quasi non ci si crede. Prima le donne: Andrea Voetter e Marion Oberhofer, ad aprire l’albo d’oro del doppio femminile e a scrivere la storia. Poi, 64 minuti più tardi, Emanuel Rieder e Simon Kainzwaldner, a riportarci sul trono del doppio maschile 32 anni dopo Kurt Brugger e Wilfried Huber. Sono i Giochi dei Fantastici Quattro, quattro giovani altoatesini che ci regalano qualcosa di mai visto. Gode l’Italia dello slittino, miniera inesauribile di metalli preziosi. E si commuovono gli occhi del suo totem, Armin Zoeggeler, il dt del rilancio, l’uomo della leggenda, sei medaglie in sei Olimpiadi consecutive, colui che ha iniziato a costruire la nidiata di eredi appena chiusa la carriera, dopo Sochi 2014, lavorando in silenzio lontano dai riflettori e senza una pista in casa, ma facendosi sentire quando il budello di Cortina travolto dalle polemiche e rischiava di non vedere una luce.
Imbattibili
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Due manche da batticuore, per entrambe le coppie, sino all’estasi finale, davanti a spettatori d’eccezione, in testa la presidente del Cio, Kirsty Coventry, letteralmente ammirata di fronte a questa doppietta tricolore a tutta velocità, risoltasi sul filo dei millesimi di secondo, come vuole la consuetudine di questo sport che si decide spesso per un alito di vento, per un impercettibile movimento inopportuno del corpo, per uno spostamento millimetrico di un piede o di una spalla. Andrea Voetter e Marion Oberhofer, le ragazze di quella minuscola frazione di Rio Pusteria, 500 abitanti a far tanto, da cui mosse la pioniera Erika Lechner alla volta di Grenoble 1968 per il primo oro italiano al femminile ai Giochi invernali, non hanno sbagliato quasi nulla. Prime al giro di boa della prima discesa, con 22/1000 sulla coppia tedesca Eitberger-Matschina, hanno spazzato via anche il più piccolo accenno di tensione nella seconda e decisiva run, condotta sempre davanti, sino al trionfo finale per 120/1000, che spalancano le porte della gloria ad Andrea e Marion. È il terzo oro al femminile dello slittino azzurro. Corsi e ricorsi: a Lillehammer ‘94, Gerda Weissensteiner dominava nei Giochi del trionfo di Brugger-Huber e dell’inizio della collezione di Zoeggeler: anche allora, due ori e un bronzo targati Italia.
Le parole
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"È stupendo – ha detto una commossa Voetter -. Non abbiamo pensato a niente. Nella prima manche abbiamo commesso un piccolo errore, ma poi siamo riuscite a fare una seconda discesa perfetta. Merito anche della pista, che tante persone hanno criticato. Questa medaglia è per i miei genitori e per i miei allenatori, ma soprattutto per tutta l’Italia. Penso anche a Lindsey Vonn, una fuoriclasse che ha fatto tanto per le donne e adesso sta soffrendo. E poi che orgoglio sapere dell’arrivo del presidente Mattarella (che le ha poi ricevute dopo la gara, ndr)". "Prima della seconda discesa ero un po’ nervosa - le ha fatto eco Marion Oberhofer - ma poi è stata una cosa stupenda, da 10 stelle. Per me è stato un onore iniziare a lavorare con Andrea. E vincere in casa è qualcosa di incredibile. Sognavo l’oro sin da bambina. Il bronzo di Fischnaller ci ha dato una grande carica. Ma adesso vogliamo anche l’oro a squadre". Se Andrea e Marion hanno sempre avuto in pugno la gara, la corsa di Emanuel da Maranza e Simon dalla vicina Villandro, è stata invece un crescendo da brividi, che ha portato la coppia azzurra dal terzo posto della prima manche all’apoteosi. I nostri pagavano 14/1000 al doppio austriaco e 17 a quello americano, che Rieder e Kainzwaldner hanno superato poco dopo metà gara volando letteralmente in braccio a tutti i compagni dopo il traguardo. "È incredibile - ha urlato Emanuel -: non avevamo mai vinto insieme e lo abbiamo fatto nell’occasione più importante. Abbiamo lavorato tantissimo quest’estate in palestra e poi in officina per sistemare in ogni dettaglio la slitta. Questo oro è per mio papà Anton, che mi ha sempre sostenuto. Spero sia orgoglioso di me". "Non ci siamo mai scoraggiati quando in Coppa non eravamo tra i primi - ha aggiunto Simon -. Ci siamo sempre detti di pensare solo alle Olimpiadi. Dopo la prima manche ci siamo resi conti che potevamo vincere la medaglia. Certo, eravamo un po’ nervosi, ma non abbiamo sbagliato nulla". Già, la serata perfetta.









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