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Non si divertiva più in campo, addirittura si augurava di farsi male per stare a riposo, vinceva la Conference e mentre i compagni festeggiavano lui andò da solo in hotel. Poi uno schianto in auto, l'umanità riscoperta e la nuova vita: così una stella della Premier ha cercato e trovato una seconda chance
Il giorno in cui dovrebbe debuttare è lo stesso in cui su Doha piovono i missili iraniani e le autorità del Qatar sospendono fino a data da destinarsi qualsiasi attività sportiva sul territorio. Lui è in albergo, sente il pavimento e i muri che tremano, si affaccia alla finestra "e vedo le scie delle bombe che cadono, quel giorno ho davvero paura". Poi non ne prova più, Michael Antonio. Perché per fortuna non è più successo niente e perché ha comunque un motivo per sorridere: il posto al centro dell'attacco dell'Al Sailiya è il suo pass per rientrare in quel mondo del calcio in cui si era scavato un posto da star e che a un certo punto pareva non volerlo più. E pazienza se pochi giorni dopo, ad attività riprese, nel corso della tiratissima sfida salvezza contro l'Al Shahaniya suona una sirena e i calciatori devono fermarsi e correre in spogliatoio. Sono le 21.51 di mercoledì, alle 22.08 il ministero dell'interno del Qatar conferma che non c'era più alcuna minaccia e la partita ricomincia.










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