Le aziende attive nella promozione
di prodotti e servizi sui social si affidano con sempre maggiore
frequenza a influencer generati dall'intelligenza artificiale.
Lo rivela un'indagine condotta dal quotidiano britannico The
Guardian, secondo cui l'impiego di avatar digitali realistici
consente ai marchi di simulare recensioni e interazioni tipiche
degli utenti, omettendo la natura artificiale dei soggetti
mostrati nei contenuti promozionali
Per il Guardian, la creazione di materiale pubblicitario tramite
avatar permette di abbattere le spese legate ai tradizionali
servizi fotografici e di aggirare le variabili impreviste
connesse all'impiego di figure umane, ma non senza conseguenze.
"Non vi è alcuna indicazione evidente del fatto che le persone
raffigurate non siano reali", si legge.
L'associazione dei consumatori Which?, ascoltata dalla testata,
ha affermato che i clienti dovrebbero essere informati in modo
chiaro quando i contenuti promozionali utilizzano influencer
generati dall'IA, visto che il 70% non è in grado di distinguere
i post reali da quelli artificiali. Al momento, le normative in
molti Paesi non impongono obblighi espliciti di dichiarare l'uso
dell'intelligenza artificiale nelle inserzioni. Il quadro
legislativo è però destinato a mutare a breve con l'entrata in
vigore dell'AI Act nell'Unione Europea. A partire dal 2 agosto,
diventerà obbligatorio etichettare in modo chiaro e
inequivocabile i materiali audio, video, immagini e testi
generati o manipolati da sistemi di intelligenza artificiale.
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