Seixas, il deb predestinato che un giorno vincerà il Tour: "Corro per i miei nonni e per i francesi"

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Il pubblico già impazzisce per questo 19enne calmissimo ma allo stesso tempo sveglio in corsa: "Non sono ancora un campione perché non ho vinto le corse che i campioni hanno nel loro palmarès. L'idea è semplicemente quella di lasciarmi andare e fare le cose come al solito" 

Alessandra Giardini

Collaboratore

18 luglio 2026 (modifica alle 21:53) - MILANO

C’è un video meraviglioso, capace di riassumere in pochi minuti la presa che il ciclismo ha sulle persone, il suo essere familiare e popolare allo stesso tempo. La sua forza che viene dal passato e la sua capacità di avere un futuro anche in un mondo che sta cambiando, che non apprezza gli spettacoli troppo lunghi e che dovrà farsi carico di un clima sfavorevole. È il video che ha preparato la Decathlon per annunciare che Paul Seixas avrebbe debuttato al Tour de France. A diciannove anni. Lo hanno portato in Alta Savoia, a casa dei suoi nonni. Una casa semplice, con le mensole di legno piene di coppe, di medaglie. C’è la maglia vinta da Paul al Lunigiana, in Italia. Lui raduna i nonni attorno al tavolo della cucina e fa: "Sono qui per dirvi che c’è una bellissima notizia. A luglio corro". Un lampo attraversa lo sguardo della nonna. "Che stai dicendo, lasciami indovinare", gli dice lei. Il nonno è in piedi, ha capito anche lui ma fa il duro. "Tour de France!", azzarda la nonna che all’improvviso sembra una bambina. E lui confessa. Paul è perfetto per quel set. In quella casa ha passato le vacanze, lì fuori ci sono le prime montagne che ha scalato. Immaginando di essere un corridore del Tour. E adesso è tornato lì per dare la notizia ai suoi nonni prima di chiunque altro. I francesi non aspettavano altro, non vedevano l’ora, avevano quasi paura di sognare. Ma Paul sta dicendo che a luglio farà una corsa, andrà al Tour de France. 

podio

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Poco più di due mesi dopo, adesso, Paul Seixas è sul podio della tappa di Le Markstein. Sull’ultima salita la gente - una quantità di persone inimmaginabile, un mare di uomini donne e bambini - era in delirio perché aveva appena visto passare il marziano vestito di giallo e poi improvvisamente ha riconosciuto lui, Paul, il ragazzino che era andato a confessare a casa dei nonni. Le avete viste le facce? Non sapevano se ridere o piangere, saltare o gridare. La sua stella era già nata, sapevamo già di cosa era capace, ma il Tour è il Tour, è la prova del nove. Adesso Seixas è quarto in classifica generale, ha sfilato la maglia bianca di miglior giovane a Juan Ayuso, e la Francia sogna di vederlo sul podio degli Champs-Élysées, fra otto giorni. Seixas è un sogno di grandeur che va preservato. La pressione è tutta sul suo entourage e sulla sua squadra, che finora sono stati perfetti a creare una protezione (come la mascherina chirurgica che Paul indossa appena scende di bici), a trovare un buon equilibrio, a tenerlo lontano dalle esagerazioni. Il Tour de France è la corsa più grande del mondo, il più grande evento sportivo a cadenza annuale, il terzo in assoluto dopo Mondiali di calcio e Olimpiadi. Se non sei mentalmente pronto, una pressione come quella può schiacciarti. La Francia ha disperatamente bisogno di credere in Seixas: perché noi ci lamentiamo, ma provate a immaginare se l’ultimo Giro d’Italia vinto da un corridore italiano risalisse al 1985. Sono passati 41 anni dall’ultimo Tour vinto da un francese, Bernard Hinault. Non è difficile capire perché l’aurora di Seixas tenga svegli i francesi. 

situazione ideale

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Lui è di una calma olimpica. Ed è in una situazione ideale che non gli ricapiterà mai più. Anche in un’epoca senza pazienza come questa onestamente chi potrà rimproverare Seixas se tra una settimana non sarà sul podio del Tour? Chi potrà gettargli la croce addosso se crollerà domani o un giorno qualunque della terza settimana? Ha diciannove anni, e questo è il primo grande Giro della sua vita. Paul, da dietro la mascherina che lo protegge, dice che "è magnificamente dura. Mi sono allenato duramente per questo, la squadra ha lavorato duramente per questo. I miei compagni di squadra hanno fatto un lavoro fantastico nelle ultime due settimane". Parla già come un capitano, sempre prima i compagni. "È un vero piacere avere questa maglia bianca ed essere ancora in lizza per il podio". Non si esalta, non va mai fuori dalle righe. "Mi dà sicuramente più fiducia per quello che verrà, ma il Tour è ancora lungo. La parte più difficile deve ancora arrivare". Parla come un veterano, come uno assuefatto alle interviste, alle tre settimane, alla liturgia della corsa più importante che ci sia. "Rimango pragmatico, c'è ancora molto da fare". Poi fa un mezzo sorriso, improvvisamente si ricorda dove si correrà la prossima tappa. "Pedaleremo non lontano da casa dei miei nonni, conosco molto bene la salita all'altopiano di Solaison, avendola percorsa diverse volte. È davvero, davvero dura. È difficile trovare una salita più difficile. Sarà una grande tappa”. Ancora i nonni, ancora quelle strade che ha percorso per dare la notizia più bella. Pochi metri più in là Pogacar sta parlando di lui, sta dicendo che se saranno bravi a proteggerlo un giorno Seixas brillerà. Chissà se lo ha visto quel video, chissà se si è accorto che gli occhi brillavano già, quelli di tutti. Mentre Paul annunciava a loro il futuro, prima che al resto del mondo. 

mai in ritardo

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Cauto, sognante, impaziente, sicuro, determinato, emozionato. Paul Seixas non è mai arrivato in ritardo in vita sua. Alla vigilia del via da Barcellona ha confessato che il suo obiettivo è "ottenere il miglior risultato possibile, imparare, vedere come mi sento con il passare dei giorni". Il fatto di dover debuttare al Tour non gli ha cambiato la vita. "È semplicemente un sogno d'infanzia che si avvera. Continuo a ripetermi che devo godermelo, devo sfruttarlo al massimo. Quando eravamo più piccoli, io e il mio migliore amico, Cyprien, parlavamo spesso del Tour, dicendo quanto dovesse essere incredibile parteciparvi". Il primo che ricorda è il Tour del 2013, l’altro ieri. "Non avevo ancora sette anni. Ricordo ancora Froome e Quintana sul Ventoux. L'anno successivo, però, ho visto tutto il Tour". Era il Tour di Nibali, ma lui giustamente ricorda i corridori francesi. "Devo trovare un equilibrio tra rendere felici le persone e gestire il mio impegno. Ma a un certo punto dovrò dare il massimo. Spero di entusiasmare il pubblico e, soprattutto, di fare bella figura per me stesso. Il Tour, so che è molto importante per i miei nonni, come avete visto, ma so anche che è molto importante per tutti i francesi. Vogliono vedere il meglio del loro paese alla partenza di questa corsa e credo di essere uno di loro oggi. Spero di emozionare i francesi". Seixas non vede l’ora, ma dice di non avere fretta. "Non sono ancora un campione perché non ho vinto le corse che i campioni hanno nel loro palmarès. È successo tutto così in fretta. Ho sempre provato la stessa impazienza per ogni nuova gara. Che si trattasse di un campionato regionale, di un obiettivo di fine stagione, dei campionati francesi o di qualsiasi altro evento, prima di partire sentivo una sorta di pressione mista a eccitazione. L'idea è semplicemente quella di lasciarmi andare e fare le cose come al solito". Quando corre è calmo, ma c’è anche qualcos’altro. "Non è aggressività, ma sento questo desiderio di fare bene. Non sono affatto una persona priva di emozioni. Ma le controllo. In gara, so che bisogna cercare di sprecare meno energia possibile. Se ci si lascia prendere troppo dalle emozioni, tutto può esplodere molto velocemente. Cerco di trovare il giusto equilibrio: compostezza e lasciare che le emozioni si manifestino quando necessario". Dice di essere due persone diverse. "Fuori dalla bici sono calmo, composto e riflessivo. Poi, in sella, c'è una spinta costante a vincere. Naturalmente, questo mi fa sentire diverso. So come passare da una mentalità all'altra". 

i primi successi

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Al primo anno tra i professionisti, Seixas ha subito vinto all’Alto de Foia, in Algarve. E poi la Ardeche Classic, tre tappe più la generale al Giro dei Paesi Baschi e una classica come la Freccia Vallone. Mentre corre nel suo sogno di bambino, ha un’occasione d’oro: sta conoscendo la brutalità del Tour, la maniera crudele in cui sa logorarti fisicamente e mentalmente. Ha sentito su di sé il veleno degli attacchi di Tadej Pogacar ma lui ha un antidoto: i suoi diciannove anni. E l’idea che quel mondo strapazzato da Pogacar un giorno sarà suo. Un giorno Paul Seixas correrà il Tour de France da favorito, e tutto quello che sta imparando quest’anno gli sarà utile. Credete che sia partito convinto di questo? No, Seixas è partito in cuor suo pensando di poter vincere il Tour, adesso. È questo il segreto, ed è questo il motivo per cui un giorno lo vincerà.

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