Gli azzurri inseguivano la storica terza vittoria, ma in campo si vede solo l’ombra di una squadra: la doppietta di Wainwright e le mete di Lake ed Edwards regalano ai gallesi il primo successo che evita il cucchiaio di legno, troppo tardi quelle di Di Bartolomeo e Allan
Roberto Parretta
14 marzo - 20:07 - MILANO
L’Italia che doveva scrivere un' inedita pagina di storia e che inseguiva la terza vittoria nel Sei Nazioni, crolla invece sul più bello a Cardiff, battuta per 31-17 dal Galles nell’ultima giornata. Arrivati sulle ali dello storico successo sull’Inghilterra, gli azzurri del c.t. Gonzalo Quesada mandano invece in scena una pessima prestazione, sia dal punto di vista tecnico che, soprattutto, caratteriale e chiudono il Torneo con 9 punti, momentaneamente a +3 sull’Inghilterra, in campo stasera con la Francia a Parigi. Il Galles del c.t. Steve Tandy interrompe così la serie di 15 sconfitte consecutive nel Sei Nazioni: resta ultimo e si appaia momentaneamente agli inglesi, evitando comunque il cucchiaio di legno, che, secondo quella che è la versione più aderente, viene assegnato a chi chiude con tutte sconfitte.
punizioni e mete
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L’avvio è di marca gallese, con buoni possessi e continuità, ma gli azzurri difendono con ordine e non tremano. Poi al 10’ da una palla rubata in ruck Tommaso Menoncello scatena un contrattacco che ribalta il campo, la palla arriva a Louis Lynagh a 10 metri dalla meta, ma l’ala azzurra viene costretta al tenuto e disinnescata. Passano 2 minuti e un fuorigioco permette a Paolo Garbisi di tentare la via dei pali, ma da posizione non impossibile manda largo. E al 15’ passano i padroni di casa: nasce tutto da un pastrocchio di Alessandro Fusco su un pallone che gli rimbalza intorno a tradimento, tenuto, penaltouche, possesso ben mantenuto in avanzamento e in seconda fase passaggio veloce per l’inerimento del numero 8 Aaron Wainwright che sfonda in mezzo a tre azzurri poco decisi nel placcaggio. L’Italia poco dopo si costruisce una grande occasione, ma Garbisi sbaglia il passaggio per creare il due contro uno. Al 26’ da un’altra penaltouche a 5 metri i gallesi si assestano davanti alla linea, dove arriva ancora Wainwright a reccogliere e a trovare il pertugio dove infilarsi per schiacciare. Passano 3 minuti e da un fallo a terra di Monty Ioane, altra punizione, altra touche a 5 metri e stavolta è la maul a sfondare direttamente, con l’onore della meta che spetta al tallonatore Dewi Lake. Dan Edwards infila le tre trasformazioni e al riposo si va sul 21-0.
troppo tardi
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Ci si aspetterebbe di vedere un’Italia diversa a inizio ripresa, invece arriva addirittura la quarta meta: i gallesi ripartono dalla propria metà campo e in un niente sono nei 22, assorbono la difesa azzurra con una serie di sfondamenti fino a quando con la superiorità al largo si affidano a Edwards che s’infila nel buco e schiaccia. Il numero 10 gallese la trasforma e al 48’ infila anche il drop del 31-0. Finalmente al 52’ l’Italia giustifica la sua presenza: touche profonda nei 22, bella maul che avanza e che, nonostante un primo stop, si ricostituisce e permette al subentrato tallone subentrato Tommaso Di Bartolomeo di schiacciare oltre la linea. Garbisi la trasforma. Nell’azione rimedia il cartellino giallo il pilone gallese Archie Griffin. Poi Di Bartolomeo deve ricedere il posto a Nicotera per una concussion. Un’altra spettacolare azione di Menoncello, break con 3 avversari battuti e scarico in offload nei 22, non trova gloria perché poi Ioane si fa spingere fuori dal campo. Il centro azzurro si ripete al 69’ quando con un altro sprint fenomenale crea le premesse per la meta che arriva un paio di fasi dopo con il subentrato Tommy Allan sul lato opposto. Un’altra bella azione con bel tuffo alla bandierina di Ioane viene vanificata dal Tmo: l’ala azzurra tocca la linea laterale una frazione di centesimo di secondo prima di schiacciare. Stesso destino per Leonardo Marin, che al 78’ schiaccia, ma un millimetro prima della linea e il Tmo annulla anche questa. E’ regolare finalmente quella firmata da Garbisi a tempo scaduto, a coronare il bell’avanzamento di Michele Lamaro e Lynagh. La reazione alla fine ci sarebbe anche stata, ma troppo tardiva. E resta imperdonabile l’atteggiamento per 50 minuti.







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