I nuovi acquisti di Inter, Milan e Juventus sono arrivati tra tante aspettative e all'inizio hanno faticato a trovare spazio. Ultimamente però hanno segnato gol pesanti e scalato posizioni delle gerarchie dei rispettivi tecnici: inevitabile per tutti e tre sognare un finale di stagione da protagonisti
Qualche dubbio i tifosi di Inter, Milan e Juventus lo hanno avuto. Legittimo, aggiungiamo, almeno fino a qualche settimana fa. Perché Andy Diouf, Christopher Nkunku e Jonathan David avevano iniziato la loro avventura in Serie A non mostrando le grandi qualità che avevano evidenziato nelle precedenti esperienze, doti che avevano spinto i rispettivi dirigenti a metterli sotto contratto spendendo cifre importanti per l'ingaggio e/o il cartellino. Con il passare dei mesi, però, i tre colpi delle big si stanno ritagliando uno spazio importante e non perché i club premono perché vengano valorizzati. In campo Diouf, Nkunku e David vanno perché adesso rendono più dei compagni: allenamento dopo allenamento, panchina dopo panchina hanno capito cosa serve in Serie A per... sfondare e ora vogliono dimostrare fino in fondo il loro potenziale. Per non finire di nuovo in panchina, ma per festeggiare da titolari vittorie importanti con le loro squadre.
IL PAGARONE CON KONé
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Iniziamo da Diouf, arrivato nel mercato estivo dal Lens per venti milioni più altri cinque di bonus. L'Inter aveva provato a prendere come rinforzo del centrocampo Manu Koné della Roma, ma i Friedkin avevano detto no alla partenza del mediano francese, così Marotta, Ausilio e Baccin hanno dirottato le loro attenzioni sul ventiduenne nato a Neuilly-sur-Seine, reduce da una stagione sotto i riflettori nella Ligue 1. Non era (e non è) un giocatore già "finito" come Koné, titolare della Francia di Deschamps dove Diouf non è mai stato convocato. Nelle ultime settimane, però, Andy ha fatto progressi: la rete in Coppa Italia nel successo per 5-1 contro il Venezia agli ottavi è stata l'antipasto, il primo segnale importante arrivato a inizio dicembre, dopo tanti allenamenti alla Pinetina e pochi minuti in campionato; poi sono arrivati il gol del 2-0 a Dortmund in Champions League e quello decisivo per la qualificazione alla semifinale di Coppa Italia nell'affermazione per 2-1 contro il Torino. Il centrocampo dell'Inter rimane un reparto affollato e di grande qualità e, anche se Calhanoglu ha accusato qualche problema fisico, il ritorno su grandi livelli di Zielinski, la qualità di Sucic oltre all'inossidabile Mkhitaryan non rendono facile trovare spazi lì in mezzo, dove c'è pure un certo Barella. Diouf se li sta guadagnando con prestazioni di spessore adesso che ha avuto la possibilità di giocare qualche gara dall'inizio e non solo di subentrare a partita iniziata. Non ha i "galloni" del titolare dell'Inter, ma sta lavorando per ottenerli. Magari la prossima stagione, dopo un 2025-26 importante e con qualche titolo messo in bacheca da... attore protagonista. Una notte come quella di Dortmund, con il gol del 2-0 nel recupero, non la dimenticherà, ma non vuole che resti un episodio isolato.
PALLONCINI PER IL FIGLIO
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Anche Nkunku ha faticato all'inizio della sua avventura al Milan: la coppia di attaccanti titolari di Allegri era composta da Leao e Pulisic e lui, reduce da un precampionato ad allenarsi con la squadra delle riserve del Chelsea, era arrivato a corto di preparazione. Nelle rotazioni era finito anche alle spalle di Gimenez e a complicare la sua rincorsa aveva contribuito pure un infortunio con la nazionale. Non il massimo... Nei primi undici incontri in campionato zero gol e l'unica gioia personale in Coppa Italia, a fine settembre contro il Lecce. Un po' poco. A fine dicembre la svolta, con la doppietta in campionato contro l'Hellas Verona. Una ripartenza per lui e per la formazione di Allegri, reduce dalla sconfitta nella semifinale di Supercoppa italiana. Da allora Nkunku ha firmato cinque reti nelle ultime sei partite di campionato disputate: ha approfittato alla grande delle non perfette condizioni fisiche di Leao e Pulisic, ha offerto prove convincenti e ha scacciato i dubbi relativi alla sua permanenza al Milan. Con i fatti e con le parole, visto che ha detto no alle offerte in arrivo dalla Turchia e non ha avuto dubbi sul suo futuro neppure quando il possibile sbarco di Mateta a fine gennaio avrebbe potuto ridurre lo spazio a sua disposizione. Ora è il punto fermo del reparto offensivo, colui che ha steso il Bologna e permesso al Diavolo di restare a -5 dall'Inter capolista. Christopher si gode il momento e spera di gonfiare altri palloncini per far felice suo figlio che ama vederlo esultare così.
PARAMETRO ZERO DI LUSSO
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E poi c'è Jonathan David, il parametro zero più corteggiato dello scorso calciomercato estivo. La Juventus se lo è aggiudicato mettendo sul tavolo un contratto fino al 2030 con una base di sei milioni netti più altri due di bonus. Il canadese, reduce da 109 reti in 232 presenze con la maglia del Lilla, ha inevitabilmente faticato ad ambientarsi in una realtà molto diversa rispetto alle sue precedenti esperienze (prima che in Francia aveva giocato al Gent). Il resto lo ha fatto la corsa a tre per la maglia da centravanti titolare con Vlahovic e Openda. Il gol alla prima giornata, nella vittoria per 2-0 contro il Parma, forse ha illuso tutti (lui per primo) che l'adattamento sarebbe stato più facile e invece Tudor lo ha fatto scivolare presto in panchina. Nonostante il serio infortunio di Vlahovic e l'avvento in panchina di Spalletti, ha faticato a ritrovarsi: ha non ascoltato le critiche e si è concentrato sul lavoro. I due gol in Champions contro il Bodo Glimt e il Pafos erano stati due segnali importanti; la svolta vera e propria però è arrivata dal 6 gennaio: quattro reti nelle ultime cinque gare di Serie A e altrettante vittorie conquistate dai bianconeri. Ora, anche se ha scelto la maglia numero 30, si sente il 9 titolare della Juventus e non vuole più scivolare indietro nelle gerarchie.









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