Scannapieco: "Ho battuto un tumore maligno senza dirlo a nessuno. Ora porto in alto l'altra Genova"

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Il capitano del Ligorna, 104 anni di storia senza nessuna partecipazione tra i campionati professionistici, racconta la sua battaglia contro la malattia: "È stato un duro colpo, ma la mia famiglia e il club mi sono stati vicino. Da giovane ero nel Genoa di Gasp, e quel fallo su Borriello..."

Oscar Maresca

10 marzo 2026 (modifica alle 15:46) - MILANO

Paolo Scannapieco ha giocato la sua partita più importante fuori dal campo: “Tre anni fa mi hanno diagnosticato un tumore maligno alla parotide. È stato un duro colpo, i medici hanno scelto di operarmi subito, per fortuna la malattia non ha sviluppato metastasi. Dopo tre settimane stavo già lottando in difesa”. Il classe ’97 è il capitano del Ligorna, la terza squadra di Genova che sogna una storica promozione tra i professionisti. La formazione allenata da Matteo Pastorino comanda il girone A di Serie D con 59 punti, +1 sul Vado secondo. Domenica c’è il derby contro i rivali: “È una partita importante, ma giocheremo senza pressione. A inizio stagione non ci aspettavamo di lottare per la vetta. In 104 anni di storia il club non è mai riuscito ad arrivare in Serie C. Stiamo vivendo una favola, ci godiamo ogni momento di questo campionato”. Cresciuto nelle giovanili del Genoa, nel 2015 Scannapieco è stato anche convocato dall’allora allenatore rossoblù Gian Piero Gasperini per la trasferta dell’Olimpico contro la Roma: “Non ho esordito, però è stata un’emozione incredibile. C’erano De Rossi, Nainggolan, Dzeko. Ho chiesto la maglia a Salah, è ancora in bella mostra nel salotto di casa”.

Ha scelto di raccontare della malattia soltanto adesso, perché?

“Fatico ancora a parlarne. Tanti dei miei compagni non sapevano cosa avessi passato. È un tema personale, delicato, avevo bisogno di tempo. Tre anni fa, come oggi, preferivo non concentrare le attenzioni su di me. Ciò che conta è soltanto la squadra”. 

Ecco perché dopo l’operazione nel gennaio 2023 è subito tornato a giocare. 

“I medici mi consigliavano di stare attento e indossare un caschetto protettivo. Ho seguito l’istinto. L’operazione è durata oltre quattro ore, la malattia non ha danneggiato altri organi. Così ho evitato di dover affrontare un lungo percorso di cure. Sono stato fortunato”. 

Ha avuto paura di dover abbandonare il calcio? 

“Neanche per un secondo. Il mio unico obiettivo era tornare in campo per aiutare il Ligorna. La mia compagna e tutta la mia famiglia non mi hanno mai lasciato solo. Anche il club è stato sempre al mio fianco. Non mi sono arreso. Ora sto bene, ogni sei mesi faccio tutte le visite di controllo. L’importante è trovare sempre la forza di reagire”. 

La sua storia è l’esempio migliore. 

“Sono cresciuto nelle giovanili del Genoa, l’ultimo anno in Primavera con mister Stellini ero il capitano. Nel 2015, Gasperini mi chiamava spesso per gli allenamenti in prima squadra. C’erano Burdisso, Izzo, Borriello, Perotti, Pinilla, Pandev. Era un gruppo incredibile”. 

Un aneddoto di quell’esperienza? 

“Una volta, durante una partitella in allenamento, entrai in tackle su Borriello colpendogli la gamba. Lui si girò guardandomi malissimo. Poi tutto si risolse a fine seduta. Ansaldi invece era il più disponibile. Quando in aereo stavamo andando a Roma, mi invitò a sedermi accanto a lui per ascoltare un po’ di musica. Non avevo neppure un paio di cuffie”. 

La sua carriera è proseguita sempre in Serie D. 

“Speravo in una chance tra i professionisti, purtroppo non ce l’ho mai avuta. Ho girato tanto: Virtus Bergamo, Pavia, Imperia”. 

Il presidente dell'Inveruno, mi offrì un lavoro: al mattino assemblavo schede madri per computer, il pomeriggio mi allenavo

Paolo Scannapieco

Si è dovuto rimboccare le maniche. 

“Quando ero all’Inveruno, il presidente mi offrì un lavoro da operaio. Al mattino assemblavo schede madri per computer, il pomeriggio mi allenavo. E nel weekend scendevo in campo. Ancora oggi, in estate, arrotondo facendo rifornimento alle barche e agli yacht attraccati al porto di Loano”. 

Lei continua a vivere a Loano, in provincia di Savona, nonostante l’impegno giornaliero con il Ligorna. 

“Vado a Genova tutti i giorni in treno. In stazione, la navetta del club mi accompagna agli allenamenti”. 

Veste la maglia del club biancazzurro dal 2021, da tre anni è il capitano della squadra. In questa stagione avete perso soltanto tre partite: qual è il segreto? 

“L’unione del gruppo. Stiamo bene insieme, dentro e fuori dal campo. C’è grande intesa, almeno una volta al mese ci ritroviamo tutti a cena. Abbiamo tanti ragazzi giovani che sudano la maglia, a dicembre è arrivato anche un bomber d’esperienza come Vuthaj”. 

L’obiettivo è conquistare una storica promozione in C. 

“In 104 anni, il Ligorna non ha mai giocato tra i professionisti. Sarebbe un traguardo incredibile. L’ottimo campionato è il risultato del lavoro straordinario della società guidata dal presidente Saracco”. 

La terza squadra di Genova sogna il salto tra i professionisti. 

“Mancano ancora otto partite, la strada è lunga. Adesso siamo concentrati sul derby con il Vado di questa domenica”. 

Non succede, ma se succede, come festeggerà? 

“A giugno, io e la mia compagna Anna ci sposiamo. Conquistare la Serie C sarebbe la ciliegina sulla torta… nunziale”.

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