L'inglese continua a essere in affanno nell'inseguire Antonelli e il problema sta diventando anche psicologico: "È come combattere con una mano legata dietro la schiena"
Nemmeno l’arte lo salverà. Non quest’anno, almeno. Ma George Russell ci ha provato, cercando un appiglio, forse con un po’ di azzardo, e due giorni fa ha detto: "Guidare queste vetture è come provare a dipingere la Gioconda avendola di fianco: so cosa fare, ma sconfiggere vent’anni di automatismi inconsci è la vera sfida". Chi è la vera Gioconda nella psiche di George, la sua Mercedes o il suo compagno Kimi Antonelli? Che il campioncino italiano sia un capolavoro, beh, ormai lo sappiamo. E per milord Russell sta diventando sempre più dura da ingoiare. È la vita, George: c’è sempre chi va più veloce. Non è stato diverso a Spa, nelle qualifiche del GP del Belgio. Mentre l’inglese si affannava a capire la macchina, la curva, la power unit, davanti a lui veleggiava il Leonardo della Mercedes 2026: Kimi da Bologna. Frustrazione, rabbia, (ri)sentimento. Nel tunnel delle emozioni storte ci è finito risucchiato lui, Russell: "È frustrante, pensavamo di aver trovato il problema".
sicurezza kimi
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Non è solo perché Antonelli si è preso la pole, quella ormai è una specie di abitudine. È la sicurezza di Kimi a far rosicare il compagno di scuderia. Quella sicurezza che contrastava nettamente con Russell, che è riuscito a conquistare solo il quarto posto, a mezzo secondo di distacco dal suo compagno di squadra. Ancora una volta gli è mancato il ritmo sui rettilinei, un problema che lo affligge sin dal GP d'Austria e che lo ha lasciato perplesso. Cos’è questa differenza? "Seguiamo la procedura, pensiamo che sia così, quindi la modifichiamo. Pensavo fosse lo stile di guida, quindi l'ho cambiato. Non è lo stile di guida. È come combattere con una mano legata dietro la schiena, è una sfida". La verve inglese di Russell è invidiabile: si scompone poco, cerca di mettere su la sua espressione migliore. Ma la lotta interna con Kimi sta diventando una specie di ossessione, una lotta interiore. La stessa di certi artisti da bottega che vogliono copiare i maestri. Solo che qui Kimi dovrebbe essere il novellino, con i suoi appena 19 anni. Il talento non ha età, e questo lo sa bene anche Russell, oggetto di venerazione cosmica fino a qualche stagione fa, quando era lui l’astro nascente della F1.
problemi mercedes
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"Cosa posso dire? Non ho velocità in rettilineo. Era la stessa cosa anche a Silverstone. In quel caso avevo perso 2 decimi, oggi 4. Siamo di fronte ad un vero problema. Prima pensavamo che fosse per colpa dei freni, li abbiamo cambiati ma non ha sortito effetti. Pensavamo fosse il fondo, lo abbiamo cambiato ma niente", ha detto ancora il pilota della Mercedes. È stata una chiara delusione per il britannico, che si trova quindi con molto lavoro da fare domani se non vuole vedere aumentare il vantaggio in classifica di Antonelli. Ma sembra evidente che l'italiano sarà difficile da battere. Ma non è solo una questione di avversari interni, non è una faccenda tra compagni di squadra. Per Russell sta diventando un tormento, un ribollire di stomaco. Alla pole in Austria gridò al mondo la sua pseudo-vendetta: "Stay calmo". A chi lo diceva, a se stesso o a Kimi? La risposta sembrava scontata, ma oggi, qualche GP dopo, non lo è più così tanto. Russell non è più calmo, e il GP del Belgio rischia di far precipitare la situazione.
niente risse verbali
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Kimi non si scompone, non cerca la rissa verbale. Quando c’è stato da sgomitare non ha esitato (lo ha fatto nel GP del Canada). E sotto provocazione, Antonelli non è mai caduto nella trappola. Nemmeno quando gli hanno chiesto dell’ormai mitologico "stay calmo": "Inventarne una io per lui? Vediamo. Comunque non ci penso più di tanto a quello che ha detto, anche se sappiamo perché l'ha detto. Non voglio pensare di doverlo battere a tutti i costi, perché così perderei di vista il quadro generale". Russell, invece, scalpita e perde la direzione. Ha detto prima delle qualifiche in Belgio: "Devo guidare in un modo in cui non ho mai guidato in tutta la mia carriera. E devo adattarmi. E so esattamente cosa devo fare. Ma poi uscire in pista e riuscirci, quando hai guidato per 20 anni in un certo modo, e quel modo ha funzionato per 20 anni, e ora improvvisamente funziona il 50% delle volte, mentre l’altro 50% non funziona… devi cercare di capire: ok, questo weekend funzionerà il mio modo abituale? Oppure devo adattare il mio approccio?". Un colpo di genio, ecco cosa gli serve.








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